Xinjiang: contro la propaganda anticinese

Lo Xinjiang, insieme ad Hong Kong ed al più antico caso del Tibet, è divenuto negli ultimi anni uno dei cavalli di battaglia della propaganda anticinese da parte dei media e dei governi occidentali.

Lo Xinjiang, ufficialmente denominato Regione autonoma uigura dello Xinjiang, è una gigantesca regione autonoma che occupa tutta l’area nord-occidentale della Repubblica Popolare Cinese. Grande più di cinque volte l’Italia, è abitata da 25,2 milioni di persone, con il 45,84% di questa che appartiene all’etnia uigura, mentre il 40,48% fa parte dell’etnia cinese Han.

La regione dello Xinjiang è oramai divenuta uno dei cavalli di battaglia della popraganda anticinese da parte dei mass media e dei governi occidentali, insieme ad Hong Kong ed al Tibet, che rappresenta il più antico caso di questo tipo. Come al solito, la propaganda anticinese accusa il governo di Pechino di reprimere con vari metodi la popolazione locale (in questo caso quella degli uiguri di religione musulmana).

Nonostante la Cina abbia prodotto numerose prove contro la versione dei fatti diffusa dai media e dai governi occidentali, questi hanno negato l’evidenza, continuando a produrre affermazioni false e fuorvianti sulla situazione nello Xinjiang. Proprio questa settimana, a margine della 46a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, si è tenuto online un seminario sull’occupazione e i diritti dei lavoratori nello Xinjiang, sponsorizzato dalla Società cinese per gli studi sui diritti umani e dalla Missione permanente della Repubblica popolare cinese presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.

Le discussioni del seminario hanno affrontato tematiche come gli sforzi dello Xinjiang per proteggere l’occupazione ei diritti del lavoro delle persone di tutti i gruppi etnici, portando la regione autonoma cinese come esempio, visti i risultati raggiunti nel garantire la prosperità attraverso l’occupazione alle persone di tutti i gruppi etnici che la popolano.

Gli esperti hanno convenuto che le politiche e le pratiche dello Xinjiang in materia di occupazione e sicurezza del lavoro sono conformi alla Costituzione cinese e alle leggi pertinenti e sono conformi agli standard internazionali del lavoro e dei diritti umani”, ha riportato l’agenzia stampa cinese Xinhua. “Esse hanno posto solide basi per proteggere i diritti alla vita e allo sviluppo di tutti i gruppi etnici promuovendo al contempo l’equità e la giustizia sociale”.

Shang Haiming, esperto di diritti umani e professore associato presso l’Università di Scienze Politiche e Legge del Sudovest, ha affermato che gli studi di alcuni studiosi occidentali sul “lavoro forzato” nello Xinjiang contengono difetti come la mancanza di ricerca sul campo, una forte ideologia e la stigmatizzazione della tutela dei diritti dei lavoratori nello Xinjiang. Secondo Shang “l’esistenza del cosiddetto ‘lavoro forzato’ nello Xinjiang è una menzogna influenzata da pregiudizi ideologici”.

Zheng Liang, direttore dell’Istituto per la comunicazione e la governance delle terre di confine presso l’Università di Jinan, ha affermato che i risultati della ricerca presentati e scambiati dagli esperti presenti al seminario “aiuteranno a chiarire i fatti, aiuteranno gli ambienti accademici internazionali a comprendere meglio la falsità della menzogna del ‘lavoro forzato’, e a mostrare meglio la vera situazione, che sta nel fatto che il lavoro e l’occupazione nello Xinjiang sono stati notevolmente migliorati e le persone di tutti i gruppi etnici hanno creato una vita migliore insieme”.

Su questa tematica è recentemente intervenuto anche il Communist Party of Britain (CPB), che ha pubblicato un comunicato sulla cosiddetta “questione uigura”: “Il governo di Pechino è stato accusato di ‘genocidio’ contro la popolazione prevalentemente musulmana di 13 milioni di persone nella regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina”, si legge nel testo disponibile sul sito ufficiale del partito. “Ma mercoledì sera il segretario generale del CPB Robert Griffiths ha dichiarato al comitato politico del suo partito che le accuse di ‘genocidio’ sono ideologicamente motivate, mancavano di prove indipendenti e fanno parte della ‘nuova guerra fredda’ condotta contro la Cina”. Secondo il leader comunista britannico, “è una strana specie di genocidio che ha esentato gli uiguri dalla politica cinese del figlio unico, tanto che il loro numero è cresciuto del 25% dal 2010, sei volte il tasso della Cina nel suo complesso e dodici volte quello della minoranza cinese Han nello stesso Xinjiang”.

Griffiths “ha sottolineato che un importante programma di investimenti e formazione nella regione ha prodotto alti livelli di crescita economica e ha sollevato milioni di uiguri dalla povertà e dalla disoccupazione. Drastiche misure di sicurezza hanno posto fine a una serie di attacchi terroristici contro gli Han e altre minoranze etniche da parte di elementi fondamentalisti e separatisti nello Xinjiang, ha aggiunto”.

Il signor Griffiths ha detto che i rapporti di “genocidio” prodotti da una rete di istituti di destra e gruppi di pressione finanziati dai governi degli Stati Uniti, britannico e australiano vengono riciclati acriticamente dai media occidentali. Come una delle tante delegazioni internazionali in visita nello Xinjiang, egli ha visto di persona che le moschee sono aperte, la lingua uigura può essere vista e ascoltata ovunque e la maggior parte dei massimi funzionari statali e politici sono uiguri, non cinesi Han. Il comitato politico del CPB ha esortato le organizzazioni del movimento operaio in Gran Bretagna a intraprendere missioni conoscitive nello Xinjiang e in altre parti della Cina, piuttosto che ripetere la ‘propaganda fittizia’ dei nemici di lunga data del movimento operaio”, conclude il comunicato del CPB.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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