Etiopia: Abiy Ahmed ottiene un nuovo mandato mentre continua il conflitto del Tigrè

Nella giornata del 30 settembre, sono andate alle urne tre regioni che non avevano votato alle elezioni di giugno, mentre resta alta la tensione per via del conflitto nella regione settentrionale del Tigrè.

Il 30 settembre si sono completate le elezioni legislative in Etiopia, dopo che la maggioranza del Paese era già andata al voto il 21 giugno. La regione del Tigrè, come noto, non aveva potuto partecipare alla tornata elettorale per via del conflitto che prosegue sin dal novembre dello scorso anno, mentre la regione di Harar, la più piccola del Paese, e la regione dei Somali, una vasta area situata al confine con la Somalia, non erano riuscite ad organizzare lo svolgimento delle elezioni per ragioni logistiche. Infine, per motivi di sicurezza il voto era stato rimandato anche nella regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud, dove era anche previsto un referendum per la scissione della regione in due entità federate distinte.

In realtà, le elezioni in tre delle quattro regioni restanti – visto che in Tigrè resta impossibile l’organizzazione dell’evento elettorale – non avrebbero comunque influito sugli equilibri del parlamento federale di Addis Abeba, visto che il Partito della Prosperità del primo ministro si era già visto attribuire ben 410 seggi su 436, con il numero complessivo dei parlamentari che dovrebbe arrivare a 547, compresi i seggi riservati al Tigrè.

Il 4 ottobre, il primo ministro Abiy Ahmed Ali ha prestato giuramento per un nuovo mandato di cinque anni: “Io, Abiy Ahmed Ali, oggi alla Camera dei Rappresentanti del Popolo, accetto la nomina a primo ministro, impegnandomi ad assumere responsabilmente e con fede alla Costituzione la responsabilità affidatami dal popolo”, ha dichiarato al cospetto del giudice capo della Corte Suprema, Meaza Ashenafi.

Tuttavia, la situazione continua ad essere molto tesa all’interno del Paese, ed il conflitto nella regione settentrionale del Tigrè non accenna a placarsi. Vincitore del Premio Nobel per la pace 2019 per aver ristabilito i legami con la vicina Eritrea, il primo ministro Abiy Ahmed è oggi caduto in disgrazia agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. Alla cerimonia per la sua investitura erano presenti unicamente i rappresentanti di tre Paesi africani, Nigeria, Senegal e la vicina Somalia, poi raggiunti anche da quelli di altri cinque Paesi del continente.

Un altro Paese confinante, il Sudan, ha invece denunciato un tentativo di incursione delle forze etiopi, respinto dall’esercito di Karthoum, nei pressi dell’area di Umm Barakit. I due Paesi sono attualmente alle strette sia per la gestione delle acque del fiume Nilo, influenzate dalla costruzione della Diga della Grande Rinascita Etiope (GERD), che per via del flusso di decine di migliaia di rifugiati tigrini che cercano di varcare il confine dall’inizio del conflitto regionale in Tigrè. Tali questioni più recenti vanno ad aggiungersi alla storica diatriba su di un’area di fertili terreni agricoli nota come al-Fashqa, dove il confine è conteso. Nello scorso mese di agosto, il Sudan ha anche richiamato il proprio ambasciatore in Etiopia, dopo che il governo di Addis Abeba ha respinto la proposta di mediazione del Sudan nel conflitto in Tigrè.

Anche le Nazioni Unite sono molto preoccupate per l’attuale situazione in Etiopia, in particolare criticando il blocco che il governo federale di Addis Abeba ha attuato contro la regione del Tigrè, che attualmente non può ricevere cibo, forniture mediche e carburante dal resto del Paese. Secondo Martin Griffiths, capo umanitario dell’ONU, solo il 10 percento delle forniture umanitarie necessarie ha raggiunto il Tigrè, mentre le comunicazioni con la regione sono quasi del tutto assenti.

Il governo etiope ha risposto alle critiche ordinando l’espulsione dal Paese di sette alti funzionari delle Nazioni Unite per “ingerenza” nei suoi affari interni. I sette funzionari, che includono persone del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) e dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UNOCHA), sono stati dichiarati persona non grata nella giornata di giovedì 30 settembre, e hanno avuto 72 ore per lasciare il Paese, secondo quando afferma il ministero degli Affari Esteri dello stesso Paese africano.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres, si è detto “scioccato” dall’espulsione, secondo quanto riferito dalla portavoce delle Nazioni Unite Stephanie Tremblay in una conferenza stampa. “Ora ci stiamo impegnando con il governo dell’Etiopia nella speranza che le Nazioni Unite possano continuare il loro importante lavoro“, ha affermato Tremblay.

Quanto alle grandi potenze mondiali, gli Stati Uniti hanno affermato che imporranno sanzioni relative all'”assenza di progressi significativi” dell’Etiopia, secondo quanto dichiarato dal segretario stampa della Casa Bianca, Jen Psaki. Il segretario di Stato Antony Blinken ha affermato che gli Stati Uniti hanno condannato “fortemente” la decisione di espellere i funzionari unosiani e chiesto la sua “inversione immediata“, rilevando che le Nazioni Unite sono state fondamentali per gli sforzi di soccorso umanitario in mezzo al crescente rischio di carestia. “L’espulsione è controproducente per gli sforzi internazionali volti a mantenere i civili al sicuro e a fornire assistenza umanitaria salvavita a milioni di persone in disperato bisogno“, ha affermato Blinken. Tuttavia, gli Stati Uniti dimostrano di non essere in grado di rapportarsi ad altri Paesi senza l’utilizzo di politiche di forza come le sanzioni, che non farebbero altro che peggiorare ulteriormente la condizione della popolazione locale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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