Burkina Faso: interrotto il “processo Sankara”, capo golpista si autoproclama presidente

Quali saranno le conseguenze del golpe in Burkina Faso sul “processo Thomas Sankara”? Paul-Henri Sandaogo Damiba, leader dei militari che hanno deposto il governo civile, è il nuovo presidente del Paese.

Il colpo di Stato che ha avuto luogo tra il 23 e il 24 gennaio in Burkina Faso ha portato ad importanti novità circa uno degli eventi più attesi nella storia recente del Paese, il cosiddetto “processo Thomas Sankara”, volto a far luce sull’assassinio dell’ex presidente e dei suoi collaboratori, evento che portò all’instaurazione della dittatura di Blaise Compaoré.

In effetti, i sentimenti della popolazione nel momento della deposizione del presidente Roch Marc Christian Kaboré erano misti: da un lato, in molti attribuivano al governo di Kaboré l’incapacità di far fronte all’emergenza terrorismo che imperversa da tempo nel Paese africano; dall’altro, si temeva che il golpe fosse in qualche modo legato ai sostenitori di Compaoré, fatto che avrebbe potuto segnare una battuta d’arresto mortale per il processo.

In effetti, il leader dei golpisti del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione (Mouvement Patriotique pour la Sauvegarde et la Restauration, MPSR), Paul-Henri Sandaogo Damiba, è stato membro della guardia presidenziale di Compaoré. Nel 2015, lo stesso Damiba era stato tra i protagonisti di un tentativo di golpe ai danni del governo di transizione che era entrato in carica dopo la deposizione dello stesso Compaoré. Addirittura, secondo le nostri fonti in Burkina Faso, i golpisti avrebbero tentato di liberare Gilbert Diendéré, ex capo di stato maggiore sotto accusa sia nel processo sulla morte di Thomas Sankara che per il tentato golpe del 2015, il quale avrebbe però rifiutato il rilascio.

Dubito che Damiba abbia rotto con il precedente regime”, ci ha detto un nostro contatto di Ouagadougou. “Il processo Thomas Sankara potrebbe subire un duro colpo se i golpisti resteranno fedeli a Diendéré e Blaise [Compaoré, ndr]. Temiamo il peggio per questo caso”.

Questi timori hanno trovato la propria conferma parziale in queste ore, con l’interruzione del processo. In un primo momento, i golpisti hanno dichiarato di voler permettere la prosecuzione dell’iter giudiziario, affermando che “nessun detenuto è stato rilasciato“. La giunta militare aveva inizialmente affermato che il processo sarebbe ripreso regolarmente lunedì 31 gennaio, ma questo non è accaduto. Infatti, dopo cinque ore di dibattiti, gli avvocati della parte civile hanno chiesto l’interruzione a tempo indeterminato del processo a causa della sospensione della Costituzione proclamata dal capo golpista Damiba.

Apparentemente, invece, gli avvocati difensori degli imputati avrebbero preferito far proseguire il processo. Perché? Difficile saperlo, ma viene il dubbio che gli imputati considerino l’attuale situazione politica del Paese come favorevole. Ufficialmente, i legali hanno affermato che la sospensione della Costituzione non avrebbe avuto nessuna influenza sullo svolgimento del processo, in quanto le altre leggi del Paese sarebbero comunque rimaste in vigore. La situazione resta comunque molto complessa, sebbene continuino ad arrivare rassicurazioni circa la futura ripresa del processo.

Nel frattempo, l’Unione Africana ha ufficialmente sospeso il Burkina Faso dall’organizzazione continentale, come avviene sempre in occasione dei colpi di Stato. Oltre al Burkina Faso, infatti, sono attualmente sospesi la Guinea, il Mali ed il Sudan, tutti Paesi nei quali si sono svolti colpi di Stato nel corso dell’ultimo anno. L’UA ha precisato che questa misura sarà estesa fino a quando l’ordine costituzionale non sarà ripristinato. Anche la CEDEAO, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ha sospeso il Burkina Faso ed ha mandato una missione speciale a Ouagadougou, guidata dal ministro degli Esteri ghanese Shirley Ayorkor Botchway, per tenere colloqui con la giunta militare. All’incontro si è unito anche Annadif Khatir Mahamat Saleh, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale e il Sahel (UNOWAS).

Il ministro Botchway ha avuto anche modo di incontrare il presidente deposto Kaboré, che, secondo la sua testimonianza, si troverebbe agli arresti domiciliari e sarebbe in buone condizioni di salute.

Nel frattempo, i golpisti hanno annunciato il ripristino della Costituzione che era stata sospesa il precedente 24 gennaio. Nella dichiarazione ufficiale si legge che il Burkina Faso attraverserà un periodo di transizione, anche se non era specificata la durata di questo periodo. Inoltre, il documento ha formalmente identificato il leader del golpe, Paul-Henri Sandaogo Damiba, come nuovo presidente del Paese (“presidente del Burkina Faso, capo di Stato e leader supremo delle forze armate”). In seguito, il capo di stato maggiore delle forze armate, Gilbert Ouédraogo, ha rassegnato le proprie dimissioni.

Restano dunque ancora molti dubbi su quello che accadrà nel futuro prossimo del Burkina Faso. Il ripristino della Costituzione dovrebbe permettere la ripresa del “processo Thomas Sankara”, ma non possiamo ancora sapere quali saranno le conseguenze del colpo di Stato sull’iter giudiziario. Il processo proseguirà il suo corso naturale, oppure verrà influenzato dagli accadimenti politici? Inoltre, resta da capire se il periodo di transizione porterà effettivamente allo svolgimento di elezioni e alla nascita di un governo civile, oppure se il Paese resterà a lungo nelle mani del governo militare.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

There are 3 comments

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