Burkina Faso: chiesto il massimo della pena per Blaise Compaoré

Dopo l’interruzione causata dal golpe militare che ha portato alla destituzione del presidente Roch Kaboré, il “processo Sankara” è ripreso lo scorso 2 febbraio.

Per qualche giorno, la situazione politica del Burkina Faso ha fatto temere il peggio per la prosecuzione del processo sulla morte di Thomas Sankara e dei suoi collaboratori assassinati il 15 ottobre 1987. Il golpe militare che ha portato alla destituzione del presidente Roch Marc Christian Kaboré e l’ascesa al potere di Paul-Henri Sandaogo Damiba come leader del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione (Mouvement Patriotique pour la Sauvegarde et la Restauration, MPSR) ha portato ad una sospensione della Costituzione ed alla conseguente interruzione di quello che può essere considerato come il processo più atteso nella storia africana.

In seguito a questa interruzione, il ripristino della Costituzione annunciato da Damiba ha portato il tribunale a riprendere i lavori nella giornata del 2 febbraio. Ricordiamo che il processo vede come principali imputati Blaise Compaoré, ex braccio destro di Sankara poi salito al potere in seguito alla sua morte, Hyacinthe Kafando e Gilbert Diendéré, oltre ad una serie di personalità militari coinvolte a vario titolo nel colpo di Stato.

L’8 febbraio, la corte ha richiesto la pena massima di trent’anni per Blaise Compaoré e Hyacinthe Kafando, ma anche vent’anni per Gilbert Diendéré, Traoré Bossobé, Sawadogo Idrissa e Ouédraogo Nanonswindé, nonché undici anni per Élysée Yamba Ilboudo e Ardjouma Mori Jean Pierre, e tre anni per Tondé Ninda Pascal “Manganaaba”. Tuttavia, Blaise Comaporé si trova attualmente in esilio in Costa d’Avorio, dove gode della protezione del governo di quel Paese, mentre non è chiaro dove si trovi Hyacinthe Kafando: secondo alcuni si troverebbe in Burkina Faso, mentre altri affermano che non sarebbe più nel Paese.

Accuso Blaise Compaoré e lo punto con il dito accusatorio di uno dei reati più gravi, l’attacco alla sicurezza dello Stato. Lo accuso anche di aver ordinato l’assassinio di Thomas Sankara, presidente del Consiglio Nazionale della Rivoluzione e degli altri 12, e di aver nascosto i cadaveri delle 13 persone uccise”, ha affermato uno dei membri della corte, secondo quanto riportato dal sito Burkina24.

In base alle testimonianze raccolte nel processo, il golpe sarebbe stato organizzato da tempo nei minimi dettagli, e Hyacinthe Kafando sarebbe stato colui che ha guidato il commando che ha ucciso Sankara e i suoi dodici collaboratori. Ad avere un peso specifico importante, è stata la testimonianza di Élysée Yamba Ilboudo, che quel 15 ottobre era alla guida del veicolo sul quale si trovava Kafando, e per il quale sono stati chiesti undici anni di reclusione.

Per quanto riguarda Gilbert Diendéré, secondo l’accusa costui non sarebbe stato parte attiva nel golpe, ma sarebbe stato informato delle intenzioni di Compaoré e Kafando, e non avrebbe fatto nulla per evitarlo. Di conseguenza, è accusato di attacco alla sicurezza dello Stato, complicità in omicidio, complicità nell’occultamento di cadavere e manomissione di testimone.

Il procuratore militare ha concluso con queste parole: “Il nostro più grande rammarico è che la giustizia abbia aspettato a lungo per indagare sul caso Thomas Sankara. Abbiamo anche il grande piacere di vedere questa stessa giustizia occuparsi della causa nonostante le turpitudini per permettere agli orfani e alle vedove di alleggerire le loro coscienze e anche di far parlare la legge”.

I più critici sottolineano come il processo stia trascurando del tutto la responsabilità delle potenze straniere coinvolte nel golpe contro Sankara. Almeno per ora, infatti, la corte ha unicamente accusato personalità del Burkina Faso, ma ci sono elementi più che sufficienti per puntare il dito contro governi sia africani che di grandi potenze occidentali come Francia e Stati Uniti.

Nel frattempo, una circolare ha confermato che mercoledì 16 febbraio si svolgerà la cerimonia per il giuramento ufficiale di Paul-Henri Sandaogo Damiba come presidente del Burkina Faso al cospetto del Consiglio Costituzionale. Questa decisione non ha trovato tutti d’accordo. Secondo il professor Abdoulaye Soma, la nomina di Damiba alla presidenza rappresenterebbe una “catastrofe costituzionale”. Dal punto di vista di Soma, in questo modo il Consiglio Costituzionale certificherebbe che il golpe militare è un modo legittimo per salire alla presidenza.

Dubbi permangono anche sulla posizione del governo militare in materia di politica estera. Se alcuni sperano in un posizionamento di Ouagadougou in rottura con il dominio neocolonia francese e, più in generale, occidentale, altri pensano che i legami dei golpisti con la dittatura di Compaoré sia troppo forte per potersi prmettere di rompere con Parigi.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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