Afghanistan: nasce il governo dell’Emirato Islamico guidato dai talebani

I talebani hanno reso nota la formazione del nuovo governo dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, considerato come un governo provvisorio in vista della stesura della nuova carta costituzionale.

Nella giornata di martedì 7 settembre è arrivato il tanto atteso annuncio della formazione del governo dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, il nuovo Stato afghano guidato dai talebani dopo la destituzione del presidente Ashraf Ghani. Il portavoce dei talebani Zabiullah Mujahid ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha reso pubblici i nomi degli esponenti del nuovo governo, definito temporaneo dallo stesso Mujahid, che sarà guidato dal mullah Mohammad Hassan Akhund (in foto) nel ruolo di primo ministro, mentre i mullah Abdul Ghani Baradar e Abdul Salam Hanafi saranno rispettivamente il suo primo e secondo vice. Il leader supremo dei talebani resta comunque Haibatullah Akhundzada, che occupa il ruolo di capo di Stato de facto.

Tra le altre cariche, Amir Khan Mottaqi è stato nominato ministro degli Esteri, il mullah Yaqoob è diventato il nuovo ministro della Difesa, Sirajuddin Haqqani è stato nominato ministro dell’Interno, mentre il ministero della Cultura e dell’Informazione sarà guidato dallo stesso portavoce Mujahid. Infine, Mawlawi Noorullah Munir è stato nominato Ministro dell’Istruzione, Mohammad Hanif è diventato Ministro dell’Economia e il mullah Mohammad Idris è stato nominato nuovo capo della Banca Centrale.

Analizzando la composizione del governo talebano, si può notare come quattordici dei trentatré membri che lo compongono, compreso il nuovo primo ministro, siano reduci dalla precedente esperienza dell’Emirato Islamico, tra il 1996 ed il 2001, prima dell’invasione militare statunitense. Gli altri diciannove sono invece alla loro prima esperienza all’interno del governo, compresi il ministro degli Esteri, Amir Khan Mottaqi, e il ministro dell’Interno, Sirajuddin Haqqani. Quasi tutti hanno una formazione militare ed occupano alti gradi all’interno dell’esercito talebano.

Successivamente, Abdul Qader Zazai Watandost, segretario generale della camera bassa del parlamento afghano, ha affermato che il nuovo governo provvisorio avrà una durata di massimo due anni, nel corso dei quali i talebani procederanno alla redazione del nuovo testo costituzionale. In seguito alla nomina del governo, è intervenuto anche Akhundzada, che nella sua dichiarazione si è congratulato con il popolo afghano per la liberazione dal dominio straniero ed ha affermato che i lavori del nuovo governo dovranno iniziare il prima possibile.

Il nuovo governo ha immediatamente ricevuto le critiche da parte dell’inviato afghano presso le Nazioni Unite, Ghulam Isaczai, che era stato nominato dal precedente governo della Repubblica Islamica. Secondo Isaczai, “il nuovo governo nominato dai talebani è tutt’altro che inclusivo”. “Chiediamo a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite di aiutarci a promuovere una cultura di pace in Afghanistan. Chiediamo di continuare a respingere il ripristino dell’Emirato islamico, di chiedere ai talebani di rispondere delle loro violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario, di insistere su un governo inclusivo e tracciare una linea rossa fondamentale per quanto riguarda il trattamento dei talebani nei confronti di donne e ragazze e il rispetto dei loro diritti“, ha proseguito il diplomatico.

Affermando che il nuovo governo “è tutt’altro che inclusivo”, Isaczai probabilmente si riferiva soprattutto al fatto che il nuovo esecutivo non include rappresentanti delle numerose minoranze etniche che popolano il Paese dell’Asia centrale. “Se i talebani non riescono a coinvolgere i gruppi etnici nel governo del Paese, lo Stato Islamico avrà un’altra possibilità, perché alcune di queste persone radicali volteranno le spalle ai talebani per optare per progetti politici alternativi”, ha dichiarato il direttore generale del Consiglio per gli affari internazionali russo, Andrej Kortunov, interpellato dall’agenzia TASS. “La domanda è fino a che punto questo nuovo governo sarà inclusivo e rappresentativo. In altre parole, se sarà un’amministrazione di soli talebani e, in caso affermativo, quale sarà l’equilibrio tra i leader moderati e quelli più radicali al suo interno“, ha aggiunto.

Se circa il 38,5% della popolazione afghana è composto da membri dell’etnia pashtun, sono almeno quattordici i gruppi etnici minoritari che popolano il Paese, quanto meno quelli riconosciuti ufficialmente. Il nord dell’Afghanistan, in particolare, è popolato da tagiki (21,3% della popolazione totale) e uzbeki (6%), popolazioni che insieme ai turkmeni (1,2%) provengono da ex repubbliche sovietiche che sono preoccupate per le loro sorti. Un’altra etnia molto importante è quella hazara, di origine persiana, che rappresenta il secondo gruppo più popoloso del Paese, con il 24,5% della popolazione totale, e la cui rivalità con i pashtun ha portato in passato a sanguinosi conflitti etnici. Secondo molti analisti, la composizione del governo afghano rifletterebbe anche la forte influenza esercitata dal Pakistan sui talebani: Islamabad avrebbe infatti esercitato pressioni per includere nomi come quello di Sirajuddin Haqqani, considerato particolarmente vicino al governo di quel Paese.

In seguito all’annuncio, non si sono fatte attendere le reazioni da parte degli altri membri della comunità internazionale. “È importante per noi vedere quali sono i primi e gli ulteriori passi di questo governo e come si sviluppa la situazione in Afghanistan“, ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, giudicando prematuro un riconoscimento del nuovo governo da parte della Russia.

Abbiamo visto l’annuncio e lo stiamo valutando. Notiamo che l’elenco dei nomi annunciato consiste esclusivamente di individui che sono membri dei talebani o dei loro stretti collaboratori e nessuna donna“, è stata invece la reazione del Dipartimento di Stato degli USA. “Siamo anche preoccupati per le affiliazioni e i precedenti di alcuni individui“. “Tuttavia, giudicheremo i talebani dalle loro azioni, non dalle parole. Abbiamo chiarito la nostra aspettativa che il popolo afghano meriti un governo inclusivo“, ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato. “Continueremo a far sì che i talebani rispettino i loro impegni per consentire un passaggio sicuro a cittadini stranieri e afghani con documenti di viaggio, compreso il permesso di voli attualmente pronti a partire dall’Afghanistan verso destinazioni concordate“.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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