La seconda campagna di distanziamento sociale in Vietnam

A causa della quarta ondata della pandemia e della scoperta di una nuova variante del virus in Vietnam, molte province e città hanno dato il via a una seconda campagna di distanziamento sociale, per evitare il diffondersi del contagio su scala nazionale.

A partire dal 31 maggio, il Comitato del Popolo di Hồ Chí Minh City, la massima autorità cittadina, ha dato il via alla seconda campagna di distanziamento sociale, dopo quella che aveva avuto luogo nell’aprile dello scorso anno. La più grande città del Paese ha in questo modo seguito il percorso intrapreso da diverse province, che in questo modo stanno cercando di arginare la quarta e più vasta ondata pandemica vissuta dal Vietnam, dopo che, nella giornata del 25 maggio, era stato registrato il picco di 444 casi positivi in un solo giorno a livello nazionale.

In particolare, per quanto riguarda Hồ Chí Minh City, la situazione è diventata più severa a partire dal 27 maggio, quando le autorità hanno scoperto 25 casi positivi nel distretto periferico di Gò Vấp, di cui almeno 19 membri di una comunità religiosa cristiana denominata Revival Ekklesia Mission, una chiesa evangelica fondata negli anni ’90 che conta uno sparuto numero di fedeli (sono solo ventiquattro quelli registrati ufficialmente, mentre probabilmente ammontano a un centinaio in totale). Fino ad allora, in città erano stati rilevati solamente otto casi positivi nell’arco di due settimane.

Inizialmente, le autorità hanno deciso di isolare le aree coinvolte del distretto di Gò Vấp, ma ben presto si è scoperto che i 25 positivi avevano avuto contatti con persone o si erano spostati in almeno sedici altri distretti, con il rischio di infettare altre persone in tutta la città. Successivamente, inoltre, altri frequentatori della piccola chiesa di Gò Vấp sono risultati positivi.

La situazione è ulteriormente precipitata quando un nuovo focolaio è emerso nel distretto di Tân Phú, apparentemente non collegato con quello di Gò Vấp. Come se non bastasse, il 29 maggio, Nguyễn Thanh Long, titolare del ministero della Sanità, ha annunciato la scoperta di una variante ibrida di Covid-19, che presenta caratteristiche delle già note varianti indiana e britannica. La scoperta è stata effettuata dall’Istituto Nazionale di Igiene ed Epidemiologia attraverso il sequenziamento genetico su diversi pazienti. La delezione in questione ha assunto il nome in codice di Y144.

Lê Thị Quỳnh Mai, vicedirettore dell’istituto, ha sottolineato che tale mutazione non era ancora stata registrata a livello internazionale, e dunque si tratta di una scoperta da attribuire a pieno titolo agli scienziati vietnamiti. Nello specifico, si parla di una variante attribuibile al ceppo della variante indiana (B.1.617.2), che tuttavia presenta una mutazione derivante dalla variante britannica (B.1.1.7). Questo significa che la nuova variante ibrida ha le caratteristiche di maggior trasmissibilità tipiche della variante britannica, ma anche quelle di maggior resistenza agli anticorpi della variante indiana. Le autorità vietnamite hanno provveduto a comunicare la scoperta al GISAID, una sorta di database internazionale dei dati genomici dei virus a disposizione degli scienziati di tutto il mondo.

Come detto, tutti questi fattori messi insieme hanno portato il Comitato del Popolo di Hồ Chí Minh City a scegliere la strada della seconda campagna di distanziamento sociale per la durata di almeno due settimane. Nguyễn Thành Phong, presidente del Comitato del Popolo, ha annunciato l’applicazione della direttiva 16, precedentemente valida per il solo distretto di Gò Vấp, a tutta la città. In particolare, la direttiva non consente assembramenti di più di due persone in pubblico e chiede alle persone di uscire di casa solo per le emergenze, ovvero per l’acquisto di cibo e medicine, o per recarsi al lavoro in fabbriche, stabilimenti produttivi e imprese che coinvolgono beni e servizi “essenziali”.

La città deve accettare la misura di distanziamento sociale per la protezione a lungo termine”, ha dichiarato Nguyễn Văn Nên, segretario cittadino del Partito Comunista. “Il periodo di due settimane può essere piuttosto lungo, ma non c’è altra soluzione. Dobbiamo prendere in considerazione possibili scenari peggiori per la città”.

La città ha inoltre pianificato un programma di test di massa su larga scala, prevedendo di raccogliere 100.000 campioni al giorno, il doppio dell’attuale capacità di 50.000, per rilevare rapidamente i casi e controllare la diffusione del virus. La città ha attualmente più di 400 squadre di campionamento in tutta la città, ma il dipartimento della sanità mobiliterà circa 400 studenti aggiuntivi delle università di medicina per eseguire test di massa rapidi. Hồ Chí Minh City dispone di cinque ospedali specializzati nel trattamento del Covid-19: Chợ Rẫy, il più grande ospedale di tutto il Vietnam, Củ Chi, Cần Giờ, l’Ospedale Pediatrico di Hồ Chí Minh e l’Ospedale per le malattie tropicali. Al momento, la capacità di posti letto per i pazienti da Covid-19 è pari a 970, ma sono stati previsti ospedali da campo per prendere in cura fino a 5.000 pazienti.

La polizia nel distretto di Gò Vấp ha inoltre aperto un’indagine penale sulla Revival Ekklesia Mission, il cui focolaio è stato collegato a oltre 200 casi positivi in tutta la città e in altre province. Indagini preliminari hanno stabilito che questo gruppo non ha rispettato le misure preventive di Covid-19: secondo le testimonianze, i membri della congregazione religiosa si riunivano in uno spazio piccolo e poco ventilato, e non indossavano mascherine.

Il ministero degli Interni ha proposto la revoca della licenza della Revival Ekklesia Mission, nel caso in cui tali elementi dovessero essere confermati. Il gruppo attualmente dispone di una licenza come organizzazione locale, e non come congregazione religiosa, dunque non è un gruppo religioso riconosciuto dal governo vietnamita, pur autodefinendosi una congregazione cristiana. Il comunicato del ministero ha anche specificato che “sebbene i leader del gruppo si definiscano pastori, ciò è inaccurato, poiché solo le religioni riconosciute dal governo possono detenere il titolo di «pastore»”. Il ministro della Sanità, Nguyễn Thanh Long, ha anche dichiarato che il focolaio della Revival Ekklesia Mission è “il più pericoloso“ e “il più difficile da controllare”, tra quelli fino a ora registrati in Vietnam. 

Nonostante tutto, vale la pena di ricordare che i numeri registrati in Vietnam restano ancora decisamente controllati rispetto alla maggioranza del pianeta. Al 2 giugno, il paese ha registrato 7.625 casi positivi e appena 48 decessi su una popolazione di 98 milioni di abitanti. Secondo un modello matematico presentato da un ex docente dell’Accademia militare, il Vietnam potrebbe tornare a registrare zero casi positivi già tra fine luglio e inizio agosto.

La tendenza del Vietnam è comunque in linea con quelli degli altri Paesi della regione dell’Asia sudorientale: Cambogia, Laos, Malesia, Thailandia e Timor Est hanno a loro volta fatto registrare un aumento superiore al 100% nel numero di casi positivi nell’ultimo mese. La Thailandia, per esempio, ha superato i mille morti lo scorso 30 maggio, mentre a fine aprile erano poco più di duecento, con un aumento del 500% nell’arco di un mese. La Malesia ha visto un’impennata meno netta dei casi positivi e delle morti, ma dal 1° giugno il governo ha decretato il “lockdown totale”.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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