Moldova: i socialisti perdono la maggioranza parlamentare

Le elezioni legislative hanno consegnato la maggioranza ai filoeuropeisti di centro-destra che fanno capo alla presidente Maia Sandu.

Dopo l’elezione di Maia Sandu alla presidenza, nello scorso novembre, a dicembre il primo ministro Ion Chicu ha rassegnato le proprie dimissioni dalla guida del governo della Moldova. Questo ha permesso di evitare uno scontro istituzionale tra la presidenza, ora nelle mani della leader del Partito dell’Azione e della Solidarietà (Partidul Acțiune și Solidaritate, PAS), una forza di centro-destra liberista e filoeuropeista, e un governo retto da una maggioranza di centro-sinistra, composta dal Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldova (Partidul Socialiștilor din Republica Moldova, PSRM), filorusso ed euroscettico, e dal Partito Democratico di Moldova (Partidul Democrat din Moldova, PDM).

In questa situazione, Sandu ha tentato di accelerare i tempi per andare ad elezioni anticipate, sapendo che con ogni probabilità il suo partito avrebbe ottenuto la vittoria. Dopo che il parlamento ha respinto i nomi dell’ex ministro delle Finanze, Natalia Gavrilița, e del deputato Igor Grosu, il capo di Stato ha potuto ufficialmente sciogliere il parlamento unilaterale e fissare la data delle nuove elezioni all’11 luglio, non prima di essere entrata in contrasto con il parlamento, che aveva votato l’approvazione di due mesi di stato d’emergenza per la pandemia, il che avrebbe ulteriormente rinviato la data del voto.

Come previsto, le elezioni hanno premiato il PAS di Maia Sandu, che ha conquistato la maggioranza assoluta dell’emiciclo di Chișinău. Con il 52,80% delle preferenze, la formazione di centro-destra è passata da quindici a 63 seggi, un numero più che sufficiente per formare un governo, visto che il parlamento moldavo è composto in totale da 101 scranni. Il PSRM, presentatosi in coalizione con il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova (Partidul Comuniștilor din Republica Moldova, PCRM) sotto l’egida del Blocco Elettorale dei Comunisti e dei Socialisti (Blocul electoral al Comuniștilor și Socialiștilor, BECS), si è fermato al 27,17%, eleggendo 27 deputati, tre in meno della precedente legislatura.

Solamente un’altra lista ha superato la soglia di sbarramento del 5%: si tratta del Partito Șor, forza nazionalconservatrice guidata da Ilan Șor, che ha eletto sei deputati con il 5,74% dei consensi. Viene completamente spazzato via, invece, il PDM, che da forza di governo si ritrova ad essere un partito extraparlamentare, avendo perso tutti i propri trenta seggi, con appena l’1,18% delle preferenze. Fuori anche il Partito Politico “Piattaforma Dignità e Verità” (Partidul Politic „Platforma Demnitate și Adevăr”), di centro-destra, che in precedenza aveva undici deputati, ma che questa volta non è andato oltre il 2,33%.

Da notare che meno della metà degli aventi diritto ha deciso di recarsi alle urne, con un’affluenza pari al 48.41%, in linea con quella della precedente tornata delle elezioni legislative.

Nei prossimi giorni, dunque, Igor Grosu dovrebbe essere nominato primo ministro dalla presidente Maia Sandu. Sulla necessità di formare un nuovo esecutivo al più presto possibile, del resto, sono d’accordo entrambi i principali partiti della politica moldava. Anche l’ex presidente Igor Dodon, socialista, ha affermato che “la situazione nel Paese è molto difficile, richiede decisioni tempestive, per le quali è necessario formare il governo già entro agosto, e dare un segnale di cooperazione ai partner stranieri“, come riportato dall’agenzia stampa russa TASS. “Come ha dimostrato l’esperienza di altri Paesi, stiamo affrontando una nuova ondata di pandemia, più dura delle precedenti. È necessario accelerare la vaccinazione, per fornire ai medici tutto ciò di cui hanno bisogno“, ha sottolineato.

Una Moldova controllata interamente dal PAS potrebbe però vedere un netto cambiamento di rotta nella politica estera del Paese, nonostante le rassicurazioni di Maia Sandu. Dopo la politica filorussa del PSRM, il timore è che il nuovo governo cancelli tutto quanto di fatto negli ultimi anni per rivolgersi a Occidente. Ad esempio, il governo di sinistra stava trattando con Mosca per la fornitura di un milione di dosi del vaccino Sputnik V: cosa accadrà ora?

Non è un caso che l’ex presidente Dodon abbia espresso preoccupazione per l’ingerenza dell’Occidente negli affari politici interni della Moldova, compreso il processo elettorale: “I Paesi occidentali da anni finanziano su larga scala nel nostro Paese la cosiddetta società civile, i media, alcune forze politiche che apertamente portano avanti i propri interessi attraverso fondi e Ong“, ha spiegato a TASS. Dodon ha in particolare puntato il dito contro l’ambasciatore statunitense Dereck Hogan.

L’intento degli Stati Uniti e dell’Unione Europea è chiaramente quello di strappare definitivamente la Moldova dall’orbita della Russia, “per intraprendere con fermezza la strada dell’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO“, come affermato dallo stesso ex capo di Stato.

Nonostante le parole di Sandu, dunque, il blocco atlantista sta cercando concretamente di allargare ulteriormente i propri confini a Oriente, dove oramai ben pochi Stati sfuggono ai tentacoli della piovra imperialista che ha la propria testa a Washington. Il passaggio della Moldova al campo atlantista creerà non pochi problemi anche all’autoproclamata Repubblica Moldava di Pridnestrovie, meglio nota come Transnistria, che ora si trova schiacciata tra due Paesi ostili, come la Moldova e l’Ucraina.

Ufficialmente, il futuro primo ministro Igor Grosu ha dichiarato che le relazioni con la Russia saranno basate sul “rispetto reciproco”. “Siamo pronti a costruire relazioni normali con la Russia. Pronti per la cooperazione”, ha affermato Grosu. Dodon, invece, non sembra concordare: “Penso che con rammarico ci siamo lasciati alle spalle il periodo di buoni rapporti che abbiamo avuto negli ultimi quattro anni“, ha affermato, ricordando l’infausto bienno 2014-2015, “quando siamo rimasti praticamente senza mercati di vendita e quando i diplomatici russi venivano espulsi da Chișinău”.

Marija Zacharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto che la Russia “rispetta i risultati elettorali e spera che promuovano un accordo interetnico nella società moldava”. “Ribadiamo la nostra disponibilità per lo sviluppo di una cooperazione globale con il nuovo parlamento e governo moldovo. Speriamo in un’attuazione coerente degli attuali accordi russo-moldavi e in un’ulteriore partecipazione attiva della Moldova ai processi di integrazione all’interno della Comunità degli Stati Indipendenti”, ha aggiunto. Tuttavia, Zacharova ha ricordato che durante la campagna elettorale il ministero degli Esteri russo “ha ripetutamente espresso rammarico per i casi di ingerenza straniera nei processi politici interni della Moldova da parte degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri“.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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