Bielorussia, Aljaksandr Lukašėnka: “L’Occidente fermi la guerra in Ucraina”

Il presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka ha sottolineato le responsabilità delle potenze occidentali nel fomentare il conflitto in Ucraina, ed ha affermato che la guerra nucleare non è una possibilità ammissibile.

Due giorni fa la Bielorussia ha pianto la morte di Stanislaŭ Šuškevič, primo presidente della Repubblica indipendente dopo la fine dell’Unione Sovietica (1991-1994). In Bielorussia, però, la preoccupazione riguarda soprattutto il conflitto nella vicina Ucraina, che si svolge a pochi chilometri dal confine.

Il presidente Aljaksandr Lukašėnka è intervenuto ieri per affermare che la Bielorussia non ha intenzione di minacciare nessuno o di avviare conflitti con l’Occidente: “Non minacciamo nessuno e non lo faremo. Inoltre, non siamo in grado di minacciare nessuno – sappiamo bene con chi dobbiamo confrontarci”, ha detto il capo di stato in un’intervista alla Associated Press, ripresa anche dall’agenzia di stampa bielorussa BelTA. Lukašėnka ha sottolineato che “l’inizio di un conflitto o di schermaglie in Occidente non sarebbe assolutamente nell’interesse del popolo bielorusso“.

Il leader bielorusso ha anche affermato che il suo Paese preferirebbe inequivocabilmente non vedere alcun conflitto tra Ucraina e Russia. “Non siamo guerrafondai e abbiamo fatto e continuiamo a fare tutto il possibile per garantire che non ci siano guerre“, ha detto Lukašėnka, che all’inizio del conflitto aveva cercato di guidare la mediazione tra Mosca e Kiev.

Credo assolutamente che l’uso delle armi nucleari sia inaccettabile, anche perché è vicino a noi“, ha detto ancora il presidente su uno degli argomenti maggiormente dibattuti in questi giorni. Lukašėnka ha sottolineato che le conseguenze dell’uso di armi nucleari in Ucraina ricadrebbero anche sulla Bielorussia, che non si trova “oltreoceano come negli Stati Uniti”, lasciando intendere che invece Washington potrebbe essere di parere diverso. A suo modo di vedere, Vladimir Putin non ha nessuna intenzione di iniziare uno scontro diretto con la NATO: “Le armi che la Russia utilizzerà non dipendono tanto dall’Ucraina, ma dalla NATO. Voi [NATO] state già oltrepassando la linea rossa [in Ucraina]“.

Sulle possibilità di ripresa dei negoziati tra Mosca e Kiev, Lukašėnka ha esplicitamente puntato il dito verso gli Stati Uniti e le potenze occidentali, che non stanno facendo nulla per porre fine al conflitto. “Conosco la posizione della Russia e so quali proposte la Russia sta offrendo all’Ucraina. Ma perché l’Ucraina, sul cui suolo si sta effettivamente verificando una guerra, non sembra interessata a questi negoziati? Questa è una domanda che dovete porre a Washington”.

Quello che vediamo ora è che gli Stati Uniti cercano di trarre vantaggio dalla situazione, legando più strettamente a sé gli alleati e cercando di annegare la Russia nella guerra in Ucraina“, ha proseguito il presidente bielorusso. “Il loro obiettivo è farla finita prima con la Russia, e poi vedersela con la Cina”. Secondo Lukašėnka, è l’Occidente, ed in particolare l’amministrazione di Washington, che attualmente governa l’Ucraina in luogo del presidente Volodymyr Zelens’kyj.

Vedo che l’Ucraina non era incline a risolvere i problemi passo dopo passo, e questo ha portato a una guerra. Quindi, quando parlate di alcune atrocità in Ucraina, dovreste rivolgere queste domande alla Polonia, in primo luogo, agli Stati Uniti, al Regno Unito. Se voi, Stati Uniti e Regno Unito, siete interessati a vedere la fine della guerra in Ucraina, questo può essere fatto entro una settimana, forse anche prima. Ma ciò non vi interessa“, ha accusato Lukašėnka. “Dite che il blocco NATO non combatterà, che non sarà coinvolto nella guerra. Siete già coinvolti. Mi rimproverate qualcosa e mi chiamate aggressore insieme al presidente Putin, mi chiamate co-aggressore, ma voi siete diventati aggressori molto tempo fa“, ha detto.

Secondo il presidente bielorusso, “gli ucraini non possono vincere questa guerra, e gli Stati Uniti lo sanno meglio di chiunque altro. La Russia, tra tutte le difficoltà, è destinata a vincere. Per questo, dovrebbero fermarsi e raggiungere un accordo”.

La Bielorussia ha subito nuove provocazioni da parte delle potenze NATO proprio in questi giorni, in seguito allo svolgimento di esercitazioni militari del blocco a guida statunitense in Polonia e nei Paesi baltici, a pochi chilometri dal confine bielorusso. In risposta, il governo di Minsk ha passato in rassegna le proprie forze armate.

Nel frattempo, il governo bielorusso ha annunciato che la Bielorussia e la Russia sono già passate all’utilizzo del rublo russo nei pagamenti commerciali reciproci, anche per le forniture di risorse energetiche russe al Paese, come confermato dallo stesso Lukašėnka: “Stiamo commerciando senza problemi in rubli russi, vendendo le nostre merci lì, ricevendo rubli russi e acquistando gas e petrolio in cambio di rubli russi. In passato, acquistavamo risorse energetiche in Russia in cambio di dollari, ma ora ci siamo messi d’accordo sull’uso del rublo russo”.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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