Kirghizistan: nuove elezioni dopo le dimissioni di Sooronbay Jeenbekov?

In seguito alle dimissioni del presidente Sooronbay Jeenbekov, il nuovo primo ministro Sadyr Japarov ha assunto il controllo provvisorio del Paese, con la promessa di portare il Paese a nuove elezioni.

Prosegue la crisi politica del Kirghizistan, dove, in seguito alle elezioni dello scorso 4 ottobre, poi annullate, i sostenitori dei partiti politici che non erano riusciti a ottenere seggi in parlamento (Jogorku Keneš) hanno organizzato rivolte di massa nella capitale Biškek, sequestrato edifici governativi e liberato l’ex presidente del Paese, Almazbek Atambayev, e una serie di altri politici, tra cui Sadyr Japarov, successivamente nominato nuovo primo ministro dell’ex repubblica sovietica.

Dopo l’ormai ex premier Kubatbek Boronov ed il presidente del parlamento Dastanbek Jumabekov, anche il presidente Sooronbay Jeenbekov, in carica dal 2017, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni, nella speranza di evitare un’escalation di violenze in Kirghizistan. Nella giornata di giovedì 15 ottobre, Jeenbekov ha fatto pervenire una comunicazione attraverso il servizio stampa presidenziale, nella quale annunciava la propria rinuncia alla massima carica: “Non mi aggrappo al potere. Non voglio entrare nella storia del Kirghizistan come presidente che ha versato sangue e ha sparato ai suoi stessi cittadini. Per questo motivo, ho deciso di dimettermi”. “Niente è più prezioso per me della vita di ogni concittadino”, ha aggiunto il capo di stato dimissionario.

Allo stesso tempo, Jeenbekov ha chiesto al nuovo primo ministro Sadyr Japarov e ad altri esponenti politici di convincere i loro sostenitori a lasciare la capitale del Paese al fine di riportare la vita alla normalità: “La situazione attuale è vicina a un conflitto bilaterale. Da una parte ci sono i manifestanti e dall’altra le forze dell’ordine. Soldati e forze dell’ordine sono obbligati a usare le armi per proteggere la residenza di stato. In questo caso ci sarà uno spargimento di sangue. È inevitabile. Invito entrambe le parti a non cedere alle provocazioni”.

In seguito alle dimissioni di Jeenbekov, la carica presidenziale sarebbe dovuta essere assunta dal presidente del parlamento Kanat Isaev, a sua volta nominato in sostituzione del dimissionario Jumabekov. Tuttavia, Isaev ha immediatamente rifiutato la presidenza ad interim: “Considerando la situazione politica e l’imminente scadenza del mandato di questo parlamento, mi rifiuto di adempiere ai poteri del presidente”, ha dichiarato. A questo punto, la massima carica dello stato kirghiso è stata attribuita al primo ministro Japarov.

Japarov ha fatto sapere che il presidente dimissionario Jeenbekov si vedrà attribuire tutti i privilegi destinati agli ex presidenti, in conformità con la legge “Sulle garanzie di attività del presidente e lo status di ex presidente”. Questo vuol dire che l’ex capo di stato avrà la garanzia di un’immunità giudiziaria che potrebbe essere revocata solo da un voto parlamentare. Inoltre, Jeenbekov riceverà una scorta personale a vita, il diritto di risiedere nella residenza statale Ala-Archa, un’auto di servizio e un servizio medico gratuito nella clinica governativa.

Vi assicuro che tutti i miei passi e le mie azioni andranno a beneficio degli interessi dello stato. È tempo che tutte le forze progressiste della società si uniscano e raggiungano insieme soluzioni che porteranno il Paese fuori dalla crisi. Nel mio programma, ho individuato le dieci questioni prioritarie che richiedono una soluzione urgente”, aveva precedentemente dichiarato Japarov, dopo essere stato nominato primo ministro. Il programma prevede misure per “stabilizzare la situazione nel Paese”, proteggere gli investitori e le piccole e medie imprese, garantire la sicurezza alimentare e “consegnare alla giustizia tutti i funzionari coinvolti nella corruzione”, nonché “il rinnovo e la ristrutturazione del debito estero”.

Nel frattempo, l’obiettivo a lungo termine è quello di permettere nuove elezioni. Per quanto riguarda le elezioni presidenziali anticipate, rese necessarie dalle dimissioni di Jeenbekov, queste sono state provvisoriamente previste per il 17 gennaio 2021, come affermato dalla presidente della Commissione Elettorale Centrale del Paese, Nurzhan Shaildabekova, in quanto la costituzione prevede che queste si tengano entro tre mesi dalle dimissioni del presidente. Inoltre, in seguito all’annullamento delle elezioni legislative dello scorso 4 ottobre, sarà necessario ripetere anche questa consultazione, visto che il mandato del parlamento attualmente in carica è in procinto di scadere. Queste dovrebbero avere luogo già il prossimo 6 novembre, anche se la data non è ancora stata ufficializzata.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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