Spagna: il Partito Popolare si conferma al governo dell’Andalusia

Il partito del presidente in carica, Juan Manuel Moreno, ha ottenuto una netta vittoria che gli consentirà di governare senza alleanze in quella che per oltre quarant’anni era stata la roccaforte dei socialisti.

In carica del gennaio 2019, Juan Manuel Moreno resterà alla presidenza dell’Andalusia anche per il prossimo mandato. È questo il responso delle elezioni regionali dello scorso 19 giugno, che hanno visto il Partido Popular de Andalucía di Moreno ottenere una netta vittoria e guadagnare la maggioranza assoluta dei voti.

La più popolosa delle 17 comunità autonome spagnole è stata a lungo una roccaforte dei socialisti, che vi avevano governato ininterrottamente per oltre quarant’anni, dalle prime elezioni democratiche del 1978 fino all’inizio del primo mandato di Moreno. Tuttavia, la schiacciante vittoria dei popolari dimostra come gli orientamenti politici della regione abbiano subito un repentino spostamento verso destra, il che dovrebbe quanto meno suscitare delle autocritiche in seno al Partido Socialista Obrero Español (PSOE), e non solo a livello locale.

I risultati, infatti, ci parlano di una vittoria storica del Partido Popular, che ha raddoppiato i propri consensi rispetto alle ultime elezioni regionali, raggiungendo il 43,13%. La formazione di Moreno si è in questo modo assicurata la maggioranza assoluta nell’emiciclo di Siviglia, conquistando 58 dei 109 scranni che lo compongono. La vittoria schiacciante dei popolari si spiega anche con il crollo di Ciudadanos, che sta lentamente scomparendo dalla politica spagnola: con solo il 3,29% delle preferenze, l’altra formazione di centro-destra ha perso tutti i suoi 21 seggi.

Il PSOE, dal canto suo, non è riuscito a fermare l’emorragia di voti nei suoi confronti. Con il 24,09% delle preferenze, i socialisti andalusi hanno ottenuto il loro peggior risultato nella storia delle elezioni in questa regione. I socialisti perdono di conseguenza tre seggi, fermandosi a trenta rappresentanti, anche in questo caso il loro peggior risultato di sempre in Andalusia.

A sinistra del PSOE, la divisione non ha giovato alle forze in campo, visto che, nel complesso, i partiti della sinistra radicale hanno perso dieci seggi, conquistandone solo sette. Nel 2018, infatti, la lista Adelante Andalucía aveva superato il 16% delle preferenze, battendo nettamente il partito di estrema destra Vox, ma la spaccatura interna a Podemos Andalucía ha prodotto due liste rivali: da una parte la coalizione Por Andalucía (7,68%, 5 seggi), dall’altra quella che ha conservato il nome di Adelante Andalucía (4,58%, 2 seggi), guidata dalla “scissionista” Teresa Rodríguez.

Per quanto riguarda l’estrema destra, Vox ha ottenuto il 13,46% dei consensi, passando da 12 a 14 seggi, anche se in realtà si tratta di un risultato deludente rispetto ai venti scranni che la stessa leader locale del partito, Macarena Olona, aveva posto come obiettivo. Va infatti ricordato che, alle elezioni generali spagnole del novembre 2019, Vox aveva superato la soglia del 20%, ottenendo quasi lo stesso numero di consensi dei popolari.

I risultati delle elezioni regionali andaluse fanno seguito al risultato delle elezioni di febbraio nella Castiglia e León, che hanno successivamente visto la nascita di un governo fondato sull’alleanza tra Partido Popular e Vox, rompendo il veto imposto sull’estrema destra dopo l’era della dittatura franchista, mentre lo scorso anno il PP aveva confermato la sua leadership nella capitale Madrid. Tutti questi risultati, come detto, dovrebbero generare una forte autocritica in seno al PSOE nazionale, guidato dal primo ministro Pedro Sánchez.

Ricordiamo che l’anno prossimo la Spagna dovrà affrontare le elezioni generali, in cui ci si aspetta un testa a testa tra le due forze politiche principali del Paese. Se i sondaggi di maggio sembravano assegnare ai socialisti un vantaggio marginale, le ultime inchieste pubblicate parlano di una netta rimonta dei popolari, che potrebbero puntare a tornare al governo. Inquietante anche l’ascesa dell’estrema destra, che dopo la Castiglia e León punta a diventare determinante nella formazione del governo nazionale: al momento, infatti Vox gode di una proiezione pari al 20% delle preferenze.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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