Un nuovo ordine mondiale contro l’egemonia statunitense

La Cina e la Russia sono solamente i principali attori di un movimento internazionale che sta mettendo fine all’ordine mondiale a guida statunitense, per fondarne uno nuovo basato sul multilateralismo.

Il mondo unipolare ad egemonia statunitense è oramai giunto al suo canto del cigno. La pandemia di Covid-19 ha solamente accentuato una tendenza che era assai chiara almeno dalla crisi economica del 2008, mettendo a nudo tutte le debolezze di un sistema economico e politico basato sulla diseguaglianza e l’ingiustizia. Nel frattempo, l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese come grande potenza su scala globale, la rinascita della Federazione Russa dopo il decennio di umiliazioni degli anni ’90 e l’emergere di nuove potenze su scala regionale hanno disegnato una nuova carta geopolitica, che ci restituisce un mondo multipolare.

La Cina e la Russia sono naturalmente i due punti di riferimento in questa rivoluzione geopolitica degli ultimi anni. Sia Mosca che Pechino hanno assunto un ruolo di guida nelle rispettive aree di maggior influenza, senza tuttavia ambire a prendere il posto di Washington come potenza egemone. Come sottolineato da Liu Xin e Wang Wenwen, due giornaliste del Global Times, “i legami sempre più stretti Cina-Russia sono guidati dalla pressione esterna dell’Occidente e dai bisogni interni, e la tattica degli Stati Uniti di offrire “carote” alla Russia e di seminare discordia tra Cina e Russia non avrà successo”.

Proprio nella giornata di oggi, Yang Jiechi, membro dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, ha incontrato Nikolaj Patrušev, segretario del Consiglio di sicurezza russo. Il meeting tra i due funzionari rappresenta il sedicesimo round delle consultazioni sulla sicurezza strategica tra Cina e Russia. “Poiché COVID-19 rappresenta ancora una minaccia, i massimi funzionari di Cina e Russia parleranno di sforzi congiunti per combattere il virus; un altro argomento importante potrebbe essere come affrontare l’oppressione dall’Occidente e l’attuale campagna diffamatoria contro Cina e Russia”, ha affermato il ricercatore cinese Cui Heng, specializzato in studi sulla Russia, al Global Times.

In pratica, continuando ad attaccare la Russia e soprattutto la Cina, gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali non stanno facendo altro che rafforzare i legami tra queste due potenze che ancora troppo spesso vengono percepite come “nemiche” in Europa e America del Nord. Il 2021, oltrettutto, rappresenta un anno di grande importanza per le relazioni sino-russe, visto che proprio quest’anno cade il ventennale della firma del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole tra i due Paesi, stipulato il 16 luglio 2001 da Vladimir Putin e da Jiang Zemin, allora presidente della Repubblica Popolare. Recentemente, lo stesso Putin ha affermato che le relazioni bilaterali tra i due Paesi avrebbero “raggiunto il livello più alto nella storia“. Il commercio tra Cina e Russia ha in effetti superato i 107,7 miliardi di dollari nel 2020, e gli esperti stimano che potrebbe superare i 130 miliardi di dollari considerando l’aumento del prezzo delle materie prime nel 2021.

Secondo molti esperti, l’incontro che si sta svolgendo in Russia tra Yang e Patrušev potrebbe preparare il terreno per un importante vertice tra i due presidente, Xi Jinping e Vladimir Putin.

Naturalmente, il rinsaldarsi delle relazioni bilaterali tra Cina e Russia non resta solamente fine a sé stesso, ma coinvolge anche tutti quegli altri Paesi che storicamente si oppongono al ruolo egemonico degli Stati Uniti su scala globale ed alle politiche imperialiste perseguite da Washington in tutti i continenti. Uno di questi Paesi è certamente l’Iran, e non può essere un caso che, proprio in questi giorni, Xi Jinping abbia preso una posizione chiara e netta in favore di Tehrān circa Piano d’Azione Globale Congiunto (Joint Comprehensive Plan of Action, JCPOA) sul nucleare iraniano. In una telefonata al suo omologo Hassan Rouhani, il capo di Stato cinese ha indatti dichiarato che “la Cina sostiene le ragionevoli richieste dell’Iran” ed “è pronta a rafforzare il coordinamento con l’Iran e salvaguardare gli interessi comuni di entrambe le parti”.

I due paesi si sostengono fermamente a vicenda su questioni che coinvolgono i loro rispettivi interessi fondamentali e le principali preoccupazioni, e hanno notevolmente consolidato la loro reciproca fiducia strategica e difeso risolutamente l’equità e la giustizia internazionale”, ha affermato Xi Jinping, secondo quanto riportato dal Quotidiano del Popolo. Anche per le relazioni sino-iraniane, il 2021 rappresenta un anniversario importante, quello dei cinquant’anni dell’istituzione di relazioni diplomatiche: “La Cina attribuisce grande importanza alle sue relazioni con l’Iran ed è disposta a lavorare con la parte iraniana per cogliere il 50° anniversario come un’opportunità per rafforzare la cooperazione in vari campi e spingere continuamente per un solido progresso nello sviluppo del loro partenariato strategico globale”, ha aggiunto Xi. Dal canto suo, Rouhani ha risposto che “L’Iran aderisce fermamente alla politica della Cina unica e sostiene fermamente la Cina nella salvaguardia della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale”, facendo riferimento alle questioni di Hong Kong e Taiwan.

Proprio nella giornata di oggi, poi, Xi Jinping ha avuto una conversazione telefonica anche con Nguyễn Xuân Phúc, la prima da quando quest’ultimo ha assunto la carica di presidente della Repubblica Socialista del Vietnam, nello scorso aprile. Secondo la nota ufficiale del ministero degli Esteri vietnamita, “i due hanno affermato l’importanza delle relazioni Vietnam-Cina per la loro politica estera e si sono congratulati a vicenda per i recenti successi”. Phúc ha affermato che il Vietnam ha raggiunto con successo i “doppi obiettivi” di sviluppo economico e controllo dell’epidemia, a deve ancora affrontare una serie di difficoltà e sfide e spera di trarre vantaggio dalla cooperazione con altri Paesi, compresa la Cina. I due presidenti hanno fatto anche riferimento all’annosa questione delle isole del Mar Cinese Meridionale, contese dai due Paesi, ma hanno concordato sul fatto che “i due Paesi dovrebbero mantenere la pace e la stabilità marittima e gestire le questioni marittime in conformità con la legge e sulla base delle regole del diritto internazionale, come la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, e continuare a coordinarsi nei forum multilaterali”. Xi ha affermato di attribuire grande importanza alle relazioni con il Vietnam e di voler continuare a rafforzare i legami amichevoli e di cooperazione tra i due Paesi al fine di sviluppare ulteriormente il partenariato strategico globale di cooperazione.

Sempre questo 25 maggio, ha avuto luogo anche un vertice virtuale tra Li Zhanshu, presidente del Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo Cinese, ed Esteban Lazo, presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba. Nel colloquio tra i due presidenti degli organi legislativi dei rispettivi Paesi, Li “ha ribadito il fermo sostegno di Pechino alla lotta del popolo cubano contro il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti e di fronte alla pandemia Covid-19”, come riporta l’agenzia cubana Prensa Latina. Da parte sua, Lazo ha ringraziato la Cina per la sua invariabile posizione contro l’assedio economico di Washington e ha sottolineato il contributo positivo di entrambe le assemblee al progresso dei legami bilaterali. Ha inoltre affermato che la Cina è un esempio riconosciuto dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale per i suoi risultati nella lotta contro la pandemia di Covid-19.

L’intensificarsi dell’attività diplomatica cinese su scala globale dimostra come Pechino sia sempre più un punto di riferimento quei Paesi che storicamente si oppongono all’egemonia imperialista statunitense, ma anche per decine di Paesi che solo di recente hanno rialzato la testa al fine di sottrarsi dalle grinfie di Washington. Nonostante le grandi differenze che possono esistere tra questi Paesi (socialisti, capitalisti, teocratici…), tutti sono uniti dal comune interesse di mettere definitivamente fine all’ordine mondiale a guida statunitense per fondarne uno nuovo, basato sul multilateralismo e la mutua cooperazione.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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