Vietnam e Cina seguono la stessa linea sulla questione di Taiwan

Il governo di Hanoi sostiene la politica di “una sola Cina” da parte di Pechino, ed entrambi i Paesi respingono le pretese di Taiwan sul Mar Cinese Meridionale.

Sin dalla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, il governo dell’allora Repubblica Democratica del Vietnam (Vietnam del Nord) ha sempre sostenuto le politiche di riunificazione nazionale perseguite da Pechino. In particolare, il Vietnam, anche dopo la riunificazione sotto la denominazione di Repubblica Socialista del Vietnam, ha ribadito a più riprese il proprio sostegno nei confronti della politica di “una sola Cina”, che considera l’isola di Taiwan come una provincia cinese, respingendo dunque la possibilità di un’indipendenza di Taiwan.

Se, fino agli anni ’80, le relazioni tra Hanoi e Taipei sono state praticamente nulle, con l’attenuarsi della guerra fredda il Vietnam ha iniziato a intrattenere rapporti non ufficiali con Taiwan, e nel 1992 è stato aperto nella capitale vietnamita un Ufficio Culturale ed Economico di Taipei. Soprattutto, esiste un importante legame economico e commerciale tra le parti, al punto che Taiwan è oggi al quarto posto per ammontare di investimenti diretti esteri in Vietnam.

Questo non ha però cambiato la posizione del Vietnam in materia di politica estera, che sulla questione di Taiwan segue risolutamente la linea di Pechino. Anzi, le politiche aggressive di Taiwan nel Mar Cinese Meridionale – Mare Orientale per i vietnamiti – hanno portato a un riavvicinamento tra Cina e Vietnam su tale questione che generalmente è motivo di contenzioso. Lo scorso 18 novembre, in particolare, il Vietnam ha denunciato le esercitazioni operate dai sottomarini taiwanesi nei pressi delle isole Spratly, arcipelago rivendicato sia dal Vietnam che dalla Cina. 

Tutte le pattuglie e le esercitazioni militari di Taiwan nell’area marittima che circonda Itu Aba, parte delle isole Spratly del Vietnam, rappresentano una grave violazione della sovranità del Vietnam sulle isole, minacciando la pace, la stabilità, la sicurezza e la sicurezza marittima, aggravando e complicando la situazione nel Mare Orientale”, ha dichiarato in questa occasione Lê Thị Thu Hằng, portavoce del ministero degli Affari esteri. “Il Vietnam si oppone risolutamente e chiede che Taiwan ponga fine alle sue attività illegali e non le ripeta in futuro”, ha aggiunto la portavoce.

Le accuse del Vietnam non sono per nulla infondate. Infatti, è stato lo stesso ministero della Difesa di Taiwan a confermare che il suo sottomarino Hai Lung ha partecipato a esercitazioni nelle acque delle isole Spratly, denominate Quần đảo Trường Sa in vietnamita. In particolare, la marina taiwanese occupa illegalmente Itu Aba, la più grande isola dell’arcipelago, fatto unanimemente condannato dai governi di Vietnam, Cina, Filippine e Malesia. Le autorità taiwanesi non hanno specificato l’ora e i dettagli delle esercitazioni, ma hanno affermato che il sottomarino ha il ruolo di “proteggere le rotte marittime in tempi di pace”.

Tra i cinque Paesi che si contendono l’arcipelago, del resto, Taiwan è l’unico a non aderire al quadro giuridico internazionale che gli altri contendenti si sono dati per cercare di risolvere la questione. In occasione dei vertici tra l’ASEAN e la Cina, questi Paesi hanno più volte ribadito la propria intenzione di risolvere le dispute sulla base del diritto internazionale, che include la Dichiarazione del 2002 sulla condotta delle parti nel Mar Cinese Meridionale (DOC) e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982

Inoltre, l’ASEAN e la Cina si sono impegnati a formulare un Codice di condotta efficace e sostanziale nel Mar Cinese Meridionale (COC) coerente con il diritto internazionale.

Queste tematiche sono state affrontate anche lo scorso 22 novembre, quando sono stati celebrati i trent’anni delle relazioni ASEAN-Cina. In quell’occasione, le parti hanno respinto congiuntamente le interferenze da parte di Paesi che non appartengono alla regione – leggasi gli Stati Uniti. Sulla testata cinese Global Times, Chen Pingping ha sottolineato che “gli Stati Uniti e i loro alleati vedono il sud-est asiatico come un luogo importante per competere per il potere geopolitico. Interferiscono costantemente negli scambi e nella cooperazione tra la Cina e i paesi dell’ASEAN, utilizzando il Mar Cinese Meridionale come leva chiave”. Questo è visto come un fattore negativo per il miglioramento della cooperazione marittima tra Cina e Paesi dell’Asia sudorientale.

Quello che è certo, però, è che tutti i Paesi della regione sono concordi nel sostenere la politica di “una sola Cina” e respingere qualsiasi pretesa di Taiwan all’indipendenza o al controllo delle isole del Mar Cinese Meridionale. A oggi, nessun Paese membro dell’ASEAN riconosce Taiwan come uno Stato indipendente, e tre di questi (Thailandia, Laos e Cambogia) non intrattengono neppure relazioni informali con l’isola.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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