Abbattere il capitalismo per salvare il pianeta

Non è l’azione dell’uomo in sé a causare la crisi climatica, ma la natura del sistema capitalista, i cui benefici vanno solamente ad un ristretto gruppo di individui, a discapito del resto dell’umanità e dell’intero pianeta.

Fin dai tempi della civiltà industriale, l’umanità ha creato enormi ricchezze materiali. Tuttavia, ciò ha comportato un aumento dello sfruttamento delle risorse naturali, che ha sconvolto l’equilibrio nell’ecosistema terrestre e messo a nudo le crescenti tensioni nel rapporto uomo-natura. Negli ultimi anni, il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, il peggioramento della desertificazione e i frequenti eventi meteorologici estremi hanno posto gravi sfide alla sopravvivenza e allo sviluppo dell’umanità. L’attuale pandemia di Covid-19 ha aggiunto difficoltà allo sviluppo economico e sociale in tutti i Paesi. Di fronte a sfide senza precedenti nella governance ambientale globale, la comunità internazionale deve elaborare ambizioni e azioni senza precedenti. Dobbiamo agire con senso di responsabilità e unità e lavorare insieme per promuovere una comunità di vita per l’uomo e la natura”.

Queste parole vennero pronunciate del presidente cinese Xi Jinping lo scorso 22 aprile, in occasione del vertice sul clima. L’emergenza del riscaldamento globale è oramai universalmente riconosciuta, e sta colpendo tutto il pianeta con fenomeni estremi e distruttivi: temperature elevatissime, incendi indomabili, piogge torrenziali e inondazioni catastrofiche hanno colpito tutti i continenti, dal Canada all’Australia, dalla Germania alla Cina, tenendo solamente conto dei fenomeni registrati nelle ultime settimane. E la situazione non sembra destinata a migliorare se non ci sarà un’azione immediata da parte dei governi, in particolare da parte di quei Paesi a capitalismo avanzato le cui classi dominanti, negli ultimi tre secoli, hanno goduto dei benefici di questo sistema economico iniquo e distruttivo.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) pubblicato lunedì, i cambiamenti climatici aumenteranno in tutte le regioni e nel futuro prossimo avranno luogo ondate di calore crescenti, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Altri fenomeni riguardano l’intensificazione del ciclo dell’acqua, portando piogge più intense e inondazioni, ma anche siccità in altre regioni del pianeta. Secondo questo rapporto, le aree costiere vedranno un continuo innalzamento del livello del mare per tutto il 21° secolo, contribuendo a inondazioni costiere più frequenti e gravi nelle aree pianeggianti e all’erosione costiera. Le variazioni estreme del livello del mare, che normalmente avvengono ogni secolo, potrebbero presto verificarsi ogni anno.

La responsabilità dell’attività industriale è oramai fuor di dubbio. Tuttavia, non bisogna cadere nell’errore di puntare il dito in maniera indistinta contro tutto il genere umano: i veri responsabili sono i capitalisti di tutto il mondo, che stanno sacrificando la specie umana e la vita sul pianeta per il proprio sporco profitto. Il rapporto dell’IPCC stabilisce che le emissioni di gas serra delle attività umane sono responsabili dell’aumento della temperatura di quasi 1,1 °C rispetto al periodo 1850-1990. Il rapporto ha sottolineato che molti dei cambiamenti osservati nel clima sono senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni cambiamenti già avviati – come il continuo innalzamento del livello del mare – sono irreversibili nel corso di centinaia o migliaia di anni. Questo significa che, anche se dovessimo portare le emissioni a zero già da domani, alcuni di questi fenomeni continueranno comunque ad imperversare per decine di generazioni. Tuttavia, se non verrà fatto nulla, le conseguenze saranno ancora più catastrofiche.

I Paesi occidentali a capitalismo avanzato continuano a scaricare le proprie responsabilità sui Paesi in via di sviluppo, la cui colpa sarebbe quella di cercare di colmare un gap causato in decenni di politiche imperialiste e colonialiste perpetrate dall’Europa occidentale e degli Stati Uniti. Spesso, la stampa ed i governi occidentali accusano la Cina di essere il primo inquinatore del mondo, dimenticando che in Cina vive il 18% della popolazione mondiale, più di tutta l’Europa e del Nord America messi insieme. Se andiamo a calcolare l’impronta ecologica di ciascun Paese, vediamo che Paesi come Australia, Canada e Stati Uniti hanno un dato superiore ad 8 ettari per persona, mentre il Regno Unito si ferma poco sotto. Paesi Europei come Germania, Francia e Italia si situano intorno a quota 5, mentre la Cina ha un’impronta ecologica pari a 3.38 ettari pro capite. Un numero certamente superiore alla biocapacità del nostro pianeta (1.63 ettari pro capite), che del resto ad oggi viene rispettata da pochissimi Paesi al mondo, quasi tutti Paesi a reddito basso.

È lo stile di vita opulento dei Paesi occidentali che ha contribuito principalmente alle massicce emissioni di carbonio. Forse è il momento di fare i conti con le loro opulente emissioni, che sono le emissioni extra di carbonio generate dai lussi, distinguibili dai bisogni essenziali”, scrive Zheng Guichu sulle pagine del Global Times. Nello stesso articolo, si nota come il consumo di elettricità delle famiglie statunitensi sia sei volte superiore a quello delle famiglie cinesi, insieme ad altri dati statistici che dimostrano come sia il capitalismo occidentale a mettere a repentaglio la vita sulla Terra. “Questi numeri fanno luce sullo stile di vita ad alto contenuto di carbonio dei Paesi sviluppati, in particolare degli Stati Uniti, che apprezzano la vita nel lusso rispetto alla riduzione delle loro emissioni per un bene più grande”.

Zheng Guichu ricorda come “i risultati di una ricerca delle Nazioni Unite del 2017 abbiano mostrato che i Paesi europei e nordamericani, che rappresentavano meno del 20% della popolazione mondiale, erano responsabili del 60% dello spreco alimentare globale. Non c’è da meravigliarsi che molti paesi occidentali ricchi come Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti siano tra i primi dieci produttori mondiali di rifiuti alimentari”. Lo stile di vita occidentale, dalla produzione di beni superflui alla dieta alimentare, passando per l’utilizzo compulsivo di mezzi di trasporto privati, tutti fenomeni istigati dal sistema capitalista, sono la principale causa del riscaldamento globale: “La dieta a base di carne degli occidentali lascia un’elevata impronta di carbonio. Il bestiame produce gas come il metano e il consumo di carne crea molte più emissioni di carbonio rispetto al consumo di frutta o verdura. […] Le statistiche sulla proprietà delle auto mostrano che nel 2019 gli americani hanno 0,8 veicoli a persona, quattro volte superiori a quelli cinesi. Nel 2016, il 21% delle famiglie americane possedeva tre o più auto”.

Certamente, la Cina deve a sua volta ridurre al più presto le emissioni di carbonio, ed il governo si è impegnato a farlo con un piano che prevede scadenze precise, mentre i Paesi occidentali continuano a giocare a scaricabarile. Nel settembre 2020, la Cina ha preso l’iniziativa di impegnarsi per ridurre le emissioni di anidride carbonica dopo il 2030 e raggiungere la neutralità prima del 2060, nonostante Pechino sia solamente al 48° posto nell’elenco dei Paesi per emissioni pro capite. La Cina ha dovuto aumentare le proprie emissioni per garantire lo sviluppo del Paese ed il miglioramento degli standard di vita della popolazione, ma nonostante questo non ha mai raggiunto i livelli dell’Occidente capitalista in fatto di emissioni, sprechi e produzione di rifiuti. Ma ora la Cina è pronta ad invertire la rotta, mentre i primi responsabili della distruzione del pianeta preferirebbero vedere la fine della vita sulla Terra piuttosto che rinunciare alla propria disgustosa opulenza.

La soluzione non può che essere l’abbattimento dell’intero sistema capitalista, e la costruzione di un nuovo sistema economico socialista più equo e rispettoso dell’uomo, della natura e del pianeta.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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