Nessuna condanna per “l’aggressore” Azerbaigian

L’Azerbaigian ha nuovamente infranto il precario equilibrio stabilito nel Caucaso grazie all’intervento della Russia. Nessuna condanna da parte del mondo occidentale, che anzi sperava che la ripresa del conflitto potesse creare nuovi problemi a Mosca.

Il mai realmente placato conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il controllo della regione contesa del Nagorno-Karabakh si era riacceso alla fine del 2020, quando fu necessario un intervento della Russia per ristabilire una pace sempre precaria nella regione del Caucaso meridionale. La situazione è però tornata a scaldarsi negli ultimi giorni, con le forze di Baku che hanno ripreso, senza ragione apparente, i bombardamenti sul territorio armeno.

Il doppio standard dei media e dei governi occidentali è stato nuovamente messo in evidenza dalle reazioni a questi eventi bellici. Nessuna traccia, infatti, della retorica “aggressore-aggredito”, utilizzata da mesi per manipolare mediaticamente la situazione del conflitto ucraino, e soprattutto nessuna sanzione contro Baku, che anzi rappresenta un partner fondamentale dell’Occidente per i rifornimenti di idrocarburi provenienti dal Mar Caspio, trasportati attraverso grandi infrastrutture come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.

Non solo non c’è stata nessuna condanna per l’offensiva dell’Azerbaigian, ma gli atlantisti di tutta Europa hanno nascosto a stento la propria soddisfazione per un’azione che non ha fatto altro che creare un nuovo grattacapo alla Russia. Come anticipato, infatti, era stato proprio l’intervento di Mosca a permettere l’interruzione delle ostilità tra le due repubbliche ex sovietiche, e l’Armenia rappresenta il principale alleato della Russia nella regione caucasica, motivo per il quale il Cremlino non può certamente permettersi di restare a guardare.

Immediatamente sollecitato da Erevan, il governo russo è intervenuto per richiamare le parti al rispetto del cessate il fuoco. Il ministero degli Esteri della Federazione Russa ha espresso “estrema preoccupazione per il forte deterioramento della situazione in alcune aree del confine armeno-azero la notte del 13 settembre“. “Ci aspettiamo che l’accordo raggiunto a seguito della mediazione russa sul cessate il fuoco dalle 9:00 ora di Mosca del 13 settembre sarà attuato in pieno“. “Chiediamo alle parti di astenersi da un’ulteriore escalation delle tensioni, mostrare moderazione e osservare rigorosamente il cessate il fuoco in conformità con le dichiarazioni trilaterali dei leader di Russia, Azerbaigian e Armenia del 9 novembre 2020, 11 gennaio e 26 novembre 2021“, aggiunge il comunicato ufficiale. Secondo la dichiarazione, la Russia si aspetta che “tutte le questioni controverse tra Armenia e Azerbaigian vengano risolte esclusivamente con mezzi politici e diplomatici, e, per quanto riguarda le questioni di confine, nell’ambito dei lavori della commissione bilaterale sulla delimitazione del confine armeno-azerbaigiano con l’assistenza consultiva della Russia“.

Nikol Pashinyan, primo ministro dell’Armenia in carica dal maggio 2018, ha recentemente riaffermato l’importanza del legame tra il suo Paese e la Russia partecipando al Forum Economico Orientale di Vladivostok (foto), nel quale ha incontrato il presidente Vladimir Putin ed ha affermato che Erevan non ha paura delle sanzioni occidentali secondarie a causa della cooperazione con Mosca. Lo stesso premier ha immediatamente telefonato al leader russo per chiedergli di intervenire nel conflitto con l’Azerbaigian.

Anche il parlamento armeno ha lanciato un appello alla Russia affinché adempia al più presto agli obblighi previsti dai relativi trattati conclusi tra Erevan e Mosca, compreso il Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza, per proteggere l’integrità territoriale della repubblica caucasica. In effetti, gli accordi tra le parti prevedono che la Russia sia tenuta ad intervenire militarmente in difesa dell’Armenia nel caso in cui il territorio del Paese dovesse trovarsi sotto attacco. Tuttavia, quest’obbligo non comprende la regione del Nagorno-Karabakh, che ha dichiarato la propria indipendenza con il nome di Repubblica dell’Artsakh.

La grave situazione vissuta dall’Armenia ha anche costretto Pashinyan a rinunciare alla partecipazione al vertice dell’Operazione per la Cooperazione di Shanghai, organizzato nella città uzbeka di Samarcanda il 15 e 16 settembre. Il vertice di Samarcanda è considerato come un evento fondamentale nell’attuale situazione geopolitica che sta determinando sempre più la divisione del mondo in due blocchi contrapposti a causa delle politiche aggressive portate avanti dagli Stati Uniti e dai loro alleati della NATO.

Grazie all’ennesima intercessione di Mosca, Armenia e Azerbaigian hanno concordato un nuovo cessate il fuoco dalle 20:00 ora locale (19:00 ora di Mosca) del 14 settembre, come confermato dal segretario del Consiglio di sicurezza armeno Armen Grigoryan. Il ruolo fondamentale della Russia nel mantenimento della pace nella regione caucasica è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite, che per il ruolo di mediazione si sono rivolte a Vasilij Nebenzja, rappresentante permentente di Mosca presso l’ONU.

Gli eventi degli ultimi giorni dimostrano ancora una volta come la Russia sia impegnata nel mantenimento della pace e della stabilità nelle regioni confinanti con la Federazione. Mosca non ha infatti alcun interesse a ritrovarsi conflitti e situazioni di tensione a pochi chilometri dal proprio territorio. Al contrario, l’Occidente guerrafondaio a guida statunitense, che continua a sostenere la prosecuzione della guerra in Ucraina, fa il tifo per la destabilizzazione dei confini russi al fine di indebolire Mosca. L’apertura di un nuovo fronte per la Russia sarebbe stato certamente di difficile gestione, ma questa speranza non ha avuto seguito grazie alle capacità diplomatiche della leadership russa e alla saggezza dei governi di Armenia e Azerbaigian, cosa che certamente non possiamo dire del governo ucraino.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

There is one comment

  1. mcc43

    Le fonti dell’Azerbaigian accusano Armenia di precedenti violazioni del cessate il fuoco. Mancano notizie indipendenti per capire, ma sicuramente l’Armenia ha motivi di insoddisfazione molto forti. Il doppio standard dei media occ si spiega, sia con le ragioni che dici, ma credo anche con la volontà di non suscitare l’altro attore locale che non nomini, la Turchia, che si è ritagliata un ruolo molto importante sfruttando la situazione dell’Ucraina.

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