Lukašėnka: “Integrazione con la Russia senza perdita di sovranità”

Dopo un anno di assalti da parte delle forze reazionarie, Aljaksandr Lukašėnka è ancora il presidente della Bielorussia, ed ha in mente importanti piani per il futuro del suo Paese.

Un anno di assalti da parte dei reazionari bielorussi, sostenuti dagli imperialisti europei e nordamericani, non sono stati sufficienti a provocare la caduta di Aljaksandr Lukašėnka. La Bielorussia non è stata il teatro di una nuova rivoluzione colorata, e la preparazione ideologica del popolo bielorusso si è dimostrata sufficientemente solida per evitare tragedie come quelle che hanno sconvolto e sconvolgono la vicina Ucraina. Inoltre, la Federazione Russa ha certamente giocato un ruolo fondamentale nel dissuadere ulteriori ingerenze straniere in Bielorussia.

Mosca e Minsk, un tempo unite sotto la bandiera sovietica, parlavano da tempo di una riunificazione, senza però definirne realmente i termini. Grandi passi sono invece stati fatti dal punto di vista dei rapporti bilaterali, stabilendo importanti relazioni in campo economico e militare. Tuttavia, proprio in seguito alle aggressioni ordite contro la Bielorussia, la questione della possibile riunificazione politica è tornata nuovamente alla ribalta, in quanto molti la consideravano come l’unico modo per la Bielorussia di difendersi dagli assalti esterni. Con l’espansione aggressiva dell’atlantismo verso Oriente, infatti, la Bielorussia è oramai l’ultimo baluardo filorusso in quello che un tempo era il Patto di Varsavia.

Nella giornata del 9 agosto, Lukašėnka è tornato sul tema della possibile riunificazione con la Russia. “Minsk non si oppone all’integrazione con la Russia all’interno dello Stato dell’Unione, ma questa mossa non deve implicare alcuna perdita della statualità e della sovranità della Repubblica”, ha affermato il leader bielorusso. Parole che del resto ribadiscono una posizione che lo stesso presidente bielorusso aveva già espresso nello scorso mese di febbraio, quando aveva detto: “Oggi dichiariamo apertamente la nostra disponibilità per un ulteriore lavoro sostanziale sul miglioramento della cooperazione interindustriale all’interno dello Stato dell’Unione, prendendo in considerazione l’interesse reciproco e basandosi sull’uguaglianza di entrambi i membri dell’Unione”. Dunque, un rapporto tra pari, e non l’annessione della Bielorussia da parte di Mosca.

Questa volta, Lukašėnka è stato ancora più esplicito, affermando che “ci sono stati segnali sul fatto che l’integrazione possa essere vista come l’incorporazione della Bielorussia nella Russia”. “Siamo uno Stato sovrano e indipendente – ha ribadito -. Qualsiasi unione si basa su pari condizioni e uguaglianza”.

Nel suo discorso, il presidente bielorusso ha anche puntato il dito contro la vicina Ucraina, che sin dall’inizio ha fatto di tutto per promuovere un processo di regime change a Minsk. Il presidente Volodymyr Zelens’kyj ha dimostrato di essere un agente dell’occidente, una spina nel fianco della Bielorussia. “Perché lei sta addestrando militanti in Ucraina e contrabbanda armi qui? Le armi provengono principalmente dall’Ucraina”, ha accusato Lukašėnka, puntando il dito direttamente verso il proprio omologo Zelens’kyj. Il governo ucraino sta infatti approfittando del lungo confine condiviso dai due Paesi e dalla difficoltà di controllare lo stesso da parte delle autorità bielorusse: “Sono vicini, parenti. Si spostano dal nord dell’Ucraina al sud della Bielorussia. Non posso vietargli di andare in giro. Come può essere vietato, quando si tratta di un villaggio, di una città, di parenti, di persone vicine?”, ha detto Lukašėnka.

Al contrario, il batka si è mostrato molto più disponibile a ristabilire buoni legami con la Lituania, altro Paese confinante accusato di ingerenze nel corso degli eventi dell’ultimo anno. “La Bielorussia e la Lituania potrebbero ripristinare relazioni normali, se Vilnius non avanzerà alcuna precondizione”, ha detto al riguardo Lukašėnka. “La Lituania non ha il diritto di stabilire condizioni per la Bielorussia. Minsk non ha mai commesso atti ostili contro Vilnius”. Il governo bielorusso è dunque pronto a ristabilire le relazioni bilaterali, ma in quanto Stato sovrano non può accettare che altri governi dettino condizioni che riguardano unicamente la politica interna bielorussa: “Le richieste di alcuni politici lituani di liberare i prigionieri politici in Bielorussia sono infondate. Ci occuperemo dei nostri prigionieri da soli”. Attualmente – va ricordato – Minsk e Vilnius non hanno nessun rapporto bilaterale, in quanto il governo lituano non ha riconosciuto la vittoria di Lukašėnka alle ultime elezioni presidenziali, e anzi considera la leader dell’opposizione Svjatlana Cichanoŭskaja come rappresentante legittima della Bielorussia.

Se Aljaksandr Lukašėnka si mostra quanto meno disponibile al dialogo, le potenze occidentali continuano con le proprie politiche imperialiste ed aggressive, volte unicamente a rovesciare il legittimo governo bielorusso. Proprio nelle stesse ore in cui il presidente rilasciava queste dichiarazioni, il Regno Unito ha introdotto un nuovo pacchetto di sanzioni economiche, commerciali e aeronautiche contro il governo della Bielorussia, giustificandolo con “il continuo indebolimento della democrazia e le violazioni dei diritti umani“, secondo quanto si legge nel comunicato dal governo londinese. Il Regno Unito ha anche introdotto sanzioni contro l’uomo d’affari russo Michail Guceriev, a causa dei suoi rapporti con il presidente bielorusso: “Michail Guceriev è un importante uomo d’affari russo, uno dei principali investitori privati ​​in Bielorussia e un collaboratore di lunga data di Aljaksandr Lukašėnka, responsabile di gravi violazioni dei diritti umani in Bielorussia. Guceriev ha fornito sostegno al governo della Bielorussia e ai suoi gravi violazioni dei diritti umani e repressione della società civile e dell’opposizione democratica, anche attraverso l’uso dei suoi interessi commerciali“, afferma il documento.

Parimenti, il presidente statunitense Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo che amplia le sanzioni introdotte in precedenza dalla sua amministrazione contro la Bielorussia, “constatando che le attività dannose e gli abusi di lunga data del regime bielorusso miravano a sopprimere la democrazia e l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Bielorussia, comprese le attività illecite e oppressive derivanti dalle elezioni presidenziali bielorusse del 9 agosto 2020 e dalle sue conseguenze, come l’eliminazione dell’opposizione politica e delle organizzazioni della società civile […] costituiscono una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti”.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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