RD Congo: la popolazione in rivolta contro il fallimento dell’ONU

Le proteste contro la missione ONU nella Repubblica Popolare del Congo sono la conseguenza del flagrante fallimento dei Caschi Blu nel mantenimento della pace.

Da una settimana, la città di Goma, principale centro della provincia del Kivu Nord, nell’area nord-orientale della Repubblica Popolare del Congo, è protagonista di ampie proteste contro la missione delle Nazioni Unite che avrebbe dovuto riportare la pace in uno dei Paesi più poveri e violenti del mondo, denominata Missione di stabilizzazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO). Le proteste si sono poi allargate anche nella vicina città di Butembo.

Le Nazioni Unite affermano che i manifestanti hanno “rubato violentemente armi” alla polizia congolese e hanno sparato contro le forze di mantenimento della pace. Secondo l’organizzazione, hanno anche lanciato pietre e bombe a benzina, fatto irruzione nelle basi e saccheggiato e vandalizzato strutture.

Secondo il portavoce dell’ONU Farhan Haq, il segretario generale António Guterresha affermato che qualsiasi attacco diretto contro le forze di pace delle Nazioni Unite può costituire un crimine di guerra e invita le autorità congolesi a indagare su questi incidenti e ad assicurare rapidamente i responsabili alla giustizia“.

Tuttavia, le Nazioni Unite dovrebbero anche interrogarsi sulle ragioni che hanno portato la popolazione civile ad attaccare le sedi della missione. Fondata nel 1999, MONUSCO è una delle più grandi operazioni di mantenimento della pace al mondo, ma è stata frequentemente oggetto di critiche da parte dei congolesi, che l’accusano di non aver fatto abbastanza per porre fine a decenni di spargimenti di sangue. Dal 1963, infatti, la Repubblica Democratica del Congo, precedentemente denominata Zaire, è preda di conflitti interni che coinvolgono centinaia di gruppi armati (120 nella sola provincia del Kivu Nord), che si dedicano ad attività criminali e a massacri di civili.

Secondo la stessa ONU, all’interno della RD Congo esistono oggi cinque conflitti distinti: il più antico è quello del Katanga, iniziato nel 1963, che però è anche quello a più bassa intensità, avendo causato circa 2.000 morti nel suo complesso; l’insurrezione dell’esercito di Resistenza del Signore, che coinvolge anche altri Paesi confinanti, ha avuto inizio nel 1987 ed ha causato oltre 100.000 morti; l’insurrezione delle Forze Alleate Democratiche ha avuto inizio nel 1996 tra Congo e Uganda, con un bilancio di 6.000 vittime; il conflitto dell’Ituri ha causato più di 64.000 decessi dal 1999 ad oggi; infine, il conflitto del Kivu, che coinvolge anche Burundi e Ruanda, ha già superato le 23.000 vittime nonostante sia il più recente, avendo avuto inizio nel 2004.

Secondo Al Jazeera, la protesta sarebbe stata convocata da una fazione dell’ala giovanile del partito di governo, l’UDPS (Union pour la Démocratie et le Progrès Social) del presidente Félix Tshisekedi, in carica dal febbraio del 2019. In una recente dichiarazione, lo stesso Tshisekedi ha chiesto il ritiro immediato delle forze di pace delle Nazioni Unite per quella che ha descritto come la loro inefficacia.

Le tensioni nella provincia del Kivu Nord sono aumentate ulteriormente dopo la ripresa degli scontri tra l’esercito congolese e il gruppo ribelle M23, causando migliaia di sfollati. L’M23 è un gruppo armato che aveva combattuto tra il 2012 ed il 2013, secondo molti con il sostegno esterno dei governi di Uganda e Ruanda. Inizialmente sconfitta e disarmata, la guerriglia ha ripreso la propria attività nel 2017, ma è soprattutto di recente che ha rilanciato le operazioni su vasta scala. Nel frattempo, anche le Forze Alleate Democratiche, legate al fondamentalismo islamico, continuano le proprie operazioni nel Paese.

I conflitti congolesi, come detto, si allargano anche ai Paesi circostanti, e sono frequenti le accuse incrociate di sostenere questo o quell’altro gruppo armato. Secondo una recente dichiarazione ufficiale del generale Sylvain Ekenge Bomusa, portavoce dell’esercito della RDC, il movimento M23 guidato dai tutsi sarebbe sostenuto dal Ruanda, il cui esercito nega però ogni coinvolgimento, accusando invece Kinshasa di sostenere un altro gruppo paramilitare, le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), composto principalmente da combattenti hutu, che ha recentemente attaccato delle postazioni dell’esercito di quel Paese.

Per capire l’importanza della Repubblica Democratica del Congo è necessario ricordare che stiamo parlando del secondo Paese più esteso del continente e dell’undicesimo più grande del mondo, il cui territorio è ricchissimo di minerali. Si tratta infatti del primo produttore mondiale di cobalto, e di uno dei principali produttori di diamanti e rame. Il cobalto, in particolare, è un componente fondamentale delle batterie al litio utilizzate per i veicoli elettrici, e proprio per questo la RD Congo è stata definita anche come “l’Arabia Saudita dell’era dei veicoli elettrici”. Il controllo delle risorse minerarie è proprio una delle ragioni principali che sono alla base dei numerosi conflitti che hanno imperversato e imperversano nel Paese, con annesse ingerenze esterne da parte di Paesi confinanti e grandi multinazionali occidentali.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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