Il Nicaragua respinge le ingerenze straniere dopo la vittoria sandinista

Il trionfo del Frente Sandinista alle elezioni generali del 7 novembre ha suscitato la reazione delle forze imperialiste, le cui aggressioni sono state fermamente respinte dal governo di Managua.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare nel nostro precedente articolo, il Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN) ha vinto nettamente le elezioni generali che hanno avuto luogo in Nicaragua lo scorso 7 novembre. Oltre alla conferma di Daniel Ortega nel ruolo di presidente del Paese centramericano, le autorità elettorali hanno confermato anche il primato del FSLN alle elezioni legislative, che prevedevano il rinnovo della composizione dell’Assemblea Generale.

I sandinisti, in particolare, hanno ottenuto ben 75 seggi su 91, aumentando la propria rappresentanza di quattro deputati. La prima forza di opposizione è il Partido Liberal Constitucionalista (PLC), che ha ottenuto nove scranni, mentre l’Alianza Liberal Nicaragüense (ALN) ne ha conquistati due. Nell’emiciclo siederanno anche un rappresentante a testa per Camino Cristiano Nicaragüense (CCN), Alianza por la República (APRE) e Partido Liberal Independiente (PLI). Completa il quadro il seggio conquistato dal partito indigenista YAMATA, acronimo di Yapti Tasba Masraka Nanih Aslatakanka, ovvero “Figli della Madre Terra”.

Naturalmente, la nuova vittoria della Rivoluzione Sandinista ha suscitato i commenti indignati delle forze imperialiste europee e nordamericane, che come al solito hanno messo in moto la loro macchina di propaganda mediatica per screditare il governo nicaraguense. Il presidente statunitense Joe Biden ha qualificato il processo elettorale come una “pantomima”, affermando che le elezioni “non sono state né libere né eque, e certamente non democratiche”. Le parole di Biden suonano curiosamente come quelle che i sostenitori di Donald Trump pronunciavano un anno fa per screditare la vittoria del candidato democratico.

Il numero uno della massima potenza imperialista mondiale ha firmato mercoledì scorso una legge che consente nuove misure coercitive unilaterali contro il governo Ortega, con l’unico tentativo di danneggiare ulteriormente l’economia del Nicaragua, come avviene con gli altri Paesi sottoposti alle sanzioni criminali imposte unilateralmente da Washington.

Atilio Borón, sociologo marxista argentino, ha ricordato sulla pagina web di TeleSur che “in qualità di senatore, [Biden] ha sostenuto le avventure militari criminali del suo Paese in Iraq e nell’ex Jugoslavia, in quest’ultimo caso in violazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Come vicepresidente, ha accompagnato le politiche di Obama, che includevano interventi sanguinosi in Siria e Libia, dove i “combattenti per la libertà” sponsorizzati da Washington hanno linciato Muʿammar Gheddafi.  E ha condonato con il suo silenzio i tentativi di golpe in Bolivia 2008 ed Ecuador nel 2010, mentre appoggiava il “golpe istituzionale” contro Manuel Zelaya in Honduras 2009, quello che ha destituito Fernando Lugo in Paraguay 2012 e la “pantomima” brasiliana dell’impeachment di Dilma Rousseff nel 2015-2016. Aggiungete a quanto sopra il suo sostegno ai tentativi di destabilizzazione politica e sociale a Cuba (Operazione ZunZuneo) nel 2014, e si concluderà che non siamo proprio in presenza di un sant’uomo che personifica l’essenza più incontaminata dei valori democratici. Chi parla è un politico dell’impero che dice ciò che conviene ai suoi interessi e niente di più”.

Anche il governo del Venezuela, che più di altri è stato vittima di un gran numero di aggressioni imperialiste negli ultimi anni, ha condannato la politica di aggressione applicata dal presidente degli Stati Uniti contro il Nicaragua. Il ministro degli Esteri venezuelano Félix Plasencia ha dichiarato: “Condanniamo fermamente le aggressioni degli Stati Uniti contro il popolo fraterno del Nicaragua, che ha dato una forte dimostrazione di democrazia nel suo recente processo elettorale“. “Dal Venezuela ribadiamo il nostro sostegno assoluto al Nicaragua di Sandino“, ha detto il capo della diplomazia della Repubblica Bolivariana. “Basta cercare di distorcere le volontà e soffocare i governi progressisti applicando ricette senza successo che danneggeranno solo il popolo nicaraguense“, ha ancora ribadito Plasencia.

Al contrario degli Stati Uniti, la Russia ha riconosciuto la vittoria del sandinismo per mezzo delle congratulazioni offerte a Ortega direttamente dal presidente Vladimir Putin. La lettera del presidente russo è stata consegnata a Ortega dall’ambasciatore di Mosca presso la nazione centroamericana, Aleksandr Chocholikov. Nel testo, Putin afferma che “i risultati del voto hanno pienamente confermato il vostro importante peso politico, nonché l’ampio sostegno alle politiche del Fronte Sandinista da lei guidato, finalizzate allo sviluppo sociale ed economico del Paese, alla difesa della sua sovranità e posizioni internazionali”. Il capo di Stato russo ha valutato che le relazioni tra i due Paesi “si basano su una lunga tradizione di amicizia e rispetto reciproco“. Infine, ha espresso la sua certezza che attraverso “sforzi congiunti continueremo a intensificare la cooperazione bilaterale strategica a beneficio dei nostri popoli e per il bene della stabilità e della sicurezza regionali“.

Anche la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Marija Zacharova, si è pronunciata a favore del governo nicaraguense, respingendo i tentativi di ingerenza straniera. La portavoce ha sottolineato che il Nicaragua è diventato, negli ultimi anni, oggetto di aperta e cinica ingerenza nei suoi affari interni, di pressioni e ricorsi a sanzioni illegittime: “L’obiettivo è stato dichiarato, nessuno lo ha nascosto, ed è quello di creare nuovi problemi al governo sandinista, che sta seguendo un corso indipendente, guidato dal presidente Daniel Ortega“, ha precisato la portavoce russa.

Il Nicaragua ha fatto sentire la propria voce presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), dove il delegato sandinista di Managua, Arturo McField Yescas, ha esposto i dati che dimostrano la legittimità delle elezioni del 7 novembre. McField ha ricordato che l’esercizio elettorale ha avuto una partecipazione del 65,26% degli aventi diritto, di cui il 75,87% ha sostenuto la coalizione guidata dal FSLN e ha approvato la rielezione del presidente Daniel Ortega e della vicepresidente Rosario Murillo. Il delegato ha poi sottolineato che in Nicaragua “i nicaraguensi votano liberamente, senza sanzioni o ricatti“, e ha esortato la sessione plenaria dell’Assemblea generale dell’OSA a “guardare al futuro e non al passato del colonialismo“. Infine, ha accusato i Paesi con più risorse di essersi accaparrati i vaccini contro il Covid-19, lasciando le briciole ai Paesi più piccoli.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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