Tempi duri per i governi di destra in America Centrale

Il presidente guatemalteco Alejandro Giammattei ed il suo omologo salvadoregno Nayib Bukele stanno affrontando situazioni politiche difficili nei rispettivi Paesi.

GUATEMALA – Proseguono in tutto il Guatemala le manifestazioni di protesta contro il presidente Alejandro Giammattei, entrato in carica nel gennaio del 2020. I movimenti sociali guatemaltechi hanno infatti convocato in questi giorni una nuova mobilitazione nazionale con l’obiettivo di chiedere le dimissioni del capo di Stato. Il Comitato per lo Sviluppo Contadino (Codeca) ha affermato che la nuova mobilitazione avrà l’obiettivo di “recuperare i nostri beni privatizzati” e di affermare lo Stato Plurinazionale.

Il Codeca, principale riferimento del movimento sociale in Guatemala, ha annunciato che i suoi membri occuperanno le strade della capitale, Città del Guatemala, per marciare verso il Congresso e presentare un disegno di legge per la nazionalizzazione dell’elettricità. La mobilitazione richiederà anche le dimissioni di Giammattei, che la Codeca accusa di favorire alcuni settori che si arricchiscono, rubano le tasse e si oppongono alle comunità. Allo stesso modo, chiederanno al Tribunale Supremo Elettorale di convocare una consultazione popolare per anticipare le elezioni presidenziali.

La Codeca chiede infine le dimissioni del procuratore generale, Consuelo Porras, a causa dei limitati progressi nelle indagini sugli omicidi di leader contadini e difensori dei diritti umani, nonché dell’assenza di condanna per atti comprobati di corruzione e appropriazione indebita.

La manifestazione organizzata dalla Codeca rilancia dunque la lotta del popolo guatemalteco e delle comunità indigene contro il governo liberal-conservatore di Giammattei, dopo che imponenti proteste avevano avuto luogo nel mese di novembre. In quell’occasione, i manifestanti arrivarono ad appiccare il fuoco alla facciata del palazzo del Congresso della Repubblica, mentre il 21 novembre due manifestanti hanno perso un occhio dopo essere stati colpiti in faccia da un lacrimogeno.

Ci abituiamo all’orrore in tempi di democrazia, una democrazia sotto mentite spoglie, ovviamente, perché il Guatemala sta vivendo una versione rinnovata della dittatura degli ultimi decenni”, ha scritto su TeleSur Ilka Oliva Corrado, scrittrice e poetessa guatemalteca. “Con la differenza che prima si reagiva, ma oggi le lamentele si danno solo sui social, perché il coraggio di fare uno sciopero generale a tempo indeterminato è a disposizione solo dei popoli indigeni: i più colpiti, quelli che sono sempre stati umiliati, dal governo di turno come dalla società meticcia razzista e classista, che si pavoneggia con dignità sui social network e nella sua infinità di etichette”.

Ci hanno negato il diritto alla salute, a un sistema educativo, al cibo, allo svago, ci hanno negato il diritto alla libertà di movimento e stanno per negarci la libertà di pensiero. Abbiamo superato tutti i limiti che avrebbero dovuto indignarci in quel momento. I fiumi li hanno prosciugati, le grandi foreste le hanno abbattute, oggi quelli che ci parlano sono gli ecocidi e le compagnie minerarie che portano i minerali in altri Paesi”, ha aggiunto Oliva Corrado. “Il Guatemala ha bisogno di fegato vero e quelli hanno solo i popoli nativi. Quelli che hanno sempre alzato il petto e combattuto a testa alta, per millenni. […] Siamo purtroppo la società meticcia delle grandi rivoluzioni dei social network, vale a dire: una semplice parata carnevalesca”, ha concluso.

EL SALVADOR – La piccola Repubblica di El Salvador è attualmente preda del conflitto istituzionale tra l’istrionico presidente Nayib Bukele e l’Assemblea Legislativa, il parlamento del Paese. In effetti, attualmente il capo di Stato può contare sul sostegno di solamente undici deputati sugli 86 che compongono l’emiciclo salvadoregno, all’interno del quale le due forze politiche principali sono i nazionalisti dell’Alianza Republicana Nacionalista (ARENA) ed i socialisti del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), che detengono rispettivamente 35 e 23 seggi.

Il conflitto si è tuttavia acuito dopo che Bukele, nel febbraio dello scorso anno, ha ordinato ai militari di occupare l’organo legislativo, tentando di ostruire i lavori dello stesso. Ricardo Velásquez Parker, deputato di ARENA, ha chiesto a cinque medici specializzati di effettuare una perizia sulla salute mentale di Bukele, aggiungendo che l’attuale capo di Stato, in carica dal giugno del 2019, non ha i meriti e la capacità sufficiente per esercitare la presidenza della Repubblica. Norman Quijano, altro parlamentare di ARENA, ha affermato che detto provvedimento “è un potere che l’Assemblea Legislativa detiene sulla base dei poteri che ci dà l’articolo 131 (della Costituzione)”. L’iniziativa di ARENA ha ricevuto il sostegno anche da parte del FMLN, nonostante la grande distanza ideologica che esiste tra questi due partiti.

Le forze di opposizione hanno anche presentato un rapporto presso l’Ufficio del procuratore generale per chiedere la rimozione del presidente in seguito all’episodio della militarizzazione del parlamento.

Intanto El Salvador si prepara alle elezioni legislative previste per il prossimo 28 febbraio, che potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno per Bukele. I sondaggi, infatti, indicano che la tornata elettorale potrebbe tradursi in un plebiscito in favore del partito conservatore di Bukele, Nuevas Ideas (un nome che rappresenta un ossimoro per una forza conservatrice). Questo spiega anche la fretta con la quale le forze dell’opposizione stanno sollecitando la sua rimozione dalla massima carica dello Stato.

La presidente del Tribunale Supremo Elettorale (TSE) di El Salvador, Dora Esmeralda Martínez de Barahona, ha chiesto domenica nel corso di una conferenza stampa lo svolgimento di un audit internazionale del sistema di elaborazione e trasmissione dei dati che sarà utilizzato nelle elezioni del 28 il prossimo febbraio. Evidentemente ci sono timori circa possibili brogli in favore dell’attuale capo di Stato, visto che lo stesso Bukele si è successivamente scagliato contro il TSE attraverso i social network.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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