Vladimir Jermakov: “Il conflitto nucleare è inammissibile per la Russia”

Uno dei più importanti diplomatici russi ha messo a tacere le voci della propaganda occidentale secondo le quali la Russia starebbe pensando all’uso dell’arma nucleare. Tuttavia, ha affermato che le politiche aggressive dell’Occidente potrebbero portare a gravi conseguenze.

Sono passati solamente quattro mesi dalla dichiarazione congiunta rilasciata dalle cinque principali potenze nucleari (Russia, Stati Uniti, Francia, Cina e Regno Unito) al fine di ridurre i rischi di un possibile conflitto atomico, eppure sui mass media occidentali non si fa altro che parlare del possibile uso dell’arma atomica da parte della Russia. “Secondo la dichiarazione congiunta, i cinque Paesi considerano l’evitamento della guerra tra Stati nucleari e la riduzione dei rischi strategici come le loro principali responsabilità e affermano che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta”, si leggeva sul documento pubblicato a inizio anno proprio su iniziativa di Mosca.

Dando credito alle notizie rilasciate dai mezzi d’informazione occidentali, si potrebbe effettivamente avere l’impressione che il conflitto nucleare sia alle porte, ma questo non corrisponde alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dagli esponenti del governo russo. Se un conflitto nucleare dovesse avere luogo, dunque, non sarà certamente Mosca a compiere la prima mossa. Del resto ci preme sempre ricordare che l’unico Paese ad aver lanciato ben due ordigni nucleari sulla popolazione civile sono gli Stati Uniti d’America, che tra Hiroshima e Nagasaki causarono un totale di circa 250.000 vittime.

Vladimir Jermakov, direttore del Dipartimento per la non proliferazione e il controllo delle armi del Ministero della Difesa russo, ha chiaramente esposto il punto di vista del governo moscovita su questo argomento in un’intervista rilasciata lo scorso sabato all’agenzia stampa TASS: “Tutti gli stati dovrebbero costantemente attenersi alla logica esposta nei documenti congiunti del Quintetto nucleare con la nostra più attiva partecipazione, inclusa la dichiarazione di gennaio dei leader dei cinque stati sulla prevenzione di una guerra nucleare”, ha affermato l’alto diplomatico russo. “È imperativo ribadire il principio che i rischi di una guerra nucleare che non deve mai essere scatenata devono essere ridotti al minimo, in particolare, al fine di prevenire qualsiasi conflitto armato tra potenze nucleari. La Russia si attiene rigorosamente a questo principio”.

Jermakov ha invece denunciato l’escalation delle misure anti-russe assunte da parte dei governi occidentali sotto la guida degli Stati Uniti: “Parlando dei pericoli che emergono nelle condizioni attuali, vorrei sottolineare che sarebbe utile per i Paesi occidentali guidati dagli Stati Uniti, colpiti da una russofobia senza precedenti, rimanere chiaramente consapevoli del fatto che l’irresponsabile escalation delle loro azioni anti-russe è totalmente inaccettabile”, ha affermato il diplomatico.

Secondo Jermakov, sarebbero infatti le politiche aggressive dei governi occidentali, che hanno scatenato guerre per procura contro Mosca, ad aumentare il rischio di un conflitto atomico, trasformando la NATO in un’alleanza nucleare: “Questi Paesi hanno scelto apertamente la strategia di condurre guerre per procura contro la Russia. Tale manovra è irta di conseguenze molto gravi”.

Il diplomatico russo ha invitato i governi di Stati Uniti, Francia e Regno Unito a rivedere le proprie politiche in vista del vertice che si terrà a New York il prossimo mese di agosto, quando è prevista la decima conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). “La nostra delegazione ha avviato le misure preliminari per la sua partecipazione alla conferenza”, ha affermato Jermakov. “In qualità di uno degli Stati depositari del TNP , la Russia intende compiere tutti gli sforzi affinché questo forum abbia successo”.

La Russia ha anche denunciato che gli Stati Uniti, con il pretesto del conflitto in Ucraina, hanno interrotto le discussioni per la formulazione di un trattato che aggiorni il Nuovo Trattato di riduzione e limitazione delle armi offensive strategiche (New START). Il New Start era stato firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev in sostituzione dei quattro trattati bilaterali stipulati precedentemente tra Washington e Mosca. Entrato in vigore nel febbraio del 2011, questo sarebbe dovuto essere valido per dieci anni, ma la sua valenza è stata prolungata di un ulteriore quinquennio, fino al febbraio del 2026. Jermakov ha sottolineato che la Russia ha avanzato le proprie proposte per formulare un nuovo accordo che tenga conto “di tutti i fattori che incidono sulla stabilità strategica” al fine di “creare i presupposti per un dialogo costruttivo ed eventualmente, per la stesura di accordi specifici”. “Tuttavia, gli statunitensi hanno interrotto questa interazione con il pretesto degli sviluppi intorno all’Ucraina. Ne abbiamo preso atto“, ha detto.

Il diplomatico russo ha inoltre dichiarato che “Ginevra come sede per la commissione consultiva bilaterale sul Nuovo START non è più accettabile per Mosca, considerando gli atti ostili del governo svizzero nei confronti della Russia”. La Svizzera ha infatti abbandonato la sua storica neutralità, sostenendo la linea antirussa impostata da Washington.

Infine, Jermakov ha denunciato la militarizzazione della regione del Pacifico per via delle attività della partnership di difesa trilaterale tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti (AUKUS) nella sfera missilistica. “Per quanto riguarda i Paesi che hanno stretto il patto AUKUS, questi hanno già annunciato in precedenza i loro piani per interagire nella sfera missilistica e la loro attuazione complicherà sicuramente la situazione per quanto riguarda la sicurezza internazionale e regionale“, ha affermato l’alto diplomatico russo. In particolare, la collaborazione nell’ambito degli armamenti ipersonici solleva interrogativi sui compiti e sulla portata del dispiegamento di questi sistemi: “Di per sé, la creazione di armamenti ipersonici non contraddice alcun trattato internazionale. Tuttavia, in ogni caso particolare, sorgono domande sui compiti per cui questi sistemi sono stati sviluppati, sulle regioni e sull’ambito del loro dispiegamento“.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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