Nuova pesante sconfitta per le destre in Cile

Il secondo turno delle elezioni regionali cilene ha confermato il verdetto delle elezioni per l’Assemblea Costituente.

Domenica 13 giugno, milioni di elettori cileni sono stati chiamati nuovamente alle urne per il secondo turno delle elezioni regionali, che riguardavano tredici delle sedici regioni che compongono il Paese sudamericano. Il 15 e 16 maggio, infatti, si era svolto il primo turno in corrispondenza con le elezioni per l’Assemblea Costituente, ma solamente in tre regioni si era avuto un verdetto definitivo per la scelta del governatore.

Al primo turno, infatti, i candidati socialisti Andrea Macías e Jorge Flies si erano imposti rispettivamente nelle regioni di Aysén e Magallanes, la più meridionale del territorio cileno, mentre Rodrigo Mundaca della coalizione di sinistra del Frente Amplio si era aggiudicato la vittoria nell’importante regione di Valparaíso. Questi candidati furono gli unici in grado di superare la soglia del 40%, necessaria, secondo la legge elettorale cilena, per non andare al secondo turno.

Nell’appuntamento del 13 giugno, i partiti di destra speravano di prendersi una piccola rivincita dopo la pesante sconfitta subita a maggio nelle elezioni dell’Assemblea Costituente, che ha visto la netta predominanza dei candidati indipendenti e di sinistra. Il presidente Sebastián Piñera ha apertamente invitato i cittadini a recarsi alle urne, nella speranza di favorire in questo modo i candidati della coalizione conservatrice Chile Vamos, composta dai partiti che lo sostengono, a partire da Renovación Nacional (RN), la forza dalla quale egli stesso proviene.

L’attesa principale riguardava soprattutto la regione metropolitana di Santiago, dopo che a maggio aveva avuto luogo un evento storico per la politica cilena, l’elezione della comunista Irací Hassler nel ruolo di sindaco della capitale. A sfidarsi per il governo della regione metropolitana sono stati il candidato di centro-sinistra Claudio Orrego, del Partido Demócrata Cristiano (PDC), sostenuto dalla coalizione Unidad Constituyente, della quale fa parte anche il Partido Socialista de Chile (PS), e Karina Oliva della lista Comunes, sostenuta dal Frente Amplio. A vincere è stato Orrego (52,7%), ma resta il fatto che la destra è rimasta a guardare, visto che Catalina Parot era giunta solamente quarta al primo turno.

Nel complesso, la coalizione di centro-sinistra Unidad Costituyente ha ottenuto un importante risultato in tutto il Paese, conquistando il governo in dieci regioni su sedici. Oltre a quelle già citate, va segnalata l’importante vittoria nella regione di Antofagasta, dove Ricardo Díaz ha ottenuto un impressionante 72%, dominando il suo omonimo Marco Díaz, candidato di RN molto vicino al presidente Piñera.

Per quanto riguarda la sinistra, il Frente Amplio ha ottenuto un altro successo dopo quello conquistato al primo turno a Valparaíso. José Carvajal (in foto), esponente della lista Comunes, è infatti stato eletto governatore della regione settentrionale di Tarapacá, battendo con il 57% delle preferenze il candidato di centro-sinistra Marco Pérez. Il Frente Amplio può comunque dirsi soddisfatto, avendo conquistato due regioni ed avendo raggiunto il ballottaggio a Santiago, nonostante avesse presentato solo sei candidati.

La coalizione filogovernativa Chile Vamos è invece, ancora una volta, la grande sconfitta. Presente in tutte le sedici regioni con i suoi candidati, il raggruppamento di centro-destra ha raggiunto sette ballottaggi, ma è uscita vincitrice unicamente in Araucanía, dove Luciano Rivas (58,2%) ha sconfitto Eugenio Tuma, della formazione di centro-sinsitra Partido por la Democracia (PPD).

La sorpresa è invece arrivata dalla regione centrale di Coquimbo, che ha regalato una storica vittoria al Partido Ecologista Verde (PEV), con la candidatura di Krist Naranjo. La vittoria della candidata ecologista è in piena sintonia con le preoccupazioni di molti elettori circa i temi ambientali, che saranno un argomento di dibattito anche in seno all’Assemblea Costituente. Alcuni elettori hanno recentemente presentato un documento secondo il quale “la nuova Costituzione dovrebbe garantire l’acqua come risorsa per il bene comune, considerandone l’accesso come un diritto umano” e “la natura deve essere considerata un soggetto di diritto, come una persona nuova nell’ordinamento giuridico, per conseguire la sua effettiva protezione, ripristino e conservazione contro i danni causati dalla società”. Il testo in questione afferma anche che “bisogna impedire che la proprietà privata sia al di sopra del bene comune e del buon vivere delle generazioni del presente e del futuro”.

Infine, le regioni di Atacama e Biobío hanno visto la vittoria di due candidati indipendenti, rispettivamente Miguel Vargas e Rodrigo Díaz.

I nuovi governatori entreranno ufficialmente in carica il prossimo 14 luglio.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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