Laos: il nuovo parlamento entra in funzione dopo le elezioni

Lo scorso 21 febbraio si sono tenute le elezioni nella Repubblica Popolare Democratica del Laos, che nel frattempo rafforza i propri legami con i vicini Vietnam e Cambogia.

Quasi 4.3 milioni di cittadini laotiani sono stati chiamati alle urne nella giornata del 21 febbraio per celebrare le elezioni legislative, organizzate con cadenza quinquennale per rinnovare la composizione dell’Assemblea Nazionale (Sapha Heng Xat), e le elezioni amministrative per i Consigli popolari provinciali. I 164 scranni dell’Assemblea Nazionale – quindici in più rispetto alla precedente legislatura – sono stati distribuiti sulla base di 18 collegi elettorali, che assegnano tra i 5 e i 19 seggi a seconda del proprio peso demografico. L’unico partito ammesso alle elezioni è il Partito Rivoluzionario del Popolo Lao (Phak Pasason Pativat Lao), ma è possibile candidarsi come indipendenti per i non tesserati del partito. Le elezioni di quest’anno, secondo la stampa locale, sono state caratterizzate dall’incremento del numero di giovani all’interno delle liste.

Secondo i dati pubblicati, il Partito Rivoluzionario del Popolo Lao ha conquistato 158 seggi, mentre sei deputati sono stati eletti come indipendenti. La nuova Assemblea Nazionale sarà composta da 128 uomini e 36 donne, un dato comunque positivo visto che le donne candidate erano solamente 49 e la legge laotiana non prevede un numero minimo di seggi da assegnare alla componente femminile. Questo, per intenderci, significa che le 36 donne elette hanno superato i candidati uomini “sul campo”, anche se il loro numero è diminuito rispetto alle 41 elette nel 2016.

La IX Assemblea Nazionale si installerà presso un nuovo edificio, costruito nella capitale Vientiane grazie al sostegno della Repubblica Socialista del Vietnam. La struttura da 111 milioni di dollari è stata consegnata dal ministero delle Costruzioni vietnamita, rappresentato dal viceministro Lê Quang Hùng, al governo laotiano lo scorso 21 marzo, e fungerà da edificio legislativo e da centro di ricerca culturale. Nel corso della cerimonia di consegna, la vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Laos e capo del comitato direttivo del progetto, Somphanh Phengkhammy, ha espresso elogi per il ministero vietnamita, che ha finanziato la costruzione dell’edificio e ha proseguito i lavori anche durante la pandemia, nonostante l’effetto negativo sulla fornitura di attrezzature e manodopera, al fine di mantenere gli accordi presi dai due governi nel 2016. Gli ultimi lavori di completamento verranno ultimati entro giugno, secondo quanto dichiarato da Hùng.

Il giorno dopo la cerimonia di consegna dell’edificio, i 164 parlamentari eletti hanno preso posto tra i banchi del nuovo emiciclo, aprendo in questo modo la prima sessione della IX Assemblea Nazionale, prevista dal 22 al 26 marzo.

La collaborazione tra Laos e Vietnam per la costruzione della nuova Assemblea Nazionale di Vientiane rappresenta solamente un esempio dello stretto legame che esiste tra i due paesi confinanti, molto vicini non solo dal punto di vista geografico, ma anche ideologico. I governi dei due Stati stanno strettamente cooperando – insieme ad altri paesi del sud-est asiatico – anche nella lotta al Covid-19, nella quale entrambi hanno fino a ora ottenuto risultati eccellenti.

Lo scorso 11 giugno, riuniti in teleconferenza, i primi ministri di Laos, Vietnam e Cambogia hanno discusso di rafforzare la cooperazione nella lotta contro il Covid-19 e di fornire vaccinazioni gratuite contro il Covid-19 a diplomatici e studenti nei rispettivi paesi. I tre leader – Thongloun Sisoulith per il Laos, Nguyễn Xuân Phúc per il Vietnam e Hun Sen per la Cambogia – hanno inoltre deciso di estendere la loro collaborazione in aree di primaria importanza, quali politica, sicurezza, difesa nazionale, gestione delle frontiere, commercio e investimenti, energia e istruzione.

I tre paesi continueranno a mantenere e attuare efficacemente i meccanismi di cooperazione stabiliti, nonché a rafforzare la cooperazione tra le province di confine, ad attuare accordi di gestione delle frontiere, collaborare alla protezione della sicurezza lungo i confini condivisi e promuovere attività commerciali e di investimento, nonché viaggi e trasporti attraverso posti di blocco di frontiera”, riporta la testata The Laotian Times. I tre primi ministri hanno anche discusso della possibilità di riprendere i voli internazionali tra Laos, Vietnam e Cambogia per stimolare il commercio, gli investimenti e gli scambi interpersonali tra i tre paesi.

Per quanto riguarda la cooperazione nel quadro subregionale, i tre capi di governo hanno convenuto di accelerare l’attuazione del Piano di connettività economica CLV (Cambogia-Laos-Vietnam) fino al 2030, concentrandosi sulla cooperazione nella mobilitazione delle risorse per la costruzione dell’autostrada Hà Nội-Vientiane e delle due ferrovie Vientiane-Vũng Áng (nel centro-nord del Vietnam) e Phnom Penh-Hồ Chí Minh City.

I tre Primi Ministri hanno inoltre convenuto di incaricare i ministeri, le istituzioni e le autorità provinciali competenti di portare a termine gli accordi significativi raggiunti in questo incontro virtuale, rafforzando così l’amicizia e la cooperazione multiforme tra i tre paesi di Cambogia, Laos e Vietnam”, si legge sulla testata cambogiana Khmer Times.

In questi giorni, la Cambogia dovrebbe ospitare virtualmente il settimo vertice della subregione del Grande Mekong, al quale parteciperanno, oltre ai tre Paesi citati, anche Myanmar, Thailandia e Cina. I tre Paesi potrebbero fare fronte comune per strappare ulteriori concessioni alla Cina, che, trovandosi a monte del corso del fiume, ne gestisce la portata attraverso un fitto sistema di dighe. Proprio lo scorso 16 marzo, per esempio, la Thailandia e il Laos hanno subito un calo del livello del fiume di 1,3 metri a causa della parziale chiusura dalla diga di Jinghong, nella provincia cinese dello Yunnan, una delle 11 dighe operative che la Cina ha costruito sul fiume Mekong. I cinque Paesi a sud della Cina chiedono che Pechino fornisca dati accurati e tempestivi sui movimenti delle dighe, e affermano che il governo cinese dovrebbe consultare i suoi vicini su tali operazioni, che hanno un grave impatto sulla qualità e sulla quantità d’acqua a valle.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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