Brasile: Lula deve difendersi da fake news e trame di golpe

Tutti i sondaggi affermano che Lula è il favorito per la vittoria delle elezioni presidenziali in Brasile. Ma Bolsonaro tenterà di restare aggrappato al potere con tutti i mezzi, non solo leciti.

Manca poco più di un mese alle elezioni previste per il prossimo 2 ottobre in Brasile, quando il presidente in carica Jair Bolsonaro si presenterà per chiedere ai cittadini un secondo mandato. Ma di fronte al leader della destra brasiliana ci sarà l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, leader del Paese tra il 2003 e il 2011, che secondo tutti i sondaggi è il vero favorito per la vittoria.

In base all’ultimo sondaggio realizzato da Datafolha, infatti, il leader del Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores, PT) potrebbe addirittura ottenere la vittoria al primo turno con il 51% delle preferenze, mentre, nella peggiore delle ipotesi, i suoi consensi si aggirerebbero intorno al 47%. Bolsonaro, al contrario, potrebbe contare tra il 32% ed il 35% delle preferenze. Per quanto riguarda gli altri candidati, Ciro Gomes è accreditato del 7%, classificandosi al terzo posto, un altro motivo di ottimismo per Lula. In caso di ballottaggio tra Lula e Bolsonaro, infatti, Gomes e il suo Partito Democratico Laburista (Partido Democrático Trabalhista, PDT) con ogni probabilità sosterrebbero Lula.

Se i numeri sembrano dare poche speranze a Bolsonaro, il presidente in carica sta utilizzando la solita macchina del fango fatta di fake news per attaccare Lula e recuperare almeno una parte del suo svantaggio. Sappiamo che l’ex presidente è già stato vittima di attacchi giudiziari senza fondamento, utilizzati per metterlo fuori corsa in occasione delle ultime elezioni presidenziali. Uscito vincitore dalle sue vicende giudiziarie, Lula deve comunque guardarsi dalla propaganda di destra, ma anche dai possibili tentativi di golpe che Bolsonaro potrebbe operare in caso di sconfitta, sul modello di quanto fatto da Donald Trump negli Stati Uniti.

Il fatto che Bolsonaro sia un diffusore di fake news non è solamente un’accusa che gli viene rivolta dai suoi oppositori politici. La polizia federale brasiliana ha infatti chiesto alla Corte Federale Suprema, proprio la settimana scorsa, l’autorizzazione ad accusare il presidente di diffondere informazioni false e di incitamento alla criminalità in relazione al Covid-19. L’ente di polizia ha sottolineato che il presidente ha associato il vaccino contro il coronavirus al rischio di sviluppare l’AIDS, un rapporto che, secondo l’Agenzia nazionale di sorveglianza sanitaria ) e altre autorità sanitarie non ha alcun fondamento.

Proprio come ha fatto in relazione alla pandemia, con terribili conseguenze per tutta la popolazione brasiliana, ora Bolsonaro sta diffondendo fake news circa il sistema elettorale del Paese sudamericano, affermando che questo lascerebbe la possibilità di operare un frode elettorale contro di lui. Esattamente come Trump, sentendosi in odore di sconfitta, Bolsonaro sta mettendo le mani avanti, preparandosi ad accusare Lula di frode quando le urne daranno la vittoria al leader del PT.

A tal proposito, la stessa Corte Federale Suprema di Brasilia ha ordinato la rimozione immediata di quattro video che circolano sui social network, pubblicati da un ex ministro del presidente Jair Bolsonaro, Damares Alves, contenenti notizie false sui governi di Lula. I video, addirittura, affermano che il PT avrebbe diffuso degli opuscoli per incoraggiare l’uso di droghe da parte dei giovani, mentre in realtà si trattava di materiali diffusi nell’ambito di una campagna per la riduzione dell’uso di stupefacenti.

L’opuscolo presentato nel video conteneva linee guida per le persone dipendenti da sostanze stupefacenti, il cui obiettivo era informativo nel senso di riduzione del danno, e non la motivazione per l’uso di droghe illecite“, si legge nella motivazione data dal magistrato della Corte Federale Suprema, Raúl Araújo. Secondo il giudice, i contenuti attualmente in circolazione sui social network sull’argomento hanno una chiara intenzione di disinformare, in quanto il messaggio diffuso è al di fuori del suo contesto originario. Araújo ha inoltre spiegato che la decisione “cerca di prevenire il proliferare di notizie false o disinformazione che, in qualche modo, potrebbero pregiudicare l’igiene del processo elettorale“.

Intanto, Lula ha iniziato la sua campagna elettorale sabato scorso a Belo Horizonte, nello Stato del Minas Gerais, con un comizio che ha riunito oltre 100.000 persone. Nel suo intervento, l’ex presidente brasiliano ha sottolineato che, se eletto, la ripresa delle politiche sociali per perseguire il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione più vulnerabile sarà tra le priorità della sua amministrazione. In questo senso, ha espresso che “questa non è un’elezione ordinaria. È la disputa tra democrazia e fascismo. Quello di cui stiamo discutendo qui è se i nostri figli e nipoti avranno l’opportunità di lavorare“.

Nella conferenza stampa tenuta lunedì, Lula ha sottolineato che la conservazione della foresta pluviale amazzonica è “una priorità assoluta“, ed ha inoltre affermato di voler promuovere la creazione di un’alleanza regionale con i Paesi vicini per prendersi cura del polmone del pianeta. Il leader del PT ha inoltre indicato che fonderà un Ministero dei Popoli Originari.

Infine, ha sostenuto una maggiore partecipazione al Consiglio delle Nazioni Unite per il bene di una nuova governance globale basata sul multipolarismo e contro l’egemonismo in cui vengano affrontate questioni come la disuguaglianza, la fame e il cambiamento climatico.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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