Una nuova costituzione per il Cile?

Il prossimo 25 ottobre i cittadini cileni verranno chiamati alle urne per un importante referendum costituzionale. L’articolo di Federica Chiechi sulla situazione attuale del Paese sudamericano.

Nell’ultimo anno il Cile è stato a tratti molto presente sulle portate dei nostri giornali, a causa delle famose proteste che portavano regolarmente ogni venerdì pomeriggio ad un blocco più o meno totale della capitale e di altre piccole e grandi città, seguito a breve dall’intervento dell’esercito e da scontri anche violenti tra soldati e manifestanti. Tuttavia, con l’arrivo della pandemia da Covid-19, la sua presenza sui media italiani è gradualmente diminuita, complice anche la parziale diminuzione delle manifestazioni a causa del lockdown che anche loro sono stati costretti, più o meno rigidamente, a rispettare.

Ad ogni modo, sarebbe questo un buon momento per tornare un attimo a volgere la nostra attenzione verso quelle latitudini tanto lontane: questo 25 ottobre infatti avrà luogo il referendum destinato a decidere se e come modificare l’attuale costituzione cilena.

Per capire l’importanza di questo momento occorre andare indietro nel tempo e ricordare che la costituzione attuale è la stessa che è stata introdotta dal dittatore Augusto Pinochet Ugarte nel 1980, approvata tra l’altro con un referendum di discutibile validità.

Dal 1990, con la caduta di Pinochet (che tuttavia ha continuato ad essere presente nella politica cilena come comandante in capo delle forze armate fino al 1998 e come senatore fino al 2001) e il ritorno alla democrazia, vi sono stati diversi emendamenti, tra cui il passaggio della carica di senatore a carica elettiva e la diminuzione del potere dato all’esercito e al Consiglio Nazionale di Sicurezza (2005). Tuttavia i principi di base rimasero invariati: l’azione dello stato continuò ad essere limitata e di contro fu molto favorita la privatizzazione (anche nell’ambito sociale, comportando così, soprattutto per la salute e l’educazione, una forte discriminazione sulla base del reddito per l’accesso a servizi di qualità).

Una nuova proposta di riforma della costituzione è stata fatta recentemente dalla socialista Michelle Bachelet durante il suo ultimo mandato di presidente (2014-2018), proposta che prevedeva un’attenzione particolare al tema dei diritti umani, al diritto alla salute e all’educazione e all’uguaglianza tra uomini e donne in termini di retribuzione lavorativa.

Il progetto è stato abbandonato immediatamente dal suo successore Sebastián Piñera (presidente dall’11 marzo 2018), il quale però, di fronte alle manifestazioni iniziate l’ottobre scorso, si è dovuto piegare alla richiesta di un referendum per decidere la modifica o meno della costituzione e eventualmente decidere le modalità per l’elezione del l’assemblea costituente.

Si può precisare che le proteste non avevano fin dall’inizio come chiaro ed esplicito obbiettivo una riforma costituzionale: esse sono state causate da un crescendo di disagi e problematiche aggravatesi sempre più negli ultimi anni che sono esplose tutte insieme, intrecciandosi tra loro e coniugando le proteste di lavoratori, studenti e femministe su temi come la salute pubblica, le pensioni, l’educazione e la parità di genere, solo per citarne alcuni. Il passaggio ad una richiesta così precisa si è andato delineando di conseguenza, avendo individuato nella costituzione vigente la fonte di molte delle ingiustizie sociali all’ordine del giorno in Cile e vedendo nella sua riforma l’unica modalità per cominciare a rispondere in modo concreto a tutte le problematiche che sono state portate alla luce.

Il giorno del referendum era stato inizialmente previsto per il 26 aprile 2020, ma a causa della pandemia il governo ha deciso, non senza proteste da parte della popolazione, di rinviarlo al 25 ottobre 2020. I seggi saranno aperti dalle 8.00 alle 20.00 e i cittadini saranno chiamati a indicare la preferenza per la redazione o meno di una nuova costituzione. In caso di risposta affermativa dovranno anche indicare la preferenza riguardo a come formare l’assemblea costituente, scegliendo tra due opzioni: “Convención Mixta Constitucional” o “Convención Constitucional“. Nel primo caso l’assemblea sarebbe composta in parti uguali da cittadini eletti appositamente dalla popolazione e da parlamentari attualmente in carica, nel secondo invece l’assemblea sarebbe interamente composta da cittadini eletti popolarmente (senza quindi alcun intervento delle forze politiche).

Il clima che si respira fra le persone delle classi medie e basse in Cile fa presagire una probabile vittoria per il Sì a una nuova costituzione, ma riguardo alla modalità e agli effettivi risultati non si possono fare previsioni. Quel che è certo è che questo referendum rappresenta finalmente per molti cileni la speranza di poter davvero cambiare qualcosa.

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About Federica Chiechi

Federica Chiechi è nata a Milano il 30 ottobre 1997. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Interessata al continente sudamericano, ha sostenuto esperienze di studio in Cile e in Perù, mentre attualmente frequenta un Master in "Immigrazione, genere, modelli familiari e strategie di integrazione".

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