Somalia: Hassan Sheikh Mohamud torna presidente

I legislatori somali si sono riuniti il 15 maggio per eleggere il nuovo presidente del Paese africano, con Hassan Sheikh Mohamud che ha sconfitto il presidente uscente Mohamed Abdullahi Mohamed “Farmajo”.

Dopo un lungo processo che ha portato allo svolgimento delle elezioni legislative tra novembre ed aprile, i membri del Senato e della Camera del Popolo della Repubblica Federale di Somalia si sono riuniti il 15 maggio per l’elezione del presidente. Se il favorito sembrava essere il capo di Stato uscente, Mohamed Abdullahi Mohamed “Farmajo”, al termine del terzo turno il verdetto ha premiato a sorpresa Hassan Sheikh Mohamud, che aveva ricoperto l’incarico una prima volta tra il 2012 ed il 2017.

A presentarsi al primo turno sono stati ben 36 candidati, con i primi quattro che sono stati ammessi al secondo turno. Tra questi, “Farmajo” si era classificato secondo con 59 preferenze, mentre Mohamud ne aveva ricevuti 52. A guidare era invece Said Abdullahi Dani, presidente del Puntland (uno degli Stati che costituiscono la federazione somala), con 65 preferenze. Il secondo turno ha però escluso clamorosamente proprio Dani, mentre nel terzo e decisivo scrutinio Mohamud ha sconfitto “Farmajo” con un netto verdetto di 214 voti a 110, con tre deputati che hanno votato scheda nulla.

Queste elezioni pongono fine ad una crisi politica iniziata oltre un anno fa, quando il mandato di “Farmajo” era scaduto senza che si svolgessero le elezioni. I toni tra i due principali contendenti sono comunque stati molto amichevoli, e “Farmajo” ha immediatamente ammesso la sconfitta. Mohamud, dal canto suo, può contare sul sostegno del suo partito, il Partito per la Pace e lo Sviluppo, che detiene il maggior numero di seggi in entrambe le camere.

Il nuovo presidente dovrà fronteggiare gli atavici problemi che caratterizzano la Somalia, in particolare i crescenti attacchi provenienti dai gruppi terroristici di Al-Shabaab, che controlla ampie aree del territorio nazionale. Mohamud dovrà anche riparare i danni causati da mesi di caos politico e lotte intestine, sia a livello esecutivo che tra il governo centrale e le autorità statali.

Nato nella città di Jalalaqsi, nella regione centrale di Hiiraan, Mohamud ha conseguito una laurea in tecnologia presso la Somali National University nella capitale Mogadiscio, e successivamente ha proseguito i propri studi in India. Divenne noto a livello regionale per il suo coinvolgimento nella risoluzione delle controversie fra i clan, ed è ricordato per il ruolo che ha svolto nei negoziati nel 1997 che hanno posto fine all’era della famigerata “linea verde” che aveva separato il nord e il sud di Mogadiscio dal 1992.

Nel 2012, come ricordato, venne eletto presidente per la prima volta, dando vita al primo governo stabile della Somalia dopo vent’anni. Mohamud diede vita ad una politica denominata “diplomazia nomade” al fine di conciliare i leader regionali per creare consenso su questioni nazionali critiche.

Tuttavia, il suo primo mandato è stato caratterizzato anche da numerose criticità. La prima amministrazione di Mohamud ha dovuto affrontare gravi critiche, accusata di corruzione dilagante, restrizioni dei media e abuso di potere. Inoltre, il Gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite ha accusato l’amministrazione di fornire armi alle milizie dei clan e ad al-Shabab.

Nel 2013, il Gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite ha anche pubblicato un rapporto nel quale denunciava in particolare una cospirazione tra il presidente e uno studio legale statunitense, Shulman Rogers, per “rubare fondi pubblici“. Nel documento si legge che l’azienda con sede nel Maryland ha preso parte ad operazioni per sottrarre fondi appartenenti alla Banca Centrale della Somalia. Nonostante le smentite del governo, Yussur Abrar, che all’epoca era governatore della banca centrale, si dimise, affermando che gli era stato “continuamente chiesto di approvare accordi e transazioni che sarebbero in contraddizione con i miei valori personali e violerebbero la mia responsabilità fiduciaria nei confronti del popolo somalo come capo dell’autorità monetaria della nazione”.

Lo svolgimento delle elezioni ha anche permesso l’estensione degli aiuti del Fondo Monetario Internazionale alla Somalia. Il pacchetto triennale di aiuti da 400 milioni di dollari del FMI, infatti, sarebbe scaduto automaticamente il 17 maggio se entro quella data non fosse stata istituita una nuova amministrazione. Al momento, la scadenza dello stesso è stata prorogata al 17 agosto, in attesa che il nuovo presidente dia vita al nuovo governo.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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