I repubblicani: no all’aborto, sì ai matrimoni dello stesso sesso?

Liz Cheney è tra i maggiori esponenti del Partito Repubblicano che sta cercando di cambiare le posizioni della destra nordamericana. Il nuovo articolo di Domenico Maceri sulla politica statunitense.

Avevo torto”. Così Liz Cheney, parlamentare del Wyoming e paladina anti-Trump di questi giorni, sulla questione dei matrimoni dello stesso sesso in una recente intervista al programma 60 Minutes della CBS. Nel 2013, invece, il padre, Dick Cheney, già vicepresidente di George W. Bush, si era dichiarato favorevole. La sorella minore della Cheney, Mary Claire, è sposata con una donna, Heather Poe, e sarà stato questo legame ad aprire la mente del padre. Le due sorelle dopo anni di dissensi hanno fatto la pace, e la Cheney adesso riconosce che bisogna lavorare contro ogni tipo di discriminazione.

Dopo la revoca del diritto all’aborto della Corte Suprema i democratici sono corsi ai ripari per cercare di codificare il diritto all’aborto. Una misura è stata approvata dalla camera bassa che garantirebbe il diritto all’aborto con un voto di 228 favorevoli e 195 contrari. Solo 8 repubblicani hanno votato per il sì. Altri diritti acquisiti però sono in pericolo considerando le dichiarazioni del giudice conservatore Clarence Thomas. Il giudice ha incluso in questa lista i contraccettivi e i matrimoni dello stesso sesso.

Per fronteggiare potenziali azioni future estremiste della Corte Suprema a schiacciante maggioranza di orientamento repubblicano (6 a 3) la Camera ha anche approvato un disegno di legge che proteggerebbe i matrimoni dello stesso sesso. Il disegno di legge – The Respect for Marriage Act – proteggerebbe non solo i matrimoni dello stesso sesso, ma abrogherebbe anche la definizione di matrimonio come unione di un uomo e una donna stabilito da una legge del 1996. Proteggerebbe altresì i matrimoni interrazziali, il che toccherebbe personalmente il giudice Thomas.

La misura sul matrimonio ha ottenuto 47 voti repubblicani. Il voto per garantire l’aborto sembrerebbe impossibile da essere approvato al Senato, dove i repubblicani posseggono 50%. In realtà, ci sarebbe bisogno solo di 41 voti per bloccare la misura a causa del filibuster che richiede una maggioranza di 60 voti favorevoli.

Nel caso del matrimonio dello stesso sesso ci sarebbero più speranze, anche se la strada rimane in salita. Il fatto che 47 parlamentari repubblicani lo abbiano approvato alla Camera ha sorpreso tutti, ma in un certo senso rivela la differenza fra le due misure. Ambedue i diritti ricevono l’approvazione della maggioranza degli americani, ma il matrimonio dello stesso sesso in maniera più schiacciante. Il 71% degli americani lo approva, secondo l’agenzia Gallup, un aumento notevole dal 1996, quando solo il 27% lo favoriva. Nel caso del diritto all’aborto, sempre secondo l’agenzia Gallup, il 58% degli americani riteneva che Roe Vs. Wade, la sentenza del 1973 che garantiva all’interruzione della gravidanza fino al mese scorso, meritava essere mantenuta.

Le reazioni al Senato sulla misura dei matrimoni dello stesso sesso sembrano molto più incoraggianti rispetto a quelle sull’aborto. Il senatore Rob Portman, repubblicano dell’Ohio, è favorevole dal 2013, quando seppe che il figlio Will è gay. Secondo Portman, alcuni colleghi repubblicani al Senato hanno indicato la loro disponibilità ad approvarlo. Altri tre senatori repubblicani, Thom Tillis (North Carolina), Lisa Murkowski (Alaska) e Susan Collins (Maine) sarebbero favorevoli. Alcune voci contrarie si sono però fatte sentire. Il senatore ultraconservatore Ted Cruz (repubblicano, Texas) ha detto che è d’accordo con il giudice Thomas. Anche il senatore John Kennedy (repubblicano della Louisiana) sarebbe pessimista. Il senatore Marco Rubio (repubblicano della Florida) ha detto che la questione interessa poco ai suoi concittadini, i quali secondo lui sono preoccupati dal costo della benzina. L’importante senatore Mitch McConnell, repubblicano del Kentucky e leader del suo partito alla Camera Alta, non si è ancora pronunciato, cercando di sondare il clima tra i suoi colleghi.

I democratici, che controllano la maggioranza alla Camera, hanno promosso queste leggi per giustissime ragioni, anche se non sono stati motivati completamente da altruismo. Se queste due leggi venissero approvate, andrebbe tutto per il meglio. In caso contrario diventeranno munizioni per la campagna elettorale di novembre e quella presidenziale del 2024 per cercare di mettere a nudo l’estremismo del Partito Repubblicano.

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About Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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