La Francia d’oltremare, fucina di campioni

I dipartimenti e le collettività d’oltremare rappresentano l’eredità dell’impero coloniale francese. Oggi, quei territori si sono rivelati una grande risorsa soprattutto dal punto di vista sportivo, come dimostrano anche i risultati dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

L’eredità coloniale. I risultati sportivi di tutti i Paesi sono fortemente determinati dalla storia degli stessi, attraverso la cultura e le tradizioni locali. Il colonialismo, in particolare, ha forgiato la tradizione sportiva di molte regioni del mondo, basti pensare a come gli inglesi abbiano diffuso le proprie discipline in tutti i continenti (dal rugby in Oceania e Sudafrica, al cricket nel subcontinente indiano).

Le ex potenze coloniali si sono poi ritrovate ad accogliere le ondate migratorie provenienti dalle ex colonie, diventando meta privilegiata grazie ai legami linguistici e culturali instaurati nel corso dei secoli. La Francia è stata forse il primo Paese europeo in assoluto, ancor prima della Gran Bretagna, a comprendere come gli immigrati potessero diventare una grande risorsa sportiva. Già nel 1931, infatti, la nazionale francese di calcio convocò il suo primo atleta di origine africana, precisamente senegalese, Raoul Diagne.

Dopo l’ondata indipendentista degli anni ’60, la Francia ha comunque ereditato un ingente numero di cittadini che hanno optato per l’ex madrepatria, piuttosto che per i nuovi Stati africani indipendenti. L’esagono è rimasto a lungo la meta privilegiata dell’emigrazione africana, oltre a ricevere ondate migratorie anche dall’Asia e dai Paesi dell’Europa orientale e meridionale, Italia compresa. Secondo l’Istituto Nazionale di Studi Demografici (INED), oggi almeno il 40% dei cittadini francesi ha origini straniere su tre generazioni.

Dall’epoca coloniale, poi, la Francia ha ereditato alcuni territori che, attraverso referendum popolari, hanno preferito restare legati alla madrepatria, principalmente per ragioni economiche. Oggi, la cosiddetta Francia d’oltremare è composta da cinque dipartimenti e regioni d’oltremare (DROM, ovvero Guadalupa, Martinica, Guyana Francese, Réunion, Mayotte) e sei collettività d’oltremare (COM, ovvero Polinesia Francese, Saint-Barthélemy, Saint-Martin, Saint-Pierre-et-Miquelon, Wallis-et-Futuna e Nuova Caledonia, la quale gode di uno statuto speciale).

Lo sport nei DROM-COM oggi. Lo sviluppo dello sport in queste regioni è sempre stato promosso dal governo di Parigi, e le autorità sportive francesi hanno ben presto capito che la Francia d’oltremare avrebbe potuto fornire grandi campioni in numerose discipline. Ad oggi, le statistiche ufficiali dicono che la pratica sportiva è molto più diffusa in questi territori che nella Francia continentale, come dimostra anche l’elevata presenza quantitativa e qualitativa di sportivi di alto livello provenienti dai DROM-COM.

Da tempo, numerose federazioni sportive hanno istituito dei centri federali distaccati in questi territori, destinati a far emergere i talenti locali senza che i ragazzi debbano lasciare la loro casa sin da giovanissimi. Le federazioni si impegnano a garantire la stessa qualità di infrastrutture che nella Francia continentale, promuovendo in questo modo una politica di pari opportunità. Solamente quando i ragazzi raggiungono un’età ed un livello tali da poter competere a livello internazionale, raggiungono l’INSEP, il monumentale centro multisport di Parigi. Questa politica ha portato grandi risultati, visto che a Tokyo 2020 gli sportivi nati o originari della Francia d’oltremare hanno conquistato dodici medaglie d’oro, nove d’argento e cinque di bronzo (compresi gli atleti che hanno preso parte alle prove di squadra).

Nel novembre 2018, inoltre, il Senato francese ha rilasciato un lungo documento di analisi sullo sport nei DROM-COM, al fine di promuovere ulteriormente lo sport di alto livello in questi territori in vista della scadenza olimpica di Parigi 2024. Già nel 2016, però, era stato lanciato il Piano Kanner, dal nome del senatore socialista che lo aveva proposto, il quale prevedeva l’elargizione di 80 milioni di euro nel periodo 2016-2020 per lo sviluppo delle attrezzature sportive nei DROM-COM.

I piani di sviluppo dello sport d’oltremare prendono anche in considerazione le caratteristiche geografiche di ciascun territorio, che permettono la pratica di discipline diverse. I DROM-COM sono infatti distribuiti tra Americhe, Africa e Oceania, offrendo caratteristiche climatiche e territoriali, oltre che culturali, molto varie, come dimostra anche lo sviluppo di alcune discipline sportive tradizionali non legate allo sport olimpico.

Guadalupa e Martinica. Guadalupa è certamente il territorio d’oltremare che offre il maggior numero di campioni alla Francia, ma anche Martinica dice la sua in quanto a successi olimpici e mondiali. Il primo sport ad essere sviluppato nei Caraibi francesi è stato naturalmente l’atletica, sfruttando le caratteristiche esplosive dei caraibici nello sprint: originarie di Guadalupa sono infatti Christine Arron, ad oggi ancora primatista europea dei 100 metri, e Marie-José Pérec, vincitrice di tre ori olimpici; da Martinica provengono invece Dimitri Bascou, bronzo olimpico sui 100 ostacoli nel 2016, e Ronald Pognon, primo francese a scendere sotto i 10” sui 100 metri.

I dirigenti sportivi francesi compresero presto come le caratteristiche esplosive dei caraibici sarebbero risultate utili anche in altre discipline, a partire dal ciclismo su pista, come dimostra il palmarès di Grégory Baugé (quattro medaglie olimpiche e nove titoli mondiali), sprinter originario di Guadalupa.

Tra gli altri sport che hanno avuto un grande sviluppo sulle isole di Guadalupa e Martinica, troviamo anche basket, boxe, nuoto, pallamano e naturalmente calcio, ma i risultati più importanti dal punto di vista olimpico sono arrivati da scherma e judo. Lo sportivo di Guadalupa più conosciuto al mondo è certamente Teddy Riner, mentre originaria di Martinica, anche se nata a Bordeaux, è Émilie Andéol, campionessa olimpica della categoria +78 a Rio 2016. Nella scherma i medagliati olimpici e mondiali si sprecano, visto che Guadalupa e Martinica si sono rivelate fucine di grandi schermidori, soprattutto spadisti: da Laura Flessel-Colovic (cinque medaglie olimpiche di cui due d’oro) ai fratelli Fabrice e Jérôme Jeannet, per arrivare fino a Yannick Borel, senza dimenticare la fiorettista Ysaora Thibus.

Guyana Francese. La Guyana Francese ha avuto uno sviluppo più lento dal punto di vista sportivo, avendo privilegiato in un primo momento gli sport di squadra, soprattutto il calcio e il basket (guyanese è Tariq Abdul-Wahad, primo francese ad approdare in NBA). A livello olimpico, le prime grandi soddisfazioni sono arrivate dal nuoto, con l’esplosione di Malia Metella. In uno sport in cui né i caraibici né gli africani avevano storicamente brillato, Malia Metella ha destato scalpore divenendo la prima nuotatrice di colore a vincere medaglie europee, mondiali e olimpiche, ottenendo l’argento nei 50 metri stile libero ad Atene 2004. La tradizione guyanese nel nuoto è stata poi continuata dal fratello Mehdy Metella, argento con la 4×100 stile libero a Rio 2016, e ha oggi la sua nuova leva in Analia Pigrée, una delle atlete emergenti nel dorso, bronzo sui 50 metri ai recenti Europei di Budapest.

Anche nella scherma, la Guyana Francese ha saputo dare il proprio prezioso contributo, esprimendo grandi campioni come lo spadista Ulrich Robeiri e l’attuale campione mondiale di fioretto, Enzo Lefort, vincitore anche dell’oro a squadre a Tokyo 2020.

Polinesia Francese e Nuova Caledonia. La Polinesia Francese ha caratteristiche geografiche e culturali che hanno permesso lo sviluppo di sport legati all’acqua, soprattutto il surf, ma anche la canoa. Non è un caso che l’arcipelago sia stato scelto come sede delle prove di surf per le Olimpiadi di Parigi 2024, dimostrando la volontà di coinvolgere a pieno titolo i territori d’oltremare nel movimento sportivo nazionale. La nazionale francese di surf è composta da atleti provenienti sia dalla Francia continentale che dalla Polinesia, e gli organizzatori di Parigi 2024 sperano di sfruttare la conoscenza del campo gara per permettere ai rappresentanti locali di brillare. Tahiti ha inoltre una nazionale di beach soccer che partecipa costantemente alle competizioni internazionali, con due finali mondiali raggiunte nel 2015 e nel 2017.

La Nuova Caledonia ha invece espresso i propri migliori talenti nel nuoto, come nel caso di Lara Grangeon e Maxime Grousset, e nel rugby, con diversi giocatori della nazionale francese che provengono da quest’isola, così come dal vicino arcipelago di Wallis-et-Futuna. A queste discipline si aggiunge la vela, sport nel quale il miglior rappresentante caledoniano è attualmente Thomas Goyard, argento olimpico lo scorso anno.

Réunion e Mayotte. Réunion ha offerto ottimi calciatori (Dimitri Payet), ma anche pallavolisti (Stéphen Boyer), giocatori di rugby e soprattutto stellari giocatori di pallamano, come Daniel Narcisse (due ori olimpici e quattro mondiali) e il giocatore di pallamano più popolare in Francia, Jackson Richardson, leader della squadra che portò la Francia tra le superpotenze di questo sport negli anni ’90. Tuttavia, le due isole dell’Oceano Indiano sono le aree sportivamente meno sviluppate dei DROM-COM, e per questa ragione il rapporto del Senato francese suggerisce di concentrare gli sforzi per svilupparne a pieno le potenzialità.

Guadalupa e Polinesia Francese alle Olimpiadi invernali. Per concludere, una piccola curiosità: alle Olimpiadi Invernali di Pechino 2022 hanno preso parte due atleti di Guadalupa, Dorian Hauterville e Jérôme Laporal. Entrambi provenienti dall’atletica, hanno partecipato insieme alla prova di bob a 4, mentre Hauterville è stato il frenatore del team francese anche nel bob a 2. A Torino 2006 e Vancouver 2010 era invece stato presente un atleta nativo della Polinesia Francese, Gary Tamatoa Zebrowski, specialista dello snowboard halfpipe, che fu sesto nell’edizione piemontese.

MEDAGLIATI OLIMPICI D’OLTREMARE A TOKYO 2020

Guadalupa
Sarah-Léonie Cysique (judo, oro a squadre e argento 57 kg)
Teddy Riner (judo, oro a squadre e bronzo +100 kg)
Daryl Bultor (pallavolo, oro squadra maschile)
Allison Pineau (pallamano, oro squadra femminile)
Méline Nocandy (pallamano, oro squadra femminile)
Océane Sercien-Ugolin (pallamano, oro squadra femminile)
Ysaora Thibus (scherma, argento fioretto a squadre femminile)
Anita Blaze (scherma, argento fioretto a squadre femminile)
Rudy Gobert (basket, argento squadra maschile)

Martinica
Amandine Buchard (judo, oro a squadre e argento 52 kg)
Coralie Lassource (pallamano, oro squadra femminile)
Andrew Albicy (basket, argento squadra maschile)
Althéa Laurin (taekwondo, bronzo +67 kg)
Sandrine Gruda (basket, bronzo squadra femminile)
Iliana Rupert (basket, bronzo squadra femminile)

Guyana Francese
Enzo Lefort (scherma, oro fioretto a squadre maschile)
Béatrice Edwige (pallamano, oro squadra femminile)

Réunion
Melvyn Richardson (pallamano, oro squadra maschile)
Stéphen Boyer (pallavolo, oro squadra maschile)
Caroline Drouin (rugby 7, argento squadra femminile)
Fanny Horta (rugby 7, argento squadra femminile)
Donavan Grondin (ciclismo, bronzo madison)

Nuova Caledonia
Thomas Goyard (vela, argento windsurf)

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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