Il Vietnam guida la transizione energetica nel sud-est asiatico

Grazie a numerosi progetti ed alla cooperazione internazionale, il Vietnam è l’unico Paese del sud-est asiatico ad aver lanciato un serio programma di transizione energetica per uscire dalla dipendenza dal carbone con l’impiego delle energie rinnovabili.

Già in passato, avevamo avuto l’occasione di sottolineare gli sforzi compiuti dal governo vietnamita per mettere in pratica delle politiche di riconversione energetica, al fine di favorire l’uso delle energie rinnovabili. Di questo ha preso atto anche la stampa internazionale, come dimostra un articolo pubblicato lo scorso 2 giugno da The Economist, una delle riviste più accreditate nel settore.

Sebbene siano ancora molti i problemi da affrontare, come la dipendenza dal carbone e l’eccessivo consumo di plastiche monouso, la testata londinese riconosce i meriti del Vietnam nel settore della riconversione energetica, soprattutto a fronte dell’immobilismo che caratterizza la maggioranza dei Paesi della regione: “Il sud-est asiatico è tra le parti del mondo più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Eppure questa regione fumante non sembra interessata ad abbandonare i combustibili fossili. Il Vietnam è un punto luminoso su una mappa altrimenti nera come la fuliggine”, esordisce l’articolo.

Come avevamo riferito in precedenti articoli, il governo vietnamita ha deciso di puntare in maniera risoluta sull’energia solare ed eolica, due fonti che abbondano sul territorio della Repubblica Socialista. Come ricorda ancora The Economist, tra il 2017 e il 2021, “la quota di elettricità generata dal solare in Vietnam è aumentata da praticamente zero a quasi l’11%. Non solo questo è stato un tasso di aumento più rapido che in quasi qualsiasi altra parte del mondo. È una quota maggiore di quella gestita da economie più grandi come la Francia o il Giappone”. Tale progresso ha permesso al Vietnam di entrare nel novero dei primi dieci produttori mondiali di energia solare nel 2021.

La volontà politica è uno dei segreti che hanno permesso al Vietnam di compiere questo grande balzo in avanti nella produzione di energia rinnovabile. Lo scorso novembre, il primo ministro Phạm Minh Chính ha affrontato di petto la questione della dipendenza dal carbone, promettendo l’interruzione della costruzione di nuove centrali a carbone e di portare le emissioni del Paese a zero entro il 2050. Un risultato che, se considerato difficile dalla maggioranza dei Paesi a capitalismo avanzato, sarebbe eccezionale per un Paese in via di sviluppo come il Vietnam.

L’impegno del Vietnam per lo sviluppo sostenibile è stato ribadito anche lo scorso 8 giugno dal ministro del Lavoro e degli Affari SocialiĐào Ngọc Dung. Prendendo parte alla Conferenza Internazionale del Lavoro in Svizzera, il ministro Dung ha affermato che il Vietnam promuove un’occupazione sostenibile, e che la riconversione energetica non è in contrasto con la creazione di nuovi posti di lavoro. Il membro del governo ha anche sottolineato i vantaggi del modello economico vietnamita: “L’economia collettiva in Vietnam ha dato un buon contributo alla crescita economica e alla ristrutturazione, in particolare all’economia agricola, all’adattamento ai cambiamenti climatici e al movimento verso uno sviluppo verde e sostenibile“, ha affermato il ministro Dung. “La visione coerente del governo del Vietnam è quella di sviluppare il Paese in modo completo, inclusivo e sostenibile per il popolo, mettendo il popolo al centro, indipendentemente da sesso, età, etnia, religione e stato sociale”, ha concluso.

Per ottenere questi risultati, il Vietnam si è anche avvalso della collaborazione e delle conoscenze tecniche di Paesi stranieri. In base ad un accordo stipulato nel 2020, ad esempio, la Danimarca si è impegnata a contribuire entro il 2025 con circa 8,96 milioni di dollari di aiuti pubblici allo sviluppo non rimborsabili, al fine di garantire l’attuazione degli Accordi di Parigi. Secondo i documenti ufficiali, il progetto “mira a sostenere il Vietnam nella costruzione di una tabella di marcia per promuovere lo sviluppo a basse emissioni di carbonio nel settore industriale, che aiuti il Paese a realizzare i suoi impegni di contributo determinato a livello nazionale”.

Anche i Paesi Bassi sostengono il Vietnam nel suo programma di riconversione energetica, come ribadito lo scorso aprile da Haneke Schuiling, responsabile degli Affari Economici Esteri presso il Ministero degli Esteri di quel Paese. Il 25 aprile, in un incontro con il viceministro dell’Industria e del Commercio Đặng Hoàng An, Schuiling ha espresso il proprio sostegno al programma di trasformazione energetica del Vietnam, affermando che i Paesi Bassi sono pronti a sostenere, condividere e cooperare con il Vietnam nei campi in cui i Paesi Bassi hanno esperienza.

Infine, il 12 maggio, il viceministro dell’EdiliziaLê Quang Hùng, ha firmato un accordo con Philippe Orliange, rappresentante dell’Agenzia Francese per lo Sviluppo, per rafforzare la loro cooperazione sulla resilienza delle città vietnamite ai cambiamenti climatici e ai rischi naturali, rinnovando una collaborazione nata nel 2017.

Il Vietnam è considerato uno dei Paesi più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature e del livello del mare, l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi, insieme alla crescita della popolazione e all’urbanizzazione, stanno aumentando il rischio di pericoli, erosione costiera e inondazioni in tutto il Paese. La crescita delle città, che è stata uno dei principali motori della crescita economica del Vietnam dagli anni ’90, ha notevolmente migliorato l’accesso delle persone all’occupazione e ai servizi essenziali come energia, acqua, salute, istruzione e attività ricreative e ha fornito una base infrastrutturale essenziale per lo sviluppo del Paese. Tuttavia, questa rapida urbanizzazione ha anche aumentato la vulnerabilità della popolazione ai rischi climatici.

Tali ragioni forniscono un’importante motivazione al governo e al popolo del Vietnam per prodigarsi nella riconversione energetica, a patto però che i paesi a capitalismo avanzato si pongano alla testa di questa riconversione, mettendo a disposizione del resto del mondo le proprie risorse economiche, tecnologiche e di know-how.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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