Bolivia: maggioranza confermata per il MAS in entrambe le camere

Dopo la conferma della vittoria di Luis Arce alle presidenziali, arrivano anche i risultati (quasi) definitivi delle elezioni legislative, con il MAS che ottiene la maggioranza assoluta in entrambe le camere.

Dopo la schiacciante vittoria di Luis “Lucho” Arce alle elezioni presidenziali, il MAS-ISPS (Movimiento al Socialismo–Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos) ha ottenuto un’altra importante vittoria alle elezioni legislative in Bolivia. Sebbene già i primi numeri sembrassero andare in questa direzione, solamente ora, con oltre il 97% delle schede conteggiate, si può affermare con certezza che il partito della sinistra boliviana manterrà la maggioranza dei seggi sia alla Camera dei Deputati che al Senato.

Secondo i dati pubblicati dall’Organo Elettorale Plurinazionale (OEP), il partito di Luis Arce e dell’ex presidente Evo Morales ha ottenuto 73 seggi sui 130 alla camera bassa, mentre avrà a disposizione ventuno senatori su trentasei alla camera alta. Il MAS si è infatti imposto con uno schiacciante 54.88% su scala nazionale, incrementando la propria rappresentanza di sei deputati rispetto alla precedente legislatura e mantenendo invariato il numero di seggi al Senato.

Al secondo posto troviamo Comunidad Ciudadana (CC), il partito guidato da Carlos Mesa, che si attesta sul 28.90%, riuscendo in questo modo ad eleggere 41 deputati e 11 senatori. Entra in parlamento anche la lista Creemos di Luis Fernando Camacho: con il 14.15% dei consensi, il partito di destra ottiene sedici deputati e quattro senatori, andando a completare la composizione di entrambi gli emicicli.

Grazie all’ottenimento della maggioranza assoluta in entrambe le camere, il MAS potrà formare un governo monocolore e approvare le leggi senza dover includere esponenti di altre forze politiche, ma allo stesso tempo non disporrà della maggioranza qualificata dei due terzi necessaria per approvare le riforme costituzionali.

Ad ogni modo, un anno dopo il golpe contro il presidente Evo Morales, la vittoria del MAS è risultata talmente schiacciante che, almeno fino ad ora, nessuno ha osato mettere in dubbio la legittimità del risultato elettorale, al contrario di quanto accaduto un anno fa. Persino la missione di osservazione elettorale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), che aveva osteggiato in ogni modo la rielezione di Morales nel 2019, ha riconosciuto la vittoria presidenziale di Luis Arce e del suo vice David Choquehuanca. Allo stesso tempo, cresce la richiesta internazionale le dimissioni del segretario generale dell’organizzazione, Luis Almagro, per via del “ruolo da lui svolto nella destabilizzazione democratica della Bolivia” ed in quanto “le relazioni esclusive che intrattiene con gli altri Paesi dell’area gli impediranno di continuare ad esercitare il ruolo di mediazione e facilitazione democratica che dovrebbe ricoprire a capo di una posizione così importante”.

L’ottenimento della maggioranza assoluta in entrambe le camere da parte del MAS rende ancora più straordinaria e schiacciante una vittoria ottenuta solamente un anno dopo il colpo di stato ordito dalla borghesia reazionaria boliviana con la stretta collaborazione degli Stati Uniti. Il successo dei socialisti è corroborato anche dall’elevata affluenza alle urne (88.39%, un dato che le “democrazie” occidentali non vedono da decenni) grazie alla mobilitazione di massa da parte della classe lavoratrice e delle comunità indigene, che hanno vissuto undici mesi terribili sotto il governo golpista di Jeanine Añez.

Il successo del MAS rappresenta invece una pesante sconfitta per le forze reazionarie boliviane e per gli imperialisti statunitensi, che credevano di poter cancellare con un colpo di spugna le conquiste fatte dal Paese sudamericano nell’arco di quattordici anni, sin dalla prima elezione di Morales nel 2005. I boliviani, al contrario, hanno potuto raffrontare l’epopea del MAS con la disastrosa gestione della cosa pubblica da parte del governo golpista, che ha mostrato di avere interessi contrapposti rispetto a quelli della maggioranza della popolazione. Sotto la presidenza Morales, la Bolivia ha vissuto uan forte redistribuzione delle ricchezze, il netto miglioramento delle condizioni di vita delle classi popolari e delle comunità indigene e la nazionalizzazione di settori strategici al fine di strappare alle multinazionali il controllo delle risorse del Paese. Se qualcosa si può rimporverare a Morales, è solo di non essere andato ancora oltre spazzando via quella stessa borghesia possidente che invece è rimasta silente in attesa di sferrare il proprio attacco.

Come abbiamo avuto modo di affermare nel nostro precedente articolo, la vittoria del MAS rappresenta solamente un primo passo verso nuove sfide, in quanto le forze reazionarie ed imperialiste non si daranno certamente per vinte. Innanzi tutto, Arce dovrà invertire quei processi regressivi messi in pratica dal governo golpista, primo fra tutti quello della privatizzazione del litio, una delle maggiori risorse del sottosuolo boliviano, settore che era invece stato nazionalizzato da Morales.

Dando uno sguardo più ampio alla situazione del continente, il successo del MAS in Bolivia potrebbe aprire una serie di importanti appuntamenti per la sinistra sudamericana, ed ispirare le masse dei Paesi limitrofi nel respingere le forze della destra reazionaria. Il 25 ottobre, i cileni saranno chiamati alle urne per un referendum che potrebbe definitivamente sotterrare la costituzione di Augusto Pinochet, mentre il 6 dicembre si terranno le elezioni legislative in Venezuela, dove i socialisti tenteranno di riconquistare la maggioranza all’Assemblea Nazionale, persa nel 2015. In seguito, nel febbraio del 2021, avranno luogo le elezioni presidenziali in Ecuador, dove il traditore della causa rivoluzionaria Lenín Moreno difficilmente riuscirà ad ottenere un secondo mandato.

Dopo una serie di colpi di stato blandi e giudiziari, che avevano permesso alle destre di guadagnare terreno, l’America meridionale sta lentamente svoltando nuovamente a sinistra, come dimostrano le vittorie di Alberto Fernández in Argentina e di Luis Arce in Bolivia. Il nuovo governo boliviano ha già fatto sapere che tra le sue prime mosse in politica estera vi saranno quelle di riallacciare le relazioni con Cuba e Venezuela: lo stesso ex presidente Morales ha ricordato che il MAS-IPSP ha una politica basata sul diritto internazionale e ha lavorato per stabilire relazioni diplomatiche con il mondo intero, con priorità con quei Paesi e governi con posizioni anticoloniali, anti-neoliberiste e antimperialiste.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

There is one comment

  1. La Bolivia cambia volto nelle prime settimane della presidenza Arce | World Politics Blog

    […] Vincitore delle elezioni presidenziali lo scorso 18 ottobre, Luis Arce ha assunto la presidenza della Bolivia lo scorso 8 novembre, succedendo alla golpista Jeanine Áñez. Dopo soli undici mesi al potere, il governo de facto ha lasciato in eredità un debito di 4.9 miliardi di dollari rispetto agli 0.7 miliardi dello scorso anno, come ha rivelato lo stesso Arce nel suo discorso di insediamento. In generale, il Paese sudamericano è piombato in una profonda crisi economica, con un calo dell’11,1% del prodotto interno lordo. Il nuovo presidente ha citato l’Istituto nazionale di statistica (INE), secondo il quale la Bolivia ha presentato nel secondo trimestre di quest’anno il calo più forte dell’economia degli ultimi 40 anni: “Abbiamo davanti a noi la grande sfida di ricostruire la nostra economia, di generare certezza, di generare crescita con la redistribuzione del reddito, di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali, ma siamo sicuri che lavorando insieme alle persone supereremo ancora una volta le avversità“, ha affermato Arce. […]

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