Gambia: vittoria di misura per il nuovo partito del presidente Barrow

Il partito del presidente Adama Barrow ha battuto la principale forza di opposizione, anche se non è riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi.

Il 9 aprile si sono tenute le elezioni legislative nello stato del Gambia, il più piccolo dell’Africa continentale, organizzate appena quattro mesi dopo le presidenziali che hanno visto la conferma di Adama Barrow per un nuovo mandato alla guida del Paese.

Le elezioni erano particolarmente attese per il confronto tra le due principali forze politiche del Paese dopo la spaccatura dello United Democratic Party (UDP) tra i sostenitori del presidente Barrow ed i suoi oppositori interni. In seguito a queste tensioni, nel dicembre del 2019 Barrow ha ufficializzato la nascita di un nuovo partito, denominato National People’s Party (NPP).

Alle presidenziali di dicembre, Barrow ha potuto contare soprattutto sul proprio prestigio personale per sconfiggere il candidato dell’UDP, l’ex vicepresidente Ousainou Darboe, ma le legislative hanno rappresentato la prima sfida diretta tra i due partiti. L’attuale presidente deve la sua celebrità soprattutto al fatto di essere considerato colui che ha posto fine alla lunga dittatura di Yahya Jammeh, islamista di destra che ha governato il Paese dal 1994 al 2017, e che ora si trova in esilio in Guinea Equatoriale.

Un altro motivo che spiega il consenso di Barrow è che costui sarebbe percepito come neutrale nella rivalità etnica tra mandinka e fula, in quanto è in grado di parlare entrambe le lingue tribali ed ha ricevuto un’educazione fula, oltre ad essersi pubblicamente proclamato “di sangue etnicamente misto”. Al contrario, Darboe è considerato come un esponente degli interessi della maggioranza mandinka, il che porta le minoranze etniche a preferire Barrow. Tuttavia, i suoi oppositori affermano che l’attuale presidente avrebbe sfruttato il sistema statale corrotto ereditato da Jammeh per consolidare il proprio potere personale, prendere decisioni arbitrarie e sfruttare a proprio vantaggio le risorse pubbliche.

Gli oppositori hanno anche tentato di sfruttare l’attuale situazione internazionale per addossare ulteriori colpe al governo di Barrow. Già danneggiata dalla pandemia, che ha completamente bloccato il settore turistico, l’economia gambiana sta ora subendo le conseguenze del conflitto in Ucraina, con un’impennata dei prezzi delle materie prime e degli alimenti. Inoltre, Barrow è stato accusato di sudditanza nei confronti del vicino Senegal, mentre l’opposizione cerca di sfruttare il sentimento nazionalista dei gambiani per contrastare questa politica di riavvicinamento con Dakar.

Ad ogni modo, le elezioni legislative hanno dato ragione a Barrow, visto che il NPP ha ottenuto un numero maggiore di voti rispetto ai rivali dell’UDP. Il partito presidenziale ha infatti ottenuto il 29,19% delle preferenze, garantendosi 18 dei 58 seggi che costituiscono l’emiciclo di Banjul. Il margine tra le due forze politiche è stato però di appena 5.700 voti, visto che l’UDP ha raggiunto il 28,04% dei consensi, eleggendo 15 deputati.

Il problema di Barrow sarà ora quello di raggiungere la maggioranza assoluta di 30 seggi su 58 per poter governare il Paese senza dover scendere a compromessi con la principale forza d’opposizione. La Costituzione gambiana prevede che il presidente nomini 5 deputati, dunque Barrow è sicuro di avere 23 voti a proprio favore. Gli altri sette potrebbero venire dal nutrito gruppo degli indipendenti, che consta di 12 rappresentanti.

L’altra possibilità è quella di contare sull’apporto delle forze politiche minori del parlamento gambiano. Certamente i voti a favore di Barrow non arriveranno dall’Alliance for Patriotic Reorientation and Construction (APRC), il partito islamista fondato dall’ex dittatore Jammeh. Gli altri due partiti, il National Reconciliation Party (NRP) e i socialisti del People’s Democratic Organisation for Independence and Socialism (PDOIS), che hanno ottenuto rispettivamente quattro e due seggi, potrebbero invece dare i propri voti a Barrow, dopo averlo già sostenuto alle elezioni del 2017, anche se in teoria sono legati da un’alleanza con l’UDP.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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