Mao Zedong: “Che cento fiori sboccino, che cento scuole gareggino” (27 febbraio 1957)

Il brano di questo discorso di Mao Zedong, venne pronunciato il 27 febbraio 1957 all’undicesima sessione allargata della Conferenza suprema dello Stato. Il testo, rivisitato, venne inserito nel saggio “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo“, pubblicato il 19 giugno dal Quotidiano del Popolo. Esso segna il lancio della campagna dei cento fiori, una stagione di confronto tra diverse visioni culturali, politiche, economiche e sociali in Cina.

Come sono state formulate le parole d’ordine “che cento fiori sboccino, che cento scuole gareggino” e “coesistenza a lungo termine e controllocreciproco“? Sono state formulate in armonia con le concrete condizioni della Cina sulla base del riconoscimento del fatto che nella società socialista esistono ancora vari tipi di contraddizioni e che lo stato ha urgente bisogno di un rapido sviluppo dell’economia e della cultura. La politica di lasciare “che cento fiori sboccino” e “che cento scuole gareggino” promuove lo sviluppo dell’arte e il progresso delle scienze, e costituisce uno stimolo al fiorire della cultura socialista nel nostro Paese; in arte forme e stili differenti possono svilupparsi liberamente, e nel campo scientifico scuole diverse possono liberamente gareggiare.

Riteniamo che un intervento amministrativo per imporre uno stile o una scuola, e per proibirne altri, sarebbe negativo per lo sviluppo dell’arte e della scienza. Il problema del vero e del falso in arte e nella scienza deve essere risolto con libere discussioni negli ambienti artistici e scientifici, praticamente nelle opere degli artisti e degli scienziati, ma non in modo semplicistico. Per stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è spesso necessaria la prova del tempo.

La storia ci insegna che spesso la maggior parte degli uomini in un primo tempo non accetta il nuovo e il giusto, e che questo può affermarsi solo nella lotta, attraverso strade contorte. Spesso capita che inizialmente gli uomini non riconoscano ciò che è buono e giusto come “un fiore fragrante”, ma che al contrario lo considerino “un’erba velenosa”. Ai loro tempi, la teoria copernicana sul sistema solare e quella di Darwin sull’evoluzione furono giudicate false e si affermarono solo dopo una lunga, difficile lotta. Anche la storia del nostro Paese ci offre esempi del genere.

Nella società socialista le condizioni per la nascita di cose nuove sono radicalmente diverse da quelle della vecchia società, e molto più favorevoli. Tuttavia, accade ancora che spesso le forze nascenti siano respinte e che opinioni ragionevoli si trovino soffocate.

Lo sviluppo di cose nuove può essere anche ostacolato non per deliberato spirito di repressione ma per mancanza di discernimento. Per questo non dobbiamo trarre conclusioni avventate sulla questione del vero e del falso nell’arte e nelle scienze, ma assumere con atteggiamento cauto e incoraggiare la libera discussione. Crediamo che questo atteggiamento permetterà un rapido sviluppo delle arti e delle scienze.

Anche il marxismo si è sviluppato nella lotta; agli inizi fu sottoposto ad attacchi di ogni genere e giudicato “un’erba velenosa”, e ancora oggi in molte parti del mondo lo si combatte come “un’erba velenosa”. Tuttavia, nei Paesi socialisti il marxismo occupa una posizione diversa. Ma persino in essi sopravvivono opinioni non marxiste o addirittura antimarxiste.

È vero che in Cina le trasformazioni socialiste per quanto riguarda la proprietà sono state sostanzialmente portate a termine e che sostanzialmente si sono concluse le vaste lotte di massa, simili a un tifone, del periodo rivoluzionario, ma vi sono ancora degli elementi delle classi rovesciate, dei proprietari terrieri e dei “compradores”, la borghesia esiste ancora e la piccola borghesia ha appena iniziato a rieducarsi: la lotta di classe non è ancora finita.

La lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, tra le diverse forze politiche e tra il proletariato e la borghesia nel campo ideologico sarà ancora una lotta lunga e tortuosa che a volte potrebbe anche divenire molto acuta. Il proletariato cerca di trasformare il mondo secondo la sua concezione del mondo, proprio come fa la borghesia. In questo campo non si può ancora dire se si affermerà il socialismo o il capitalismo: i marxisti sono ancora una minoranza nell’assieme della popolazione e tra gli intellettuali.

Quindi il marxismo, come nel passato, deve svilupparsi nella lotta perché non può svilupparsi in altro modo: così è stato in passato, così è ancora oggi e così necessariamente sarà nel futuro. Ciò che è giusto si sviluppa sempre nella lotta contro ciò che è sbagliato. Il vero, il buono e il bello esistono sempre in relazione al falso, al cattivo e al brutto, e si sviluppano sempre nella lotta contro questi. Nel momento stesso in cui l’umanità rifiuta universalmente una cosa sbagliata e accetta una verità, una verità più nuova entra a sua volta in lotta contro nuove opinioni sbagliate. Tale lotta non avrà mai fine: questa è la legge di sviluppo della verità ed è certamente anche la legge di sviluppo del marxismo.

Ci vorrà ancora molto tempo per decidere l’esito della lotta ideologica tra il socialismo e il capitalismo nel nostro Paese, perché l’influenza della borghesia e degli intellettuali che provengono dalla vecchia società sopravviverà ancora nel nostro Paese per molto tempo come ideologia di classe. Se non si capisce bene questo, o se non lo si capisce del tutto, si rischia di commettere i più gravi errori, si rischia di disconoscere la necessità di portare la lotta sul piano ideologico.

La lotta ideologica è diversa dalle altre forme di lotta: in essa non si possono adottare brutali metodi coercitivi, ma solo il metodo paziente del ragionamento. Nella lotta ideologica il socialismo oggi dispone di condizioni favorevoli: il potere fondamentale dello stato è nelle mani del popolo lavoratore, guidato dal proletariato. Il Partito Comunista è forte e gode di un grande prestigio. Anche se vi sono dei difetti e degli errori nel nostro lavoro, ogni uomo onesto può vedere che siamo leali con il popolo, che siamo decisi e capaci di costruire il nostro Paese insieme con il popolo, che già abbiamo ottenuto enormi successi e che ne otterremo di ancora più grandi.

La grande maggioranza dei borghesi e degli intellettuali che provengono dalla vecchia società è patriottica: essi vogliono servire la loro rigogliosa patria socialista e capiscono che se si allontaneranno dalla causa del socialismo e dal popolo lavoratore diretto dal Partito Comunista non avranno più niente su cui fare affidamento, né alcuna prospettiva luminosa per l’avvenire.

Qualcuno chiederà: visto che nel nostro Paese la maggioranza della popolazione riconosce già nel marxismo l’ideologia guida, lo si può criticare? Certamente.

Il marxismo è una verità scientifica che non teme la critica; se la temesse e potesse esserne sconfitto, allora non varrebbe nulla. Forse che gli idealisti non criticano il marxismo tutti i giorni in tutti i modi possibili? Forse che coloro i quali sono ancora legati a punti di vista borghesi o piccolo-borghesi, e non desiderano modificarli, non criticano il marxismo in tutti i modi possibili? I marxisti non devono temere le critiche, da qualsiasi parte provengano. Al contrario, devono temprarsi, svilupparsi e conquistare nuove posizioni nella critica, nella tempesta della lotta.

Lottare contro le idee sbagliate è in qualche modo un farsi vaccinare: l’azione del vaccino rafforza le capacità di resistenza alle malattie dell’organismo. Le piante coltivate in serra difficilmente sono robuste. La realizzazione della politica “che cento fiori sboccino, che cento scuole gareggino“, non indebolirà, ma rafforzerà la posizione egemone del marxismo in campo ideologico.

Quale deve essere la nostra politica nei confronti delle idee non marxiste? Per quanto riguarda i controrivoluzionari dichiarati e i sabotatori della causa del socialismo è semplice: togliamo loro la libertà di parola. La questione è diversa quando invece ci troviamo di fronte a idee errate nel popolo. Sarebbe giusto condannare queste idee senza dar loro la possibilità di esprimersi? No di certo.

Applicare metodi semplicistici per risolvere le questioni ideologiche in seno al popolo, le questioni legate alla vita intellettuale dell’uomo, non è soltanto inefficace, ma estremamente controproducente. Si può vietare che le idee sbagliate siano espresse, ma le idee rimarranno sempre. E le idee giuste, se le si coltiva in serra senza esporle al vento e alla pioggia, senza immunizzarle, non riusciranno a trionfare nello scontro con le idee sbagliate. Quindi soltanto con il metodo della discussione, della critica e del ragionamento possiamo realmente far progredire le idee giuste, togliere di mezzo quelle sbagliate e risolvere effettivamente i problemi.

L’ideologia borghese e piccolo-borghese si rifletterà senza dubbio da qualche parte; senza dubbio, ostinatamente in tutti i modi possibili, si esprimerà nelle questioni politiche e ideologiche. Non è possibile impedirlo: non dobbiamo impedire a questa ideologia di manifestarsi facendo ricorso a mezzi repressivi, ma permetterle di esprimersi e nello stesso tempo discuterla e criticarla opportunamente, perché è incontestabile che dobbiamo criticare tutti i tipi di idee sbagliate, e che non possiamo astenerci dal criticarle e, rimanendo semplici spettatori, permettere che si diffondano senza controllo e prendano piede.

Gli errori devono essere criticati e le erbe velenose sradicate. Ma in questo campo la critica non deve essere dogmatica; non bisogna applicare il metodo metafisico ma sforzarsi di ricorrere al metodo dialettico. La critica deve fondarsi sull’analisi scientifica ed essere completamente convincente. La critica dogmatica non risolve nulla.

Non vogliamo erbe velenose di nessun genere, ma dobbiamo accuratamente distinguere tra quella che è realmente un’erba velenosa e quello che in realtà è un fiore fragrante. Dobbiamo imparare insieme alle masse a fare questa attenta distinzione e con loro lottare contro le erbe velenose applicando dei metodi giusti.

Condannando il dogmatismo dobbiamo stare attenti anche a criticare il revisionismo. Il revisionismo, o opportunismo di destra, è una corrente ideologica borghese ancor più pericolosa del dogmatismo. I revisionisti, o opportunisti di destra, aderiscono a fior di labbra al marxismo ed anch’essi attaccano il “dogmatismo”: ma l’obiettivo reale dei loro attacchi sono di fatto le tesi fondamentali del marxismo.

Essi si pronunciano contro il materialismo e la dialettica o snaturano il loro reale contenuto, si pronunciano contro la dittatura democratica popolare e contro il ruolo dirigente del Partito Comunista, o tentano di indebolirli, si pronunciano contro le trasformazioni socialiste e l’edificazione del socialismo, o tentano di indebolirle.

Persino dopo che la rivoluzione socialista si è praticamente affermata nel nostro Paese, vi sono alcuni che cercano vanamente di restaurare il regime capitalistico; costoro lottano contro la classe operaia in ogni campo, anche in quello ideologico. In questa lotta i revisionisti sono i loro migliori aiutanti.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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