Il Vietnam affronta il cambiamento climatico

Il Vietnam è uno dei paesi maggiormente colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico. Per questo motivo il governo sta prendendo le misure necessarie per promuovere uno sviluppo sostenibile e ridurre le emissioni nei prossimi anni.

Il Vietnam, insieme ad altri paesi del sud-est asiatico, rappresenta una delle aree maggiormente colpite dal cambiamento climatico, come dimostrano gli eventi estremi che si sono susseguiti negli ultimi anni. Secondo il Global Climate Risk Index pubblicato a inizio 2021, il Vietnam si è classificato al 13° posto tra i Paesi più colpiti da eventi meteorologici estremi tra il 2000 e il 2019, in una graduatoria guidata da Porto Rico davanti al Myanmar e a Haiti. Tuttavia, questa classifica non tiene conto dei catastrofici eventi che hanno colpito il Vietnam nel 2020, anno che si è rivelato particolarmente nefasto soprattutto per l’area centro-settentrionale del paese.

Sempre secondo il Global Climate Risk Index, formulato dal think tank ambientale tedesco German Watch, il Vietnam si classifica al 15° posto per il maggior numero di decessi causati da eventi meteorologici estremi nell’arco di tempo interessato e all’11° in termini di perdite economiche calcolate sul prodotto interno lordo del Paese. Per esempio, nel solo 2019 il Vietnam ha subito perdite economiche per 7 trilioni di đồng, pari a circa 302,6 milioni di dollari statunitensi. 

Per questo motivo, il governo vietnamita è particolarmente preoccupato per quanto riguarda gli anni a venire, che potrebbero rivelarsi costellati da catastrofi naturali. Trattandosi di un Paese che ha vissuto un rapido sviluppo negli ultimi anni, il Vietnam ha vissuto anche un netto aumento delle emissioni inquinanti negli ultimi anni. Se, nel 2014, le emissioni di anidride carbonica erano pari a 171 milioni di tonnellate, nel 2020 la cifra ha raggiunto le 347 milioni di tonnellate e, continuando a questo ritmo, si calcola che nel 2030 il dato potrebbe arrivare a 678 milioni di tonnellate.

Pur trattandosi di dati comunque inferiori rispetto a quelli dei Paesi sviluppati, il Vietnam ha deciso di iniziare la riconversione del settore energetico verso le energie rinnovabili, con l’obiettivo di stabilizzare le emissioni in un primo momento, per poi procedere alla riduzione delle stesse. Lo scorso anno, il Politburo del Partito Comunista ha emesso una risoluzione intitolata “Orientamenti della strategia nazionale di sviluppo energetico del Vietnam al 2030 e prospettive al 2045”, nella quale si impegna ad applicare una politica dei prezzi favorevole allo sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare solare, eolica e da biomassa. Inoltre, nell’VIII Piano Energetico Nazionale, è previsto un aumento della quota di energia rinnovabile, mentre l’apporto delle centrali a carbone diminuirà dal 43% al 27% della produzione totale di energia entro il 2030.

Già nel 2016, tuttavia il parlamento di Hà Nội aveva approvato emendamenti alla legge sulla protezione dell’ambiente, introducendo un capitolo sul cambiamento climatico e la responsabilità dell’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima. Ciò aveva reso il Vietnam uno dei primi Paesi in via di sviluppo ad avere un piano di attuazione per l’accordo di Parigi. Di recente, invece, il governo ha rivisto l’obiettivo sulla riduzione delle emissioni di gas serra dall’8% al 9% entro il 2030 senza aiuti internazionali, e dal 25 al 27% con gli aiuti.

L’utilizzo del carbone come fonte d’energia resta un problema molto sentito soprattutto in Asia, visto che Paesi come Cina, India, Indonesia, Bangladesh e Vietnam fanno ancora molto affidamento su questa risorsa. Secondo le stime degli esperti, il Vietnam non potrà rinunciare all’utilizzo del carbone almeno per i prossimi quindici anni, in quanto al momento non esiste un’alternativa concreta che possa aiutare il Vietnam a garantire la sicurezza energetica e mantenere prezzi stabili. Tuttavia, le nuove centrali a carbone costruite nel nord del Paese potranno beneficiare di una tecnologia avanzata che consuma meno energia.

Il Vietnam resta anche uno dei Paesi maggiormente esposti alle inondazioni, soprattutto nella parte meridionale del proprio territorio. Il governo ha emesso un piano per lo sviluppo sostenibile del delta del Mekong, beneficiando anche di 2 milioni di dollari presi in prestito dalla Banca Mondiale e dai governi di Francia e Germania. La regione del delta del Mekong rappresenta storicamente l’area di maggior produzione agricola del paese, in particolare di riso, ma negli ultimi anni la produzione è drasticamente diminuita a causa dell’aumento del livello del mare che, oltre a provocare erosione e inondazioni, ha decisamente aumentato la salinità dell’acqua della regione. Secondo le stime, la regione abitata da oltre 21 milioni di persone potrebbe presto finire interamente sotto l’acqua, se l’innalzamento del livello dei mari proseguirà con il ritmo attuale.

Anche la metropoli di Hồ Chí Minh City è tra le aree maggiormente a rischio inondazioni: dopo Giacarta, capitale dell’Indonesia, è infatti la grande città del mondo messa maggiormente in pericolo dall’aumento del livello dei mari. Inoltre, la metropoli meridionale è spesso alle prese con inondazioni che si susseguono durante tutta la stagione delle piogge, e il problema sta diventando sempre più grave a causa del processo di crescente urbanizzazione. Non va dimenticato, infatti, che il piano urbanistico della città, redatto nel 1975 dopo la riunificazione del Paese, era stato pensato per una città di soli due milioni di abitanti, mentre oggi ne ospita circa 14 milioni. 

Per rispondere a questa situazione, il governo ha redatto un nuovo piano urbanistico che prevede uno sviluppo sostenibile della città con gli obiettivi temporali del 2040 e del 2060. Il piano prevede il completamento graduale delle infrastrutture che collegano la metropoli con le località vicine e lo sviluppo dell’area della città municipale di Thủ Đức come modello di città innovativo che guida lo sviluppo di Hồ Chí Minh City e della regione meridionale. L’obiettivo del piano è quello di “utilizzare efficacemente le condizioni naturali della città e sviluppare la città economicamente e socio-culturalmente, proteggendo l’ambiente e adattandosi ai cambiamenti climatici”.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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