Paesi Bassi: Mark Rutte resta in sella per un quarto mandato

Dopo 299 giorni di attesa, Mark Rutte è stato confermato alla guida del governo dei Paesi Bassi per un quarto mandato, nel quale tenterà di ripulire la sua immagine con una politica economica meno “frugale”.

Mai nella storia dei Paesi Bassi erano passati così tanti giorni tra lo svolgimento delle elezioni e la nomina di un governo: 299 giorni per la precisione, quasi dieci mesi durante i quali i partiti hanno tentato di superare le discrepanze e il primo ministro Mark Rutte, in carica dal 2010, ha dovuto affrontare non poche difficoltà.

Pur avendo ottenuto un buon riscontro alle elezioni del marzo 2021, Rutte ha dovuto affrontare accuse e scandali che si sono susseguiti nel corso di questi dieci mesi, il che ha rallentato il processo di formazione del nuovo esecutivo. Il primo ministro è stato ritenuto responsabile di una gestione inefficace della pandemia, poi ha dovuto affrontare lo scandalo internazionalmente noto come “child welfare scandal”, in cui migliaia di genitori sono stati ingiustamente accusati di frode dall’ufficio delle imposte del governo, ed infine ha rischiato seriamente di compromettere il suo quarto mandato per via delle dichiarazioni menzognere rilasciate nel corso dei colloqui con gli altri partiti, tentando di mettere fuori gioco personaggi ritenuti scomodi.

Alla fine, però, il conservatorismo della politica olandese si è confermato attraverso la solita coalizione di centro-destra, guidata Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Volkspartij voor Vrijheid en Democratie, VVD) del primo ministro e sostenuta da Democraten 66 (D66), Appello Cristiano-Democratico (Christen-Democratisch Appèl, CDA) e Unione Cristiana (ChristenUnie, CU).

Detto questo, Rutte ha tentato di ripulire l’immagine propria e del suo governo nominando una squadra in gran parte diversa rispetto a quella del suo terzo mandato, con diversi cambiamenti strategici all’interno dei ruoli dei ministri ed un’equa distribuzione tra uomini e donne tra i venti membri dell’esecutivo, cosa mai accaduta in precedenza. Spicca soprattutto il cambio di ruolo dell’ormai ex ministro delle Finanze, Wopke Hoekstra, leader di CDA, grande sostenitore delle politiche di austerità, ora assegnato agli Affari Esteri. Certamente, Hoekstra avrebbe voluto mantenere il suo ruolo all’interno del governo, ma il risultato sottotono del suo partito alle elezioni lo ha costretto ad accontentarsi di un altro ministero comunque prestigioso. Il suo posto verrà invece preso da Sigrid Kaag (D66), che aveva già occupato diversi incarichi ministeriali tra il 2017 ed il 2021, e che tra l’altro ha dovuto giurare in videoconferenza in quanto positiva al Covid-19. Kaag si era dimessa proprio dal ministero degli Esteri dopo l’evacuazione di Kabul da parte delle forze statunitensi.

Alcuni affermano – e sperano – che il nuovo ministro delle Finanze si faccia portatrice di politiche economiche diverse rispetto a quelle volute da Hoekstra, che era divenuto il leader de facto del cosiddetto gruppo dei “Paesi frugali”. Kaag è infatti la numero uno del partito D66, che sostiene posizioni diverse rispetto a quelle del partito di Hoekstra. Questo è dimostrato anche dall’accordo stipulato tra le forze di governo che prevede, tra le altre misure, un aumento del 7,5% dei salari minimi. Inoltre il nuovo esecutivo prevede di aumentare i livelli di deficit per gli anni a venire, al fine di finanziare soprattutto la lotta al cambiamento climatico, con ben 35 miliardi di euro, e sostenere il settore agricolo, con 25 miliardi. L’attenzione alle questioni ambientali è dimostrata anche dalla nomina di Rob Jetten (D66) al ministero del Clima e dell’Energia, in quanto Jetten è considerato un sostenitore della “linea dura” contro il cambiamento climatico.

Accusato di essere uno dei principali responsabili degli scarsi risultati ottenuti dai Paesi Bassi nella lotta alla pandemia, l’ex ministro della Sanità Hugo de Jonge (CDA) è stato spostato in un ruolo meno di spicco, quello dell’Edilizia Abitativa, mentre il suo posto verrà preso da Ernst Kuipers (D66). In generale, questi cambiamenti indicano un aumento del peso di D66 in seno alla coalizione, a scapito di CDA.

La nuova politica che sembra trapelare dalle nomine dei ministri dovrebbe significare anche un cambiamento di atteggiamento da parte del governo olandese nei confronti degli altri Paesi dell’UE, mettendo da parte la severità con la quale venivano giudicati gli sforamenti nei rapporti deficit-PIL e debito-PIL, dando priorità agli investimenti ed alla ripresa economica post-pandemia. Staremo a vedere se queste promesse si tradurranno in realtà.

LA FORMAZIONE DEL GOVERNO RUTTE IV

Primo ministro: Mark Rutte (VVD)
Ministro delle Finanze: Sigrid Kaag (D66)
Ministro degli Affari Esteri: Wopke Hoekstra (CDA)
Ministro per il Commercio Estero e gli Aiuti allo Sviluppo: Liesje Schreinemacher (VVD)
Ministro della Giustizia e della Sicurezza: Dilan Yesilgöz (VVD)
Ministro della Protezione Legale: Franc Weerwind (D66)
Ministro degli Affari Interni e del Regno: Hanke Bruins Slot (CDA)
Ministro dell’Edilizia Abitativa: Hugo de Jonge (CDA)
Ministro dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza: Robbert Dijkgraaf (D66)
Ministro delle Scuole: Dennis Wiersma (VVD)
Ministro della Difesa: Kajsa Ollongren (D66)
Ministro delle Infrastrutture e delle Vie Navigabili: Mark Harbers (VVD)
Ministro dell’Economia e del Clima: Micky Adriaansens (VVD)
Ministro del Clima e dell’Energia: Rob Jetten (D66)
Ministro dell’Agricoltura, della Natura e della Qualità degli Alimenti: Henk Staghouwer (CU)
Ministro per la Natura e le Questioni Relative all’Azoto: Christianne van der Wal (VVD)
Ministro degli Affari Sociali e dell’Occupazione: Karien van Gennip (CDA)
Ministro per le Politiche sulla Povertà, la Partecipazione e le Pensioni: Carola Schouten (CU)
Ministro della Salute, del Benessere e dello Sport: Ernst Kuipers (D66)
Ministro per l’Assistenza e lo Sport a Lungo Termine: Conny Helder (VVD)

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.