L’Ecuador resta liberista, vince Guillermo Lasso

Il candidato della destra liberista Guillermo Lasso si è aggiudicato il ballottaggio delle presidenziali in Ecuador, battendo Andrés Arauz.

L’atteso ritorno del correismo in Ecuador non avrà luogo, quanto meno non quest’anno. Il ballottaggio delle elezioni presidenziali nel Paese andino ha infatti premiato il candidato libersita Guillermo Lasso, leader del partito Creando Oportunidades (CREO), che si è aggiudicato il 52,37% dei consensi, battendo in questo modo il candidato di sinistra Andrés Arauz, sostenuto dalla coalizione Unión por la Esperanza (UNES), che invece si è fermato al 47,63% dei voti validi.

Sebbene l’affluenza alle urne sia risultata elevata (82,71%), va sottolineato come più di 1,7 milioni dei voti espressi alle urne, che rappresentano un imponente 16,33% del totale, siano stati conteggiati come nulli, in seguito all’appello del terzo classificato nel primo turno delle presidenziali, Yaku Pérez. Secondo gli analisti, l’appello di Pérez al voto nullo non ha fatto altro che favorire Lasso, infatti le tredici province nelle quali Pérez aveva vinto al primo turno sono risultate decisive in favore del candidato di destra.

Dopo la vittoria al primo turno, dove aveva ottenuto il 32,72% dei consensi contro il 19,74% di Lasso, Arauz veniva considerato come il favorito per la vittoria finale. Tuttavia, la coalizione delle forze liberiste e reazionarie, unitamente all’appello al boicottaggio da parte di Pérez, sulla carta un esponente di sinistra, hanno permesso a Lasso di operare la rimonta. In termini assoluti, il candidato di CREO ha conquistato 420.000 voti in più rispetto a quello di UNES.

Chiamerò il signor Lasso per congratularmi con lui per la vittoria elettorale”, ha dichiarato Arauz dopo la pubblicazione dei risultati. “Questa è una battuta d’arresto elettorale, ma non una sconfitta politica e morale”, ha aggiunto. “Invito Guillermo Lasso a rispettare lo stato di diritto e a non imprigionare gli ecuadoregni che la pensano diversamente. Dobbiamo essere un Paese unito”, ha ancora affermato Arauz, facendo riferimento anche ai processi giudiziari intavolati dalla destra ai danni dell’ex presidente Rafael Correa, al quale è stato impedito di correre per la presidenza del Paese.

Dal canto suo, Lasso ha sottolineato che la vittoria è una benedizione di Dio e ha ringraziato la popolazione per il suo sostegno. “Questo è un giorno in cui tutti gli ecuadoregni hanno deciso il loro futuro, hanno espresso con il loro voto la necessità del cambiamento e il desiderio di giorni migliori per tutti”, ha detto il presidente eletto, che entrerà in carica nel mese di maggio, succedendo così a Lenín Moreno. “Voglio ringraziare gli ecuadoregni che hanno dato la loro fiducia, che lo hanno fatto in pace e che hanno dato al nostro Paese un messaggio forte: gli ecuadoregni credono nella democrazia e nella libertà”, ha concluso.

Ex banchiere, il sessantacinquenne Lasso rappresenta uno dei massimi esponenti dell’anti-correismo, essendo già stato candidato alla presidenza nel 2013 e nel 2017. Nella prima occasione, venne nettamente battuto proprio da Correa, che ottenne più del doppio dei suoi voti, venendo eletto direttamente al secondo turno, mentre quattro anni fa Lasso venne sconfitto al ballottaggio dall’attuale presidente Moreno, quando quest’ultimo era ancora considerato come un esponente del correismo.

La carriera politica di Lasso, invero, ebbe inizio ben prima, grazie alla spinta delle banche private per le quali lavorava. Originario di Guayaquil, nel 1998 venne eletto alla presidenza della sua provincia, Guayas, mentre nel 1999 venne nominato al ministero dell’Economia dal presidente conservatore Jamil Mahuad. Tuttavia, la sua esperienza di ministro durò appena un mese, viste el divergenze tra Lasso e l’allora capo di Stato. Negli anni 2000 Lasso è tornato alla sua precedente attività lavorativa presso le banche private, prima di fondare il movimento CREO nel 2012, in vista delle elezioni presidenziali dell’anno successivo.

Lasso ha già annunciato di voler seguire pedissequamente il piano proposto dal Fondo Monetario Internazionale, dimostrando in questo modo la sua fedeltà all’ideologia liberista. “Non ignoreremo l’accordo con il Fondo monetario internazionale. Quello che non faremo è aumentare l’IVA”, ha affermato in campagna elettorale. L’Ecuador si trova in effetti nel bel mezzo di una grave crisi economica causate dalle politiche liberiste del governo Moreno ed aggravata dalla pandemia da Covid-19, tanto che nel 2020 il PIL del Paese sudamericano si è contratto del 7,8%. Tuttavia, appare improbabile che un iperliberista come Lasso possa trovare la soluzione ai problemi causati dal suo predecessore.

La coalizione di sinistra UNES sarà comunque il gruppo più rappresentato in parlamento, con 48 seggi sui 137 che compongono l’emiciclo di Quito, mentre CREO disporrà solamente di dodici deputati. Il Movimiento de Unidad Plurinacional Pachakutik – Nuevo País, guidato da Yaku Pérez ha invece eletto 27 rappresentanti, classificandosi al secondo posto, davanti ai diciannove del Partido Social Cristiano (PSC) ed ai diciotto di Izquierda Democrática (ID).

Al Parlamento Andino, infine, l’Ecuador invierà due rappresentanti di UNES ed uno a testa per Pachakutik, PSC e ID, mentre CREO non avrà deputati nell’organismo sovranazionale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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