L’Uruguay sempre più spaccato a metà

L’esito del referendum del 27 marzo, nonostante la vittoria di misura per il presidente Lacalle Pou, ha restituito il quadro di un Paese fortemente diviso tra i sostenitori e gli oppositori dell’attuale governo. Polemiche anche sull’aumento del costo dei combustibili.

Il 27 marzo si è tenuto in Uruguay un referendum per l’abrogazione di 135 articoli della legge numero 19.899 del 9 luglio 2020 voluta dall’attuale governo di destra guidato dal presidente Luis Alberto Lacalle Pou. L’elevata affluenza alle urne (85,66%) dimostra come il referendum sia stato considerato di vitale importanza dalla cittadinanza, che si è completamente spaccata a metà. Alla fine, il governo ha vinto di misura con il 49.86% di voti contrari all’abrogazione e il 48.82% di voti favorevoli, pari ad una differenza in termini assoluti di circa 22.500 schede.

La legge in questione, nota come legge di urgente considerazione (LUC), ha destato particolari polemiche in Uruguay in quanto include articoli fortemente contestati da settori dell’opposizione, sindacati e organizzazioni sociali, che affermano che la norma limita il diritto di sciopero, stabilisce la figura della “comparsa criminale” e consente lo sfratto espresso. Inoltre, la LUC elimina l’obbligatorietà dell’istruzione primaria, rischiando di privare i bambini delle famiglie meno abbienti del diritto allo studio.

Alcuni, come l’ex presidente José “Pepé” Mujica, hanno inoltre criticato Lacalle Pou per aver preso parte attivamente alla campagna elettorale per il referendum, invitando la popolazione a non votare per l’abrogazione, cosa che non era mai accaduta in passato. “È la prima volta che un presidente viene coinvolto in una campagna elettorale“, ha dichiarato Mujica a TeleSur. Mujica ha sottolineato che il presidente non dovrebbe essere un monarca, ma il rappresentante di un governo e di tutta la popolazione, esprimendosi contro la personalizzazione della politica.

Allo stesso tempo, Mujica ha apprezzato che sulla questione sia stato organizzato un referendum popolare, strumento che secondo lui rappresenta il grado di maturità di una società, e si è augurato che queste consultazioni possano avere luogo con maggiore frequenza in futuro: “Ogni volta che le persone sono chiamate a decidere è un progresso”, ha detto.

Se il governo di Lacalle Pou ha potuto cantare vittoria in seguito alla pubblicazione dei risultati, questi hanno restituito il quadro di una cittadinanza fortemente polarizzata e divisa in parti quasi equivalenti. Sebbene abbia ottenuto la maggioranza relativa, “il NO non ha superato il 50%”, analizza la risoluzione del Partido Comunista de Uruguay (PCU). ”I 135 articoli della LUC non hanno ricevuto il sostegno della maggioranza della cittadinanza. Inoltre, se confrontiamo il NO con il voto raggiunto dai partiti che compongono la coalizione di governo nell’ottobre 2019, anno in cui si è formata la loro maggioranza parlamentare, troviamo che la destra ha perso 227mila voti”.

Le risorse economiche a disposizione del NO erano molto maggiori e il governo ha utilizzato l’intero apparato statale a favore del NO. Abbiamo affrontato l’intero blocco di potere e il governo nella sua fazione più conservatrice, con un grande peso di grandi capitali e settori legati all’agroalimentare, espresso in una coalizione di destra con una presenza inedita dell’estrema destra, con componenti dai tratti fascisti”, si legge ancora sul sito del PCU. “Questa campagna e questo voto hanno dimostrato che il blocco storico, politico e sociale, democratico e radicale per il cambiamento, agendo in unità, può contestare l’iniziativa politica del blocco di potere, anche senza avere il governo nazionale”.

Questa vittoria parziale, dunque, si scontra con la realtà dei fatti, in cui il presidente deve fronteggiare ampi movimenti di protesta su diverse leggi approvate o in procinto di essere approvate dal suo governo. Tra i principali motivi di protesta c’è l’aumento dei costi del carburante, giustificabile solo in parte con il conflitto in corso in Ucraina. Secondo il presidente Luis Lacalle Pou, la benzina aumenterà di tre pesos (0,073 dollari) e il gasolio aumenterà di cinque pesos (0,12 dollari) al litro, come annunciato dallo stesso capo di Stato in una conferenza stampa tenuta mercoledì scorso. Pertanto, un litro di benzina costerà 77,88 pesos uruguaiani (1,90 dollari) e il diesel 58,99 pesos (1,44 dollari), per un aumento pari al 4% e al 9,2% rispettivamente.

Il presidente Lacalle ha affermato che l’aumento sarebbe riconducibile al conflitto in Ucraina, e che parte dei costi supplementari verranno ammortizzati attraverso la società petrolifera statale, l’ANCAP (Administración Nacional de Combustibles, Alcoholes y Portland). Tuttavia, l’opposizione ha fatto notare che, da quando Lacalle è presidente della nazione, i combustibili hanno subito ben otto aumenti, e che questo avveniva già ben prima dell’intervento russo in Ucraina. Dall’ascesa di Lacalle al potere, il costo dei combustibili è aumentato del 40%, un tasso superiore sia rispetto all’inflazione che rispetto all’aumento dei salari.

Il Partido Comunista de Uruguay ha ricordato che l’attuale governo non solo aveva promesso che non ci sarebbero stati ulteriori aumenti del prezzo dei combustibili, ma addirittura aveva proposto l’abbassamento dei prezzi nel corso della campagna elettorale. “Questa promessa non mantenuta non è giustificata dalla pandemia, né dalla guerra in Ucraina, né dal prezzo del greggio. Va ricordato che nel 2013 (quando al potere c’era Mujica, ndr) il greggio è stato per diversi mesi a 130 dollari al barile e non vi è stato alcun aumento di prezzo. Oggi abbiamo un litro di benzina a 1,88 dollari, il costo più alto della regione”, commenta il PCU.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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