Bolivia: il MAS trionfa, ma i pericoli non sono terminati

Ancora una volta, le elezioni presidenziali boliviane hanno premiato il Movimiento al Socialismo. Luis Arce sarà il nuovo presidente del Paese sudamericano, ma questo non fermerà le forze reazionarie ed imperialiste.

Sin dai primi conteggi, tutti in Bolivia hanno compreso l’esito delle elezioni presidenziali dello scorso 18 ottobre, che finalmente hanno avuto luogo dopo diversi rinvii. I primi dati pubblicati hanno infatti assegnato un 52.4 al candidato del MAS-ISPS (Movimiento al Socialismo–Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos), Luis Arce, in coppia con il candidato vicepresidente David Choquehuanca. I due ex ministri sotto la presidenza di Evo Morales precedevano, secondo quelle proiezioni, Carlos Mesa (31.5%) di Comunidad Ciudadana (CC) e il candidato della destra Luis Fernando Camacho (14.1%), mentre nelle ultime due posizioni si trovavano Chi Hyun Chung e Feliciano Mamani, con l’1.6% e lo 0.4% dei suffragi rispettivamente.

Anche per quanto riguarda le elezioni legislative, le prime proiezioni hanno subito assegnato la maggioranza assoluta dei seggi al MAS in entrambe le camere. Secondo il conteggio rapido, il MAS avrebbe ottenuto 19 seggi su 36 al Senato, con la possibilità di arrivare a 21 a seconda degli esisti di alcune circoscrizioni elettorali. In base a questi dati, il MAS sarebbe stato il primo partito in cinque dei nove distretti del Paese (La Paz, Cochabamba, Potosí, Oruro e Pando), mentre CC avrebbe ottenuto la vittoria in tre di questi (Chuquisaca, Beni e Tarija) e la lista di Camacho, Creemos, si sarebbe imposta nel distretto di Santa Clara.

In seguito alla pubblicazione dei primi risultati, il presidente eletto Luis Arce ha rilasciato le prime dichiarazioni trionfanti: “Vogliamo ringraziare il popolo boliviano, ringraziamo tutta la nostra militanza, abbiamo fatto passi importanti, abbiamo ritrovato democrazia e speranza”. “Il nostro impegno è lavorare, portare avanti il​nostro programma. Governeremo per tutti i boliviani. Costruiremo l’unità del nostro paese”, ha aggiunto.

Come promesso in campagna elettorale, Arce ha confermato che “la prima cosa che faremo è pagare il bonus contro la fame, che è già stato approvato dal parlamento”. Tale misura, infatti, era stata approvata dall’organo legislativo, ancora nelle mani del MAS, ma il governo golpista si era rifiutato di metterla in pratica; a beneficiarne saranno tutti i cittadini boliviani maggiorenni che risiedono nel Paese. Inoltre, Arce ha affermato di voler puntare sull’aumento della domanda interna per rilanciare l’economia boliviana, fortemente colpita dalla pandemia da Covid-19 e dalle misure di stampo liberista prese dal governo golpista.

I primi a congratularsi con Luis Arce per la schiacciante vittoria sono stati il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e l’ex presidente boliviano Evo Morales, attualmente in esilio a Buenos Aires, che lo hanno fatto attraverso i propri account ufficiali su Twitter. In seguito anche la presidente golpista uscente, Jeanine Áñez, si è vista costretta ad ammettere la vittoria di Arce e la dura sconfitta della destra: “Non abbiamo ancora un conteggio ufficiale, ma sulla base dei dati che abbiamo, il signor Arce e il signor Choquehuanca hanno vinto le elezioni. Mi congratulo con i vincitori e chiedo loro di governare pensando alla Bolivia e alla democrazia”, ha scritto Áñez, che aveva rinunciato alla propria candidatura proprio per evitare di disperdere i voti della destra e cercare di impedire un nuovo trionfo del MAS. Dichiarazioni simili sono state rilasciate anche dai candidati sconfitti.

Tuttavia, nonostante la vittoria senza discussione della coppia del MAS e le parole di Áñez, il MAS non dovrebbe commettere l’errore di sottovalutare le forze reazionarie ed imperialiste che hanno fatto e continueranno a fare di tutto per strappare la Bolivia al governo dei socialisti. Solamente un anno fa, quelle stesse forze hanno organizzato un colpo di stato contro Evo Morales dopo che questi aveva vinto le elezioni presidenziali con più di dieci punti percentuali di vantaggio. Questa volta, la vittoria di Arce è stata ancora più netta, in quanto i boliviani hanno potuto sperimentare sulla propria pelle cosa significa essere governati dalla ricca borghesia di origine europea, reazionaria, razzista e asservita a Washington. In questi mesi di grande sofferenza, il popolo bolivianoha capito che, nonostante tutte le critiche che si possono muovere al MAS, questa resta ad oggi l’unica forza politica del Paese in grado di difendere i diritti della classe lavoratrice e dei popoli indigeni.

Il nuovo presidente Luis Arce avrà “la dura missione di riprendere la Rivoluzione Democratica e Culturale avviata nel 2006 da Evo Morales; recuperare la democrazia gravemente minata in 11 mesi di governo de facto; affrontare la pandemia di Covid-19 e, soprattutto, riportare il Paese ai primi posti di crescita economica e sociale che aveva negli ultimi anni”, ha scritto il giornalista boliviano Juan Pablo Rivero Cortés su TeleSur. “Più di 13 anni di risultati e trasformazioni che hanno raggiunto una società più equa e uno stato solido e sovrano sono ora in serio pericolo dopo l’ultimo anno in cui un governo illegittimo e neoliberista ha lasciato la nazione sull’orlo della rovina economica a causa della incapacità delle autorità e numerosi scandali di corruzione; in una profonda crisi sanitaria e sociale a causa della terribile gestione della pandemia; e con una società indebolita dalla mancanza di rispetto per le garanzie di base, dalla persecuzione e dalla stigmatizzazione politica e razziale, in cui hanno collaborato non pochi media egemonici e interessi ultraconservatori”.

Ora non resta che attendere il conteggio ufficiale e definitivo dei voti per capire quanti seggi avrà effettivamente a disposizione il MAS nelle due camere che compongono il parlamento dello Stato Plurinazionale della Bolivia. Nel frattempo, Arce e Choquehuanca possono cominciare a lavorare in vista dell’inizio del loro mandato, che dovrebbe divenire effettivo nel mese di novembre.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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