Congo: nuovo mandato per Denis Sassou-Nguesso

Le elezioni presidenziali in Congo hanno visto la conferma di Denis Sassou-Nguesso, mentre il leader dell’opposizione Guy Brice Parfait Kolélas è morto per Covid-19 il giorno dopo le elezioni.

Il settantasettenne Denis Sassou-Nguesso ha vinto per la settima volta le elezioni presidenziali nella Repubblica del Congo, il terzo produttore di petrolio dell’Africa subsahariana, ottenendo una schiacciante vittoria alle consultazioni dello scorso 21 marzo. Salito al potere nel 1979 in quella che allora si chiamava Repubblica Popolare del Congo, Sassou-Nguesso ha subito la sua unica sconfitta nel 1992, quando gli elettori premiarono Pascal Lissouba. In seguito alla seconda guerra civile congolese, Sassou-Nguesso riuscì a deporre Lissouba, riacquisendo il potere nel 1997, e da allora ha governato in maniera ininterrotta il Paese africano.

Leader indiscusso del Partito Congolese del Lavoro (Parti Congolais du Travail, PCT), Sassou-Nguesso vanta dunque ben sette vittorie elettorali ed otto mandati presidenziali nella sua lunga carriera politica. Tuttavia, lo stesso Sassou-Nguesso è stato il fautore dell’abbandono del marxismo-leninismo da parte del PCT nel 1992, scelta che portò alla ridenominazione del Paese da Repubblica Popolare del Congo a Repubblica del Congo.

Oggi considerato come un partito social-democratico, il PCT resta comunque il protagonista assoluto della politica congolese, come dimostrano i risultati delle elezioni di quest’anno. Secondo i dati ufficiali, infatti, Sassou-Nguesso avrebbe ottenuto l’88,57% dei consensi, con un’affluenza alle urne pari al 67,55% degli aventi diritto. Al secondo posto troviamo lo sfortunato Guy Brice Parfait Kolélas, che ha ottenuto il 7,84% dei consensi. Il leader dell’Unione dei Democratici Umanisti (Union des Démocrates Humanistes-YUKI), infatti, è deceduto proprio il giorno dopo lo svolgimento delle elezioni presso un ospedale di Parigi, dove si trovava ricoverato dopo aver contratto il Covid-19

Tra i sette candidati alla massima carica dello Stato, oltre a Sassou-Nguesso e Kolélas l’unico ad aver ottenuto un risultato rilevante è stato Mathias Dzon, ex ministro delle Finanze tra il 1997 ed il 2002, successivamente passato all’opposizione come leader dell’Unione Patriottica per il Rinnovamento Nazionale (Union Patriotique per le Renouveau National, UPRN), che ha chiuso con l’1,90% delle preferenze. Alle elezioni non ha invece partecipato l’ex presidente Lissouba, leader dell’Unione Panafricana per la Democrazia Sociale (Union Panafricaine pour la Démocratie Sociale, UPADS), che ha preferito fare appello al boicottaggio. Terzo classificato nel 2016 alle spalle di Sassou-Nguesso e Kolélas, Jean-Marie Michel Mokoko non ha invece potuto partecipare in quanto sta scontando una pena detentiva.

È stato in un clima di pace che si è svolta la campagna elettorale. Penso che questo sia un buon segno per la nostra democrazia“, ha dichiarato il presidente Sassou-Nguesso. Mathias Dzon, ora leader dell’opposizione dopo il decesso di Kolélas ha invece annunciato un ricorso contro i risultati elettorali, affermando che la morte dello stesso Kolélas e la sua impossibilità di prendere parte alle ultime fasi della campagna elettorale a causa della malattia rappresenterebbero una motivazione sufficiente per la ripetizione dello scrutinio. L’opposizione ha anche messo in dubbio i dati ufficiali riguardanti l’affluenza alle urne, affermando che i partecipanti sarebbero invero stati molti di meno rispetto a quanto affermato.

Secondo la riforma costituzionale approvata nel 2015, Sassou-Nguesso non solo potrà completare un nuovo mandato quinquennale fino al 2026, ma potrà candidarsi ancora una volta, puntando a restare al potere fino al 2031, quando avrà 87 anni. Attualmente, il primato di presidente più anziano al mondo spetta a Paul Biya, capo di Stato del Camerun, che nello scorso febbraio ha compiuto 88 anni, mentre il record assoluto spetta ad Hastings Banda, presidente del Malawi dal 1966 al 1994, quando aveva 96 anni compiuti.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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