Il Vietnam fronteggia la crisi energetica con i nuovi piani del governo

Il governo vietnamita sta prendendo i provvedimenti necessari per fronteggiare l’aumento dei costi del carburante e dell’energia per via del conflitto ucraino, puntando sullo sviluppo delle rinnovabili.

Il 3 aprile, il governo vietnamita ha tenuto una riunione presieduta dal primo ministro Phạm Minh Chính per affrontare le questioni relative all’aumento dei costi del carburante e dell’energia, derivanti dalla situazione internazionale, ed in particolare dal conflitto ucraino.

Il leader dell’esecutivo ha esordito sottolineando come lo sviluppo socio-economico del Paese e la ripresa post-pandemia abbiano portato ad un aumento della domanda di energia negli ultimi mesi, tema che il governo aveva già affrontato in un dispaccio ufficiale pubblicato lo scorso 24 dicembre sull’uso economico ed efficiente dell’energia.

Chính ha affermato che nel 2021 e nel primo trimestre del 2022 l’offerta e la domanda di elettricità sono state garantite, ma in alcuni luoghi e in determinati momenti si sono verificate carenze. Il primo ministro ha sottolineato l’importanza fondamentale di mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta di energia nel tempo a venire, dati i complicati fattori esterni e la crescente domanda interna. Ha inoltre chiesto alle autorità, ai settori e alle agenzie pertinenti a tutti i livelli di migliorare il loro senso di responsabilità, adottare misure proattive per garantire la fornitura di energia a prezzi ragionevoli per le attività economiche e quotidiane ed alleviare la dipendenza dalle fonti di elettricità estere.

A lungo termine, è necessario promuovere lo sviluppo energetico sostenibile e la produzione di energia, potenziare le soluzioni di risparmio energetico, incoraggiare la produzione domestica di elettricità, facilitare l’innovazione per ottenere una produzione di energia a basso costo, sicura ed efficace e gestire adeguatamente il rapporto tra input materiali e prezzi dell’energia”, ha affermato Phạm Minh Chính. 

Durante l’incontro, i rappresentanti del gruppo Vietnam Electricity (EVN, nota in vietnamita come Tập đoàn Điện lực Việt Nam) hanno affermato che l’approvvigionamento energetico sarà sostanzialmente garantito per le regioni meridionali e centrali da qui al 2025. Nel frattempo, la domanda nella regione settentrionale, che rappresenta quasi il 50% del totale del Paese, aumenterà più velocemente della media nazionale. Secondo EVN le nuove fonti di generazione energetica che dovrebbero essere operative entro il 2025 saranno inferiori alla crescita della domanda, il che potrebbe portare a carenze di energia nella stagione secca, quando la capacità di produzione delle centrali idroelettriche potrebbe diminuire.

Phạm Minh Chính ha poi esteso il suo discorso all’economia in generale, sottolineando la necessità di costruire un sistema economico nazionale che sia indipendente e contemporaneamente integrato al sistema internazionale, restando però in grado di rispondere adeguatamente alle crisi esterne. Il primo ministro ha sottolineato che, nel primo trimestre, il valore dell’import-export vietnamita è balzato del 14,4% a 176,35 miliardi di dollari, con le esportazioni in aumento del 12,9%. Secondo i dati ufficiali pubblicati in questi giorni, inoltre, il Vietnam ha fatto registrare un aumento del 5,03% del Pil nel corso del primo trimestre del 2022, mentre nello stesso periodo l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto solamente dello 0,7%, con addirittura una diminuzione dello 0,27% per gli alimenti.

Tornando alle questioni energetiche, il Vietnam sta proseguendo i propri sforzi per affermarsi come la principale potenza regionale nell’ambito delle rinnovabili. Attualmente, infatti, il Vietnam è il primo Paese dell’Asia sudorientale per quanto riguarda la capacità di produzione di energia solare, pari a 10.6 TWh (dati aggiornati al 2020). Lo sforzo del governo è dimostrato dal fatto che appena due anni prima questa capacità era aumentata solamente di 86 MW, mentre nel 2020 l’incremento ha raggiunto i 16.500 MW. In effetti, nel 2020 il Vietnam è stato uno dei primi dieci Paesi al mondo per aumento della produzione di energia solare. Attualmente, circa il 4% del fabbisogno nazionale di elettricità è soddisfatto dalle centrali solari, ma il governo spera di implementare l’installazione di pannelli solari sugli edifici pubblici e privati per raddoppiare questa cifra entro il 2030.

Un’altra possibile frontiera potrebbe essere quella dell’eolico, visto che il Vietnam dispone di regioni particolarmente ventose. Circa il 39% del territorio nazionale è battuto da venti che soffiano ad una media annua superiore ai 6 m/s, facendone uno dei Paesi della regione più adatti alla produzione di energia eolica. Secondo le stime, il Paese potrebbe avere una capacità produttiva tra i 311 ed i 512 GWs in questo settore.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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