Tradita dagli USA, la Germania guarda a Oriente

Le visite del cancelliere tedesco Olaf Scholz in Cina e Vietnam potrebbero rappresentare l’inizio di un importante riorientamento della politica estera tedesca, dopo le tensioni che si sono sviluppate tra Berlino e Washington.

Pilastro dell’Unione Europea e importante membro della NATO, la Germania ha visto le proprie relazioni con gli alleati più stretti, in particolare quelle con gli Stati Uniti, deteriorarsi negli ultimi anni. Washington infatti ha pesantemente minato gli interessi tedeschi con il proprio veto nei confronti del Nord Stream 2, e la situazione non ha fatto altro che peggiorare dopo l’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, con la Germania che è stata praticamente costretta a sacrificare i propri interessi economici per compiacere l’ingombrante “alleato” nordamericano.

Scriviamo “alleato” tra virgolette perché non dobbiamo dimenticare che l’attuale assetto mondiale, ma soprattutto quello europeo, resta legato all’esito della seconda guerra mondiale. L’Italia e la Germania Ovest, allora sconfitte, furono cooptate a forza nella NATO, e venne garantito loro lo status di Paesi liberi a patto di essere “alleati” degli Stati Uniti nell’ambito di quella che poi sarebbe diventata la NATO. La Germania, come l’Italia, resta occupata militarmente da decine di migliaia di soldati USA, e per questo, nonostante il ruolo di grande potenza europea, la Germania non ha le mani completamente libere in politica estera.

Da questo punto di vista, il cancelliere Olaf Scholz, in carica dallo scorso dicembre, ha tentato a più riprese di smarcarsi da Washington. Berlino ha tentato il più possibile di mantenere relazioni positive con la Russia, nonostante il forte pressing proveniente da Stati Uniti e Regno Unito, ma il governo in carica ha anche aperto una nuova via di dialogo verso Oriente, che non a caso ha visto Scholz visitare i due Paesi socialisti di Cina e Vietnam, oltre a Singapore, nella prima metà di novembre.

Cina e Germania sono forze influenti rispettivamente in Asia e in Europa. Il loro consenso non solo soddisfa gli interessi fondamentali di entrambe le parti, ma è anche essenziale per la stabilità e la sicurezza dell’economia globale”, ha detto il cancelliere tedesco nel corso del suo incontro con il presidente cinese Xi Jinping. Inoltre, i due leader hanno concordato che la comunità internazionale dovrebbe sostenere tutti gli sforzi favorevoli alla risoluzione pacifica della crisi ucraina, opporsi all’uso o alla minaccia o all’uso di armi nucleari, lavorare insieme per mantenere stabili le catene industriali e di approvvigionamento globali e migliorare la situazione umanitaria.

In un editoriale della testata cinese Global Times, si legge che la visita di Scholz in Cina indica che “la Cina e la Germania non solo sono altamente complementari nelle loro economie e hanno un ampio spazio per la cooperazione, ma condividono anche un linguaggio molto comune nelle loro opinioni sull’andamento dei tempi e sulla situazione internazionale”. Nello stesso articolo, si sottolinea come la visita del cancelliere teutonico sia stata accolta positivamente dalla maggioranza dell’opinione pubblica in Cina e in Europa, mentre “coloro che creano scalpore e accumulano pressione su Scholz sono coloro che giocano con l’ideologia come professione, élite europee obsolete ossessionate dalla loro presunta superiorità e manipolatori geopolitici a Washington”.

Secondo il sito German Foreign Policy, la visita di Scholz in Cina avrebbe creato una forte rottura tra il cancelliere e il ministero degli Esteri, affidato all’ecologista Annalena Baerbock: “Per un membro del governo attaccare apertamente il proprio capo di governo all’estero è insolito e un notevole affronto”, si legge nell’articolo. Baerbock ha inoltre definito la Cina “un crescente rivale sistemico”, invocando addirittura sanzioni contro la Repubblica Popolare. Correttamente, la testata tedesca fa notare come la linea del cancelliere Scholz sia quella di difendere gli interessi economici della Germania, per la quale la Cina resta un partner di grande importanza, mentre la linea intrapresa dal ministro Baerbock rappresenta quella della totale sudditanza nei confronti delle pressioni statunitensi.

Terminata la visita in Cina, Scholz si è recato nel vicino Vietnam. Con una popolazione di quasi 100 milioni di persone, la Repubblica Socialista è una delle economie in più rapida crescita al mondo e il partner commerciale più importante della Germania nel sud-est asiatico, mentre la Germania rappresenta il primo partner commerciale europeo del Vietnam. 

Il primo ministro Phạm Minh Chính, che ha incontrato Scholz nel corso del suo soggiorno vietnamita, ha affermato che la visita ufficiale del capo del governo tedesco è stata di grande importanza per portare le relazioni bilaterali a una nuova fase di sviluppo, rafforzare la fiducia politica, intensificare il partenariato strategico e rafforzare la cooperazione negli aspetti bilaterali e multilaterali verso lo sviluppo sostenibile e la risoluzione congiunta delle questioni globali. Il cancelliere Scholz ha invece affermato che la Germania attribuisce importanza alla posizione e al ruolo del Vietnam nella sua strategia indo-pacifica e sostiene la forte promozione delle relazioni e della cooperazione tradizionali.

Suggerendo alcuni orientamenti per le partnership commerciali, il primo ministro vietnamita ha chiesto alle imprese e alle associazioni imprenditoriali tedesche di sostenere con forza la ratifica da parte del parlamento tedesco dell’accordo sulla protezione degli investimenti UE-Vietnam (EVIPA) per creare un quadro per l’economia, il commercio e gli investimenti. L’accordo venne stipulato da Unione Europea e Vietnam nel 2019, ma alcuni Stati, tra i quali la Germania, non lo hanno ancora ratificato.

Ancora una volta, i filostatunitensi tedeschi hanno tentato di gettare scompiglio nelle relazioni sino-tedesche, affermando che le visite nel sud-est asiatico sarebbero in realtà rivolte a differenziare i partner commerciali della Germania in Asia, e quindi a svantaggiare la Cina. Tuttavia, nuovamente il sito German Foreign Politics ha spiegato correttamente che “l’economia vietnamita è strettamente intrecciata con quella della Cina, risultato anche dell’intensa cooperazione tra la Repubblica Popolare e l’ASEAN”.

Quello che pensiamo è che Scholz abbia correttamente compreso come restare legati mani e piedi agli Stati Uniti non possa che rappresentare un lento e doloroso suicidio per la Germania e per l’intero continente europeo. L’Europa dovrebbe invece diversificare le proprie partnership in campo economico, rendendosi indipendente dagli Stati Uniti e coltivando relazioni positive con i Paesi asiatici, destinati a guidare l’economia mondiale nei decenni futuri.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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