Vladimir Putin: “La crisi migratoria è stata causata dai Paesi occidentali, non da Russia e Bielorussia”

La crisi migratoria al confine tra Bielorussia e Polonia è stata la principale tematica affrontata da Vladimir Putin nell’intervista televisiva rilasciata sabato scorso.

Lo corso 13 novembre, il presidente Vladimir Putin è stato protagonista di un’intervista televisiva con il giornalista Pavel Zarubin, nella quale il leader della Federazione Russa ha affrontato tematiche di grande importanza e attualità, come le tensioni al confine tra Bielorussia e Polonia causate dai flussi migratori.

È importante ricordare da dove sono venute le crisi migratorie. È la Bielorussia che ha fatto emergere tali problemi? No, ci sono ragioni che sono state create dagli stessi Paesi occidentali, compresi i Paesi europei. Queste ragioni sono di natura sia militare che economica“, ha detto Putin, citando gli esempi dei conflitti in Iraq ed Afghanistan, i Paesi dai quali provengono la maggioranza dei migranti che stanno cercando di entrare in Unione Europea.

La Bielorussia non ha nulla a che fare con questo“, ha aggiunto il presidente russo. “I migranti sono passati anche attraverso altri tragitti. Il fatto che ora siano passati attraverso la Bielorussia non è sorprendente, perché la Bielorussia fornisce un ingresso senza visto nel Paese per i cittadini dei Paesi dell’esodo, come mi ha spiegato Aljaksandr Lukašėnka“, ha aggiunto, riferendosi a due conversazioni telefoniche che lo stesso Putin ha avuto con il presidente bielorusso negli scorsi giorni.

Voglio che tutti sappiano che non abbiamo nulla a che fare con questo“, ha detto il capo dello Stato. “Tutti stanno cercando di affibbiarci qualsiasi responsabilità senza alcun motivo“, ha affermato il presidente, che ha smentito le voci secondo le quali compagnie aeree russe e bielorusse avrebbero trasportato i migranti al confine con la Polonia. “Quando sentiamo alcune dichiarazioni e accuse contro di noi, vorremmo dire a tutti: badate alle vostre questioni domestiche, non cercate di spostarne la responsabilità su altri perché sono i vostri enti competenti che devono risolverle. Tuttavia, siamo pronti fare del nostro meglio se c’è qualcosa che possiamo fare“.

Putin ha poi reiterato le sue accuse nei confronti delle potenze occidentali di essere i principali responsabili della crisi migratoria: “Ho già spiegato perché, ci sono ragioni politiche, militari ed economiche. Sono stati loro a creare le condizioni in cui migliaia, anche centinaia di migliaia di persone hanno lasciato le loro case. E ora cercano qualcuno da incolpare per evitare la responsabilità per quello che sta succedendo“, ha sottolineato.

Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso la speranza che il leader della Bielorussia, Aljaksandr Lukašėnka, e il cancelliere uscente tedesco, Angela Merkel, abbiano presto una conversazione: “A quanto ho capito, Aljaksandr Lukašėnka e il cancelliere Merkel sono pronti a parlare tra loro. Spero che ciò accada nel prossimo futuro“, ha detto.

Putin ha poi affrontato brevemente anche le tensioni del Mar Nero, nelle cui acque la NATO ha recentemente tenuto esercitazioni militari in collaborazione con l’Ucraina, operazioni che rappresentano palesi provocazioni nei confronti di Mosca. Il presidente russo ha tuttavia detto di ritenere inappropriato che la Russia effettui le sue manovre nel Mar Nero in risposta alle esercitazioni della NATO, al fine di non aggravare la situazione. “Devo dire che anche il nostro ministero della Difesa ha avanzato una proposta per tenere le proprie esercitazioni non pianificate in questa zona d’acqua, ma ritengo che ciò sia inappropriato e non sia necessario aggravare ulteriormente la situazione. Pertanto, il ministero della Difesa russo non va oltre la scorta di aerei e navi“, ha detto.

Tornando alla questione migratoria, i concetti espressi da Putin sono stati ribaditi anche da Grigorij Luk’jancev, responsabile dei per i diritti umani del ministero degli Esteri russo: “Venerdì, i rappresentanti della Polonia alle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, che hanno rilasciato una dichiarazione generale, hanno affermato che è stata tutta colpa del ‘regime criminale di Lukašėnka’ e così via. Allo stesso tempo, chiudono un occhio su ciò che sta accadendo nei confronti dei migranti stessi. O mettono a tacere, o dicono che tutte queste sono misure necessarie. Si tratta di veri e propri doppi standard nel valutare le situazione”, ha detto.

Dal canto suo, il ministro della Difesa bielorusso, Viktor Chrenin, ha affermato che “le forze armate della Bielorussia sono pronte a rispondere duramente a qualsiasi minaccia. Il sistema di risposta alle sfide e alle minacce ci consentono di garantire la sicurezza del Paese, anche con l’aiuto del nostro alleato strategico chiave, la Federazione Russa, se necessario“. Il ministero della Difesa russo ha riferito mercoledì che due bombardieri strategici Tu-160 e caccia bielorussi Su-30SM hanno effettuato un volo di pattugliamento sulla Bielorussia. Secondo il ministero, il volo di pattugliamento era orientato a garantire la sicurezza militare dello Stato dell’Unione (ovvero Russia e Bielorussia) e non era diretto contro Paesi terzi.

Sembra che i nostri vicini occidentali, in particolare la Polonia, siano pronti a scatenare un conflitto in cui vogliono coinvolgere l’Europa come parte della soluzione dei loro problemi politici interni, così come dei problemi all’interno dell’Unione Europea“, ha affermato ancora il ministro. “Abbiamo registrato attività militari nella direzione di Grodno vicino al confine con la Bielorussia, con un gruppo militare di oltre 15.000 persone che è di stanza lungo i nostri confini occidentali“, ha precisato il ministro. “La cooperazione con la Russia attraverso le agenzie di intelligence conferma le nostre conclusioni“, ha aggiunto Chrenin.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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