La Bolivia cambia volto nelle prime settimane della presidenza Arce

Nelle sue prime settimane, Luis Arce si è impegnato a ricostruire l’economia boliviana, a riprendere le relazioni diplomatiche con il Venezuela e con gli altri Paesi progressisti del continente e a perseguire i crimini commessi dal governo golpista nei suoi undici mesi al potere.

Vincitore delle elezioni presidenziali lo scorso 18 ottobre, Luis Arce ha assunto la presidenza della Bolivia lo scorso 8 novembre, succedendo alla golpista Jeanine Áñez. Dopo soli undici mesi al potere, il governo de facto ha lasciato in eredità un debito di 4.9 miliardi di dollari rispetto agli 0.7 miliardi dello scorso anno, come ha rivelato lo stesso Arce nel suo discorso di insediamento. In generale, il Paese sudamericano è piombato in una profonda crisi economica, con un calo dell’11,1% del prodotto interno lordo. Il nuovo presidente ha citato l’Istituto nazionale di statistica (INE), secondo il quale la Bolivia ha presentato nel secondo trimestre di quest’anno il calo più forte dell’economia degli ultimi 40 anni: “Abbiamo davanti a noi la grande sfida di ricostruire la nostra economia, di generare certezza, di generare crescita con la redistribuzione del reddito, di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali, ma siamo sicuri che lavorando insieme alle persone supereremo ancora una volta le avversità“, ha affermato Arce.

Nei primi giorni della presidenza Arce, l’attenzione mediatica è stata soprattutto rivolta al ritorno in patria di Evo Morales, l’ex presidente destituito lo scorso anno e costretto all’esilio prima in Messico e poi in Argentina. Morales ha attraversato il confine nella mattina del 9 novembre tra la località argentina di La Quiaca e quella boliviana di Villazón: “Recuperare le nostre risorse naturali, nazionalizzare le nostre risorse, garantire la sovranità dello Stato. Questo è stato il nostro crimine“, aveva dichiarato Morales nel suo discorso, ringraziando per il sostegno il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador e quello argentino Alberto Fernández. “Il colpo di stato è stato un duro colpo per il nostro modello economico, per le nostre risorse naturali. La storia si ripete ancora, come la lotta permanente per la vita, per la solidarietà, per la democrazia. Finché esisteranno il capitalismo e l’imperialismo, la lotta dei popoli continuerà“.

Il presidente Luis Arce ed il vicepresidente David Choquehuanca si sono innanzi tutto impegnati nel dare una sterzata alla politica estera filostatunitense impostata dal governo golpista. Il ministro degli esteri venezuelano Jorge Arreaza è stato invitato a La Paz per il recupero dell’ambasciata venezuelana a La Paz, che in precedenza era stata consegnata da Áñez agli uomini del golpista Juan Guaidó. Appena entrato nell’edificio, Arreaza ha rimosso dal muro l’immagine di Guaidó, sostituendolo con i ritratti di Simón Bolívar e Hugo Chávez. Due giorni dopo, Alexander Yáñez è stato nominato nuovo ambasciatore venezuelano a La Paz, atto con il quale sono state ufficialmente ristabilite le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

In seguito, il governo ha annunciato che la Bolivia riprenderà la propria partecipazione a pieno titolo come paese membro dell’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America-Trattato commerciale dei popoli (ALBA-TCP), della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (Celac) e dell’Unione dele nazioni sudamericane (Unasur). Attraverso una dichiarazione, il Ministero degli Affari Esteri ha ribadito l’impegno di quella nazione sudamericana per “l’integrazione latinoamericana come l’unico modo per affrontare la crisi sanitaria, economica e ambientale che la nostra regione sta attualmente attraversando“. In conformità con la costituzione, “lo Stato promuoverà, sui principi di un rapporto giusto ed equo e con il riconoscimento delle asimmetrie, i rapporti di integrazione sociale, politica, culturale ed economica con gli altri Stati, nazioni e popoli del mondo e , in particolare, promuoverà l’integrazione latinoamericana”.

Il 12 novembre, Luis Arce ha annunciato la promulgazione delle leggi 1345 e 1346 sull’assistenza sociale: “Ci auguriamo che questo aiuti ad alleviare gli effetti negativi che la pandemia ha avuto sulle famiglie, soprattutto le più umili, quelle che non avranno il bonus di Natale, il bonus di fine anno“. Arce ha aggiunto che “questo strumento che stiamo incorporando nella politica economica del Paese può essere molto importante per alleviare il dolore delle finanze delle nostre famiglie“, che riceveranno 1.000 pesos boliviani (144.5 dollari). “Questa è la nostra prima misura per la ricostruzione e la riattivazione dell’economia boliviana“, ha concluso il presidente boliviano.

Il 13 novembre ha avuto luogo la prima riunione del nuovo consiglio dei ministri, composto da tredici uomini e tre donne. Nel corso della riunione, Arce ha affermato che il nuovo esecutivo adotterà per “uscire dalla crisi economica e sociale che stiamo attraversando“.

Il nuovo governo si è anche impegnato a perseguire coloro che, sotto la protezione del governo golpista, si sono resi protagonisti di gravi violazioni della legge. In seguito alla nomina di Wilfredo Chávez come nuovo procuratore generale del Paese, il primo mandato di arresto è stato emesso contro il colonnello Iván Rojas, ex direttore nazionale della Forza speciale per la lotta al crimine (Falca), accusato di aver sottratto ad Evo Morales i suoi documenti. La giustizia boliviana ha poi fatto altrettanto con gli ex ministri golpisti Arturo Murillo e Fernando López responsabili dell’acquisto di gas lacrimogeni dal Brasile a prezzi eccessivi, ed attualmente fuggiti rispettivamente a Panama e in Brasile. Secondo i dati raccolti, infatti, lo Stato boliviano ha sborsato nel dicembre 2019 una somma di 5.6 milioni di dollari alla società Bravo Tactical Solutions LLC per l’acquisto di cartucce di gas lacrimogeni.

L’ultimo mandato di cattura ha riguardato l’ex ministro de facto degli idrocarburi, Victor Zamora, per presunti crimini di abuso di potere nella compagnia Petrolera Yacimientos Petrolifos Fiscales Bolivianos (YPFB). Come I suoi colleghi Murillo e López, si sospetta che anche Zamora sia fuggito all’estero.

Il ministro della difesa Edmundo Novillo ha inoltre annunciato l’inizio di un’inchiesta riguardante i massacri di Sacaba e Senkata, che hanno fatto registrare un totale di 37 morti, di cui si è reso protagonista il governo golpista per reprimere le proteste popolari: “La Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) sarà presente perché i crimini che sono stati commessi sono crimini contro l’umanità, e poiché sono crimini contro l’umanità la Commissione guiderà le indagini“. Secondo Novillo, l’obiettivo dell’indagine è “punire con tutto il peso della legge” i responsabili “affinché eventi come questo non si ripetano mai più in Bolivia“. Per quanto riguarda il ruolo delle autorità, il leader boliviano ha confermato che “siamo impegnati e istruiti a fornire tutte le prove che esistono nei nostri uffici e nell’istituzione per fare chiarezza“.

COMPOSIZIONE DEL NUOVO CONSIGLIO DEI MINISTRI DELLA BOLIVIA

Rogelio Mayta – Ministro degli Affari Esteri
Marianela Prada – Ministro della Presidenza
Carlos Del Castillo del Carpio – Ministro del Governo
Edmundo Novillo – Ministro della Difesa
Felima Gabriela Mendoza – Ministro della Pianificazione dello Sviluppo
Marcelo Montenegro Gómez – Ministro dell’Economia e delle Finanze Pubbliche
Edgar Montaño – Ministro dei Lavori Pubblici, dei Servizi e degli Alloggi
Ramiro Félix Villavicencio – Ministro delle Miniere e della Metallurgia
Iván Lima Magne – Ministro della Giustizia e della Trasparenza Istituzionale
Verónica Patricia Navia – Ministro del Lavoro, dell’Occupazione e della Previdenza Sociale
Edgar Pozo Valdivia – Ministro della Salute
Juan Santos Cruz – Ministro dell’Ambiente e dell’Acqua
Rubén Quelca Tarqui – Ministro dell’Istruzione, dello Sport e delle Culture
Wilson Cáceres Cárdenas – Ministro dello Sviluppo Rurale e del Territorio
Franklin Molina Ortiz – Ministro degli Idrocarburi
Néstor Huanca – Ministro dello Sviluppo Produttivo e dell’Economia Plurale

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

There are 4 comments

  1. Vitalba Ferraro

    Wilfredo Chavez non c’entra niente col mandato di arresto al colonnello Rojas. Il lavoro di Wilfredo é simile alla nostra Avvocatura dello Stato.

    "Mi piace"

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