Norvegia: vincono i laburisti, risultato storico per i comunisti

Il primo ministro Erna Solberg ha dovuto concedere la sconfitta ai laburisti di Jonas Gahr Støre, che torneranno a governare la Norvegia dopo otto anni. Eletti anche otto deputati comunisti.

Come DanimarcaFinlandiaIslanda e Svezia, presto anche la Norvegia sarà governata dal centro-sinistra, andando a dare una tonalità monocromatica a tutti i cinque Paesi dell’Europa settentrionale. Le elezioni legislative del 13 settembre, infatti, hanno segnato la fine di otto anni di governo di Erna Solberg e del Partito Conservatore (Høyre), assegnando la vittoria al Partito Laburista (Arbeiderpartiet), che tornerà a guidare la politica norvegese per la prima volta dai governi di Jens Stoltenberg, attuale segretario generale della NATO.

Con un’affluenza alle urne leggermente in calo rispetto al 2017, ma comunque molto alta nei confronti di quasi tutti gli altri Paesi europei (77,1%), i laburisti guidati da Jonas Gahr Støre hanno ottenuto il 26,4% delle preferenze, eleggendo 48 deputati allo Storting, l’organo legislativo unicamerale di Oslo composto da un totale di 169 scranni. I laburisti hanno in realtà subito un leggero calo rispetto a quattro anni fa, ma il risultato decisamente negativo dei conservatori ha permesso alla forza di centro-sinistra di classificarsi comunque al primo posto.

Leader del partito dal 2014, Støre dovrebbe assumere la carica di primo ministro, anche se per ottenere la maggioranza sarà necessario formare una coalizione con altre forze politiche. Il 61enne ha già ricoperto gli incarichi di ministro degli Affari Esteri (2005-2012) e di ministro della Sanità (2012-2013) nel corso dei governi di Stoltenberg, e siede in parlamento dal 2009. “Abbiamo aspettato, sperato, e abbiamo lavorato così duramente, e ora possiamo finalmente dirlo: ce l’abbiamo fatta!“, ha affermato il leader laburista dopo la pubblicazione dei risultati. “La Norvegia ha inviato un segnale chiaro: le elezioni mostrano che il popolo norvegese vuole una società più giusta“, ha aggiunto.

Secondo gli analisti politici, i laburisti dovrebbero formare una coalizione a tre con il Partito di Centro (Senterpartiet) e il Partito della Sinistra Socialista (Sosialistisk Venstreparti): I centristi hanno ottenuto il miglior incremento rispetto al 2017, classificandosi al terzo posto dopo laburisti e conservatori, con il 13,6% delle preferenze e 28 deputati eletti, mentre i socialisti hanno guadagnato due scranni, disponendo di tredici rappresentanti (7,5%). Questo permetterebbe alla coalizione di centro-sinistra di raggiungere quota 89 seggi su 169, un numero sufficiente per assicurarsi la maggioranza assoluta, riproponendo l’alleanza che aveva caratterizzato il governo di Stoltenberg. Tuttavia, Støre sarà chiamato a sedare le divergenze esistenti tra centristi e socialisti, visto che il leader del Partito di Centro, Trygve Slagsvold Vedum, non vede di buon occhio una coalizione di governo che includa anche la formazione di Audun Lysbakken.

Passando ai grandi sconfitti di questa tornata elettorale, i conservatori del primo ministro uscente Erna Solberg hanno perso quasi cinque punti percentuali, scendendo al 20,5% delle preferenze, ed eleggendo 36 deputati, nove in meno della precedente legislatura. Tra le tre formazioni che componevano il governo Solberg, nessuna ha ottenuto risultati positivi: la sorte migliore è spettata al Partito Liberale (Venstre), che ha conservato i suoi otto rappresentanti (4,6%), mentre il Partito Cristiano Democratico (Kristelig Folkeparti) ne ha mantenuti solamente tre su otto (3,8%).

Il lavoro del governo conservatore è finito per il momento“, ha commentato Solberg, che ha immediatamente accettato la sconfitta. “Voglio congratularmi con Jonas Gahr Støre, che ora sembra avere una netta maggioranza per un cambio di governo“, ha affermato ancora il premier uscente.

Oltre alle tre formazioni del governo uscente ed alle tre che dovrebbero formare il nuovo esecutivo a guida laburista, il parlamento di Oslo vedrà la presenza di ulteriori tre forze politiche. Il Partito del Progresso (Fremskrittspartiet), che rappresenta la formazione più spostata a destra, ha subito un importante calo, perdendo sei seggi, e chiudendo con l’11,7% delle preferenze e 21 deputati eletti. Dal lato opposto dell’emiciclo troviamo invece le due formazioni della sinistra radicale, ovvero il Partito Rosso (Rødt), compagine comunista che ha ottenuto un risultato molto positivo con otto deputati eletti (4,7%) contro l’unico seggio conquistato nel 2017, e il Partito Ambientalista dei Verdi (Miljøpartiet De Grønne), che ha eletto tre deputati (3,9%).

Dopo aver portato avanti una campagna elettorale di base, abbiamo finalmente raggiunto la svolta per cui abbiamo lavorato per quasi dieci anni”, ha affermato il leader del Partito Rosso, Bjørnar Moxnes, che nel 2017 era diventato il primo rappresentante di questa formazione ad ottenere un seggio nel parlamento norvegese. Questa volta, Moxnes avrà con sé altri sette compagni di partito: “Sono profondamente grato di avere questa meravigliosa squadra con me e non vedo l’ora di lavorare con loro per i prossimi quattro anni. Ora ci stiamo impegnando per ridurre le differenze e ricostruire la vita lavorativa organizzata”, ha detto. Il gruppo di ispirazione marxista-leninista sarà anche il più giovane tra quelli rappresentati in parlamento, visto che l’età degli eletti va dai 25 ai 47 anni.

I due partiti di sinistra, i comunisti e gli ecologisti, hanno affermato che sosterranno il governo solamente se prenderà decisioni nette e radicali per la riduzione delle diseguaglianze e per la protezione dell’ambiente, che probabilmente Støre non avrà il coraggio di mettere in pratica, preferendo allearsi con una formazione moderata come il Partito di Centro. I Verdi, ad esempio, hanno chiesto la fine immediata dell’esplorazione petrolifera in Norvegia, ricevendo la risposta negativa del leader laburista. Sebbene vi sia un crescente malcontento nei confronti del settore petrolifero a causa della crisi ambientale, non va dimenticato che questo rappresenta il 14% del prodotto interno lordo norvegese, nonché il 40% delle sue esportazioni e 160.000 posti di lavoro diretti.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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