Kirghizistan: il referendum approva la nuova costituzione

Il Kirghizistan approva la nuova costituzione con un referendum. Nonostante il cambio di governo, il Paese resta saldamente nella sfera d’influenza russa.

L’11 aprile si è svolto nell’ex repubblica sovietica del Kirghizistan un referendum per approvare la nuova costituzione del Paese, nel tentativo di porre fine alla crisi politica che lo ha travolto negli ultimi mesi.

In seguito alle dimissioni del presidente Sooronbay Jeenbekov, nello scorso mese di ottobre, il Paese è andato ad elezioni anticipate nel gennaio di quest’anno, sancendo l’ascesa al potere di Sadyr Japarov. In contemporanea con le presidenziali, si è svolto anche un referendum per decidere la forma di governo che il Kirghizistan avrebbe dovuto adottare, con la maggioranza degli elettori che ha votato in favore della forma presidenziale, che andrà dunque a prendere il posto di quella parlamentare.

In seguito, il Consiglio Supremo, il parlamento unicamerale kirghiso, ha discusso la bozza della nuova carta costituzionale, che è stata sottoposta al voto popolare proprio in occasione del referendum dell’11 aprile. La nuova costituzione amplia in maniera decisa i poteri del capo di Stato e riduce il numero di deputati del Consiglio Supremo. Per essere riconosciuto come valido, il referendum avrebbe dovuto vedere non meno del 30% dei 3,5 milioni di elettori registrati nel Paese recarsi ai seggi elettorali per votare.

In effetti, la soglia del 30% è stata superata seppur di poco, con poco meno di 1,3 milioni di elettori che hanno partecipato al voto (pari al 37% degli aventi diritto), circa 100.000 in meno rispetto a quelli che hanno partecipato alle ultime presidenziali ed oltre 600.000 in meno nei confronti dell’affluenza registrata alle legislative dello scorso ottobre. Il 79,31% dei partecipanti si è comunque espresso a favore del nuovo testo costituzionale, sancendo in questo modo il passaggio definitivo del Kirghizistan dal sistema parlamentare a quello presidenziale.

Farit Mukhametshin, rappresentante della missione dell’osservatore dell’Assemblea interparlamentare della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), alla quale aderiscono nove repubbliche ex sovietiche, ha dichiarato che il voto referendario è conforme agli obblighi internazionali della repubblica: “Sulla base dei risultati del monitoraggio, gli osservatori dell’Assemblea interparlamentare della CSI hanno concluso che il referendum sul disegno di legge sulla Costituzione del Kirghizistan può essere definito conforme alla legge nazionale e agli obblighi internazionali della repubblica“, ha affermato.

Anche gli osservatori dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), alla quale aderiscono sei repubbliche ex sovietiche, ha considerano valido il referendum. come affermato dalla rappresentante russa Olga Kovitidi. “Gli osservatori internazionali dell’Assemblea interparlamentare della CSTO affermano che il referendum in Kirghizistan è valido. Abbiamo grandi speranze che gli eventi pianificati nella repubblica, le modifiche alla legge fondamentale contribuiranno a stabilizzare la situazione e creeranno tutte le condizioni necessarie per il rafforzamento del nostro legami internazionali“, ha detto Kovitidi.

Nonostante i timori suscitati a Mosca per via del repentino passaggio del potere dalle mani di Jeenbekov a quelle di Japarov, il nuovo governo kirghiso sta comunque dimostrando di voler mantenere stretti rapporti con la Russia, frustrando i tentativi statunitensi di strappare il Paese dall’orbita del Cremlino. Il ministero della Sanità e dello Sviluppo Sociale del Kirghizistan ha ufficializzato, proprio in questi giorni, che la Russia fornirà al Paese il vaccino Sputnik V per fronteggiare la pandemia. Il 19 marzo, il Kirghizistan ha ricevuto le prime 150.000 dosi del vaccino cinese Sinopharm e ha iniziato le vaccinazioni il 29 marzo, alle quali dovrebbero aggiungersi almeno 30.000 dosi dello Sputnik V.

Inoltre, il Kirghizistan prenderà parte alle esercitazioni militari congiunte dei Paesi della CSI, che avranno luogo nel mese di settembre in Russia, Kazakistan e Tagikistan. “Nel corso delle esercitazioni, si prevede di coinvolgere i campi di addestramento Ašuluk nella Federazione Russa, Sary-Šagan nella Repubblica del Kazakistan e Kharb-Maidon e Chorukh-Daron nella Repubblica del Tagikistan. Alle esercitazioni parteciperanno unità di difesa e aeronautica delle forze armate di Bielorussia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan“, ha detto il generale dell’aeronautica russa Jurij Grechov. Un chiaro segnale in risposta ai tentativi statunitensi di destabilizzare continuamente le regioni dell’ex Unione Sovietica, nel tentativo di ridimensionare l’influenza russa nelle altre repubbliche.

Per quanto riguarda il Kirghizistan, va ricordato che gli elettori torneranno alle urne nel prossimo mese di giugno per rinnovare il parlamento del Paese secondo il testo costituzionale appena approvato.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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