Bolivia: il MAS si conferma primo partito alle amministrative

Dopo la conquista della presidenza con Luis Arce, il MAS ha confermato il proprio primato nella politica boliviana, conquistando sei dipartimenti su nove al primo turno delle elezioni amministrative.

Secondo i dati disponibili fino ad ora – non ancora ufficiali – il Movimiento al Socialismo – Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos (MAS-IPSP) è uscito ulteriormente rafforzato dalle elezioni amministrative tenutesi lo scorso 7 marzo in Bolivia. Il partito del neopresidente Luis Arce avrebbe infatti ottenuto la vittoria in sei dipartimenti su nove, mentre in altri due i candidati del MAS prenderanno parte ai ballottaggi previsti per l’11 aprile.

Sebbene i tribunali elettorali dipartimentali (TED) stiano avanzando con un conteggio ufficiale lento, sembra quasi certa la vittoria del partito di sinistra nei dipartimenti di La Paz, Cochabamba, Oruro, Potosí, Pando e Chuquisaca, come affermato da alcuni media locali. I risultati ufficiosi mostrano che il voto dei cittadini per il MAS si concentra soprattutto in questi sei dipartimenti, dove si consolida il sostegno della maggioranza a questa organizzazione politica, come accaduto nelle elezioni presidenziali del 18 ottobre 2020, che hanno visto la vittoria di Luis Arce.

Nella capitale La Paz, il candidato socialista Franklin Flores, ha ottenuto il 37,7%; a Cochabamba, storica roccaforte del MAS, Humberto Sánchez ha raggiunto il 47,1%; a Oruro, Jhonny Vedia, il 45,7%; a Potosí, Jhonny Mamani, il 42%; a Pando, Miguel Becerra, il 39,2%; e, a Chuquisaca, Juan Carlos León, ha ottenuto il 41,5%.

L’unica vera e propria sconfitta del MAS si è verificata nel dipartimento di Santa Cruz, dove il candidato a governatore della coalizione di destra Creemos, Luis Fernando Camacho, ha ottenuto il 54% in quella che è la sua provincia di riferimento. I candidati del MAS si trovano inoltre in svantaggio in altri due dipartimenti: Tarija, dove Óscar Montes dell’alleanza Unidos por el Cambio, guida con il 35,4%, e Beni, dove Alejandro Unzueta del Movimiento del Tercer Sistema ha raggiunto il 39,1%.

Per ottenere l’elezione al primo turno, un candidato deve ottenere più del 50% dei voti validi o superare il 40% dei consensi con una differenza di almeno il 10% rispetto al secondo candidato più votato. Se nessuno di questi due scenari si verifica, lo scontro decisivo avrà luogo in occasione dei ballottaggio dell’11 aprile. L’obiettivo minimo per il MAS resta quello di eleggere sei governatori, mantenendo il controllo dello stesso numero di dipartimenti, mentre in altri tre dipartimenti i governatori uscenti appartengono all’opposizione.

Ex presidente della Bolivia e leader carismatico del MAS, Evo Morales ha ringraziato il popolo per aver sostenuto le candidature del MAS dopo i risultati degli exit poll: “Il voto che abbiamo ricevuto non è solo per i candidati, ma per le politiche sociali, il MAS rappresenta la speranza della Bolivia“, ha detto Morales. “Ringrazio il popolo per il suo impegno per la patria, il nostro movimento è spinto a sostenere il popolo“, ha aggiunto.

Oltre all’elezione dei nove governatori dipartimentali, si sono svolte anche le consultazioni per l’elezione dei 340 sindaci del Paese sudamericano. Secondo gli exit poll, il MAS sarebbe destinato ad ottenere la maggioranza assoluta dei sindaci, che del resto già deteneva, visto che ben 227 dei sindaci uscenti appartenevano al MAS.

In occasione delle elezioni non sono mancate le polemiche per la presenza di diversi candidati coinvolti nel colpo di Stato del 2019 contro Evo Morales. Il portavoce della Presidenza boliviana, Jorge Richter, ha ricordato che la partecipazione alle elezioni regionali dei candidati legati al colpo di stato del 2019 non li esonera dalla responsabilità per questi eventi. Richter ha fatto in particolare riferimento al già citato Luis Fernando Camacho, governatore eletto nel dipartimento di Santa Cruz, e ad altri due esponenti dell’opposizione di destra, Iván Arias e Manfred Reyes.

Il portavoce ha spiegato che ci sono due gruppi nel blocco di opposizione al governo centrale, uno incline a lavorare sulla generazione del consenso e un altro gruppo, che invece persegue la rottura e lo scontro frontale con il governo del MAS. Richter ha ancora affermato che sarà necessario vedere lo sviluppo dell’amministrazione di Camacho e quale sia la sua volontà di accettare il dialogo e il lavoro congiunto offerti dal governo centrale, a prescindere dal pensiero politico.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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