Vertice delle Americhe: la Bolivia respinge le politiche imperialiste

Se il presidente Luis Arce ha deciso di boicottare il Vertice delle Americhe di Los Angeles, la Bolivia ha comunque fatto sentire la sua voce grazie alle parole del ministro degli Esteri Rogelio Mayta. Anche l’ex presidente Evo Morales ha fortemente criticato l’evento.

La Bolivia fa parte di quei Paesi – insieme a Messico, Honduras e Saint Vincent e Grenadine – che hanno operato un boicottaggio parziale del Vertice delle Americhe convocato da Joe Biden a Los Angeles, al fine di protestare contro le ingiustificate esclusioni di tre Paesi del continente, Cuba, Venezuela e Nicaragua. Per questo motivo, il presidente Luis Arce non si è recato in California, ma ha inviato il ministro degli Esteri, Rogelio Mayta, che ha fatto sentire la voce del Paese andino nel consesso continentale.

Già alla vigilia dell’evento, Arce aveva sottolineato che si sarebbe rifiutato di partecipare all’evento se non in caso di partecipazione di tutti i Paesi del continente a pari condizioni, chiedendo inoltre a Washington di porre fine alle sanzioni illegali alle quali vengono sottoposti Cuba, Venezuela e Nicaragua. Secondo il presidente boliviano, nonostante la sua retorica, Washington non ha un reale desiderio di cambiare i suoi rapporti con gli Stati sovrani che non sono sottomessi ai suoi interessi e prendono strade diverse per svilupparsi.

Sia Arce che il ministro Mayta hanno messo in dubbio l’attuale struttura diplomatica multilaterale panamericana, che ruota attorno all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), pienamente genuflessa agli interessi di Washington. “Veniamo da una costruzione istituzionale che è stata molto adattata alla superpotenza che abbiamo come vicino. L’istituzionalità dell’OSA è stata molto strumentalizzata“, ha affermato il diplomatico boliviano in un’intervista rilasciata a TeleSur a margine del Vertice delle Americhe.

Il ministro degli Esteri boliviano ha sottolineato che questi sono tempi di cambiamento che richiedono un ripensamento di quel quadro istituzionale: “Dobbiamo mantenere un dialogo? Sì. Dobbiamo mantenere i rapporti? Sì, ma devono basarsi su principi che purtroppo non sono stati rispettati“. Mayta ha aggiunto che i rapporti tra Paesi dovrebbero svolgersi su un ruolo di parità ed essere basati sul rispetto di principi quali l’autodeterminazione dei popoli. “Dobbiamo costruire un’America diversa, ma attraverso un dialogo tra i nostri Paesi che si basi su principi chiari, di rispetto reciproco, fondamentalmente“.

Nel suo intervento al Vertice delle Americhe, il ministro ha dichiarato che la nazione che rappresenta esige rispetto e ha chiesto l’applicazione del non intervento negli affari interni degli Stati, ed ha criticato l’evento per aver cessato di essere un punto di incontro e di scambio per i paesi della regione: “È un peccato che questo spazio di integrazione abbia cessato di essere un punto di incontro per tutti i paesi delle Americhe. In un ritorno a un grigio passato, sale a tre il numero dei Paesi non convocati”, ha dichiarato il diplomatico durante il suo intervento a Los Angeles.

Il ministro degli Esteri ha sottolineato che, con l’esclusione di Cuba, Nicaragua e Venezuela, l’opportunità di uno scambio alla ricerca di un’intesa è andata perduta nonostante le differenze che possono esistere: “Il fatto che la sede di questo vertice siano gli Stati Uniti non gli conferisce il potere di fare esclusioni, minando la Carta delle Nazioni Unite e altri documenti fondamentali per le relazioni internazionali“, ha affermato. Inoltre, Mayta ha dichiarato che la Bolivia respinge “la qualifica unilaterale di quale Paese è o non è democratico perché tale arbitrarietà è di per sé antidemocratica”. Il capo della diplomazia boliviana ha poi rivolto il proprio anatema contro l’OSA e il suo presidente Luis Almagro, ritenendolo tra i responsabili del colpo di Stato contro Evo Morales.

Proprio il carismatico ex presidente è intervenuto alla Cumbre de los Pueblos (“Vertice dei Popoli”), evento parallelo organizzato in contemporanea con il Vertice delle Americhe. In occasione della chiusura della Cumbre, Morales ha affermato che le politiche coercitive promosse dagli Stati Uniti sono fallite: “Gli USA proclamano la democrazia, ma escludendo Cuba, Venezuela e Nicaragua, mentono al mondo intero (perché) quella non è democrazia. Difendono anche la libertà, ma i popoli che si sono liberati dall’impero sono esclusi dal Vertice delle Americhe. Che contraddizione!“.

Cercano ancora di imporre politiche attraverso l’interventismo, politiche di saccheggio economico delle risorse naturali quasi ovunque nel mondo“, ha affermato l’ex presidente. Il leader boliviano ha esortato a continuare “in questa dura lotta per l’unità per la nostra libertà e, soprattutto, per il rispetto della diversità culturale che è la ricchezza della nostra dignità”.

Il Vertice delle Americhe, convocato da Joe Biden per riaffermare l’egemonia imperialistica statunitense sul continente, si è dunque confermato un vero fallimento per Washington, visto che la maggioranza dei delegati ha utilizzato lo spazio a propria disposizione per criticare aspramente le politiche statunitensi in America Latina, come aveva precedentemente fatto anche il presidente argentino Alberto Fernández.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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