Un governo che non può cadere

Nonostante i dissidi interni, l’attuale governo non può permettersi di cadere, né si vedono all’orizzonte alternative plausibili ed auspicabili per un esecutivo di diverso orientamento nel 2021, a meno che questo non si riveli essere l’anno del risveglio delle forze della sinistra socialista.

Il governo Conte II ha quasi raggiunto la durata di 500 giorni, e nelle prossime settimane diventerà uno dei venti esecutivi più duraturi nella storia della Repubblica Italiana. L’attuale governo ha superato ad inizio mese la durata del governo Conte I, ed il premier Giuseppe Conte ha superato abbondantemente i 900 giorni come primo ministro, puntando a scavalcare proprio quel Matteo Renzi (1.024 giorni) che sembra non vedere l’ora di farlo cadere.

In realtà, non crediamo che il leader di Italia Viva sia realmente intenzionato a far cadere l’attuale esecutivo; secondo gli attuali sondaggi, in caso di nuove elezioni il suo partito non riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento, e ciò porterebbe ad una quasi inevitabile fine politica per l’ex rottamatore fiorentino. Renzi potrebbe essere interessato ad una possibile alleanza con il centro-destra, ma dei tre principali esponenti di quell’area solo Silvio Berlusconi potrebbe accettare una soluzione di questo tipo. La realtà è che Renzi cerca di sgomitare all’interno della squadra di governo per ricavarsi più visibilità, dopo i risultati disastrosi ottenuti dal suo partito nelle elezioni regionali ed amministrative di questo 2020.

Qualche disaccordo esiste anche tra le due principali forze di governo, il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle, ma anche in questo caso non sembrano esserci reali interessi nel provocare la caduta del governo. Il M5S è uscito fortemente ridimensionato dalle ultime tornate elettorali, e, fatto salvo per il successo di Domenico Bennardi nelle comunali di Matera, ha dimostrato di poter ottenere risultati decenti solamente come spalla del PD. Il PD, allo stesso tempo, pur godendo di maggiori consensi, sa che al momento non avrebbe la forza di formare un governo se non in coalizione con i pentastellati.

Dall’altro lato dello spettro politico, un’alleanza di centro-destra potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta in caso di nuove elezioni, ma non crediamo che sia plausibile un ricorso alle urne nel bel mezzo di una pandemia che in Italia è tutt’altro che superata e con il nodo ancora da sciogliere della nuova legge elettorale da aggiornare in seguito all’esito del recente referendum costituzionale che ha ridotto il numero dei seggi delle camere. Oltretutto, non riteniamo auspicabile, soprattutto in questo momento, un governo guidato da partito come la Lega e Fratelli d’Italia, tra le cui fila si nascondono non pochi negazionisti del virus. Sembra, poi, che di questo avviso sia anche Silvio Berlusconi, che, pur ribadendo la sua appartenenza al centro-destra, continua ad ammiccare nei confronti delle forze di centro-sinistra, sapendo di non avere più la forza politica di un tempo e che, in un governo di centro-destra, potrebbe ricoprire unicamente il ruolo di comprimario.

Tutto sommato, come abbiamo avuto modo di verificare nel corso di quest’anno sia in Italia che all’estero, la pandemia ha generalmente rafforzato coloro che si trovavano già al potere. Se si esclude la Calabria, andata al voto nel mese di gennaio insieme all’Emilia-Romagna, solamente nelle Marche abbiamo assistito ad un cambio di colore dell’amministrazione regionale, con il candidato di centro-destra Francesco Acquaroli che è stato eletto come successore del democratico Luca Ceriscioli (il quale non era però candidato). Per il resto, i governatori uscenti Luca Zaia (Veneto), Giovanni Toti (Liguria) e Michele Emiliano (Puglia) hanno ottenuto vittorie nette, ed il centro-sinistra ha mantenuto il controllo della Toscana con Eugenio Giani che è andato a sostituire Enrico Rossi.

Restavano da determinare le sorti della Valle d’Aosta, ma alla fine l’Union Valdôtaine ha rinnovato il proprio accordo con le forze di centro-sinistra per permettere l’elezione di Erik Lavévaz, che succede dunque al compagno di partito Renzo Testolin.

Anche le elezioni comunali hanno sancito un trend molto simile, con i sindaci uscenti che sono stati confermati in quasi tutte le principali città andate al voto. Il centro-destra è riuscito a conquistare Macerata con Sandro Parcaroli ed Agrigento con Francesco Miccichè, mentre il centro-sinistra ha ottenuto Chieti con la candidatura di Diego Ferrara. A questi casi si aggiunge la già citata vittoria del M5S a Matera, per un totale di soli quattro capoluoghi di provincia passati da uno schieramento all’altro.

Il 2020 dunque si chiude con un bilancio certamente negativo per l’attuale governo, che non è riuscito ad arginare la pandemia in maniera adeguata né dal punto di vista sanitario né da quello economico. Pur essendo il ventiquattresimo Paese al mondo per numero di abitanti, l’Italia figura attualmente all’ottavo posto per numero di casi positivi al Covid-19 e addirittura al quinto per quanto riguarda la triste classifica dei decessi, precedendo tutti gli altri Paesi europei. Tuttavia, le attuali condizioni rendono poco credibile la possibilità di elezioni anticipate da svolgersi nei prossimi mesi e poco auspicabile l’alternativa di un governo di destra guidato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Per qualche lettore che abbia difficoltà di comprensione, ci teniamo a ribadire di non essere sostenitori dell’attuale esecutivo; in questo breve brano ci siamo unicamente limitati a tracciare un quadro delle forze politiche attualmente in campo, che oggettivamente non offrono reali possibilità di cambiamento, se non in senso peggiorativo. La vera alternativa dovrebbe essere rappresentata dalle forze della sinistra socialista, che tuttavia al momento risulta disgregata in innumerevoli partiti dallo scarso peso elettorale. Il 2021 dovrebbe dunque diventare l’anno della rivalsa delle classi popolari e della riorganizzazione delle forze della sinistra socialista, per fornire la possibilità di uscire finalmente dalla falsa alternanza tra forze liberiste di centro-destra e forze liberiste di centro-sinistra.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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