Brasile: misure di massima sicurezza per l’inizio del mandato di Lula

Dopo i tentativi di attentati dei giorni passati, il Brasile ha messo in piedi un sistema di massima sicurezza per permettere il passaggio di poteri da Bolsonaro a Lula, che avverrà ufficialmente con la solenne cerimonia del 1º gennaio 2023.

Il Tribunale Supremo Federale del Brasile ha disposto numerose misure di sicurezza in vista della cerimonia di investitura che il 1º gennaio 2023 segnerà ufficialmente l’inizio del terzo mandato presidenziale di Luiz Inácio Lula da Silva, che porra fine al buio quadriennio sotto la presidenza di Jair Bolsonaro. Le misure sono state rese necessarie in seguito alla scoperta di potenziali attentati contro il presidente eletto promossi dall’estrema destra.

A partire dal 28 dicembre e fino al 2 gennaio, in particolare, il Tribunale Supremo Federale ha determinato la sospensione temporanea del porto di armi da fuoco nel Distretto Federale di Brasilia. “La decisione si estende al trasporto di armi e munizioni da parte di collezionisti, tiratori e cacciatori“, chiarisce il testo ufficiale, secondo il quale chi non rispetta la sospensione temporanea delle armi commette il reato di porto illegale.

La decisione è arrivata dopo una richiesta della squadra del presidente eletto, che ha espresso la propria preoccupazione per l’incolumità di Lula e di coloro che parteciperanno alle manifestazioni a Brasilia, dopo che sabato scorso, 24 dicembre, un uomo di nome George Washington de Oliveira Sousa è stato arrestato nei pressi di l’aeroporto della città per aver tentato di utilizzare un ordigno esplosivo.

L’inizio del terzo mandato di Lula è atteso con grandi speranze da parte della classe lavoratrice brasiliana, che ha particolarmente patito la presidenza di Bolsonaro, così come guardano con fiducia al nuovo governo le associazioni ambientaliste e le comunità indigene. Ricordiamo, ad esempio, che il Brasile è il secondo Paese al mondo per numero di morti da Covid-19, superato solo dagli Stati Uniti, mentre la deforestazione dell’Amazzonia ha subito una netta accelerazione rispetto agli anni passati, procedendo con un ritmo quasi doppio.

Il governo di Bolsonaro ha rappresentato la più grande battuta d’arresto ambientale del secolo, con un aumento del 94% della deforestazione rispetto agli anni precedenti la sua amministrazione“, si legge in un documento rilasciato dalla ONG brasiliana Instituto Socioambiental (ISA). La stessa entità ha riferito che nelle terre indigene l’aumento della deforestazione ha raggiunto il 157%. Altre ONG che si occupano di diverse tematiche hanno invece registrato l’aumento di altri fenomeni critici, come il tasso di criminalità o gli episodi violenti nei confronti delle comunità indigene dell’Amazzonia e delle minoranze.

Anche la situazione alimentare del popolo brasiliano ha subito un netto degradamento. Nel 2003, all’inizio del suo primo mandato, Lula lanciò l’innovativo programma Fome Zero, che permise di risolvere il problema della fame per milioni di brasiliani. Secondo il Movimento dei lavoratori e delle lavoratrici per i diritti, sotto la presidenza di Bolsonaro la fame è tornata ad essere una realtà per 33 milioni di persone, mentre la disoccupazione colpisce attualmente quasi 12 milioni di brasiliani.

Insomma, Lula eredita un Paese al collasso da molti punti di vista, costretto a ricominciare quasi da zero quel lavoro che aveva iniziato nel corso dei suoi primi due mandati presidenziali. Il leader del Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores, PT) ha in questi giorni presentato la squadra di ministri con la quale lavorerà per i prossimi quattro anni per risollevare le sorti del Brasile.

Tra i nomi di spicco del nuovo governo emerge sicuramente quello di Marina Silva, storica attivista per la difesa dell’Amazzonia, alla quale è stato affidato il ministero dell’Ambiente. Fernando Haddad, candidato alla presidenza nel 2018, occuperà l’incarico di ministro delle Finanze, mentre agli Affari Esteri ci sarà il ritorno di Mauro Vieira, che aveva ricoperto questo ruolo sotto la presidenza di Dilma Rousseff. Quanto a Geraldo Alckmin, leader del Partito Socialista Brasiliano (Partido Socialista Brasileiro, PSB) e vicepresidente federale, gestirà il ministero dello Sviluppo, dell’Industria e del Commercio Estero.

All’interno del governo ci sarà spazio anche per la presidente del Partito Comunista del Brasile (Partido Comunista do Brasil, PCdoB), Luciana Santos, che lascerà il suo incarico di vice governatrice dello Stato del Pernambuco per prendere le redini del ministero della Scienza e della Tecnologia. Il Ministero dell’Uguaglianza Razziale sarà invece affidato ad Anielle Franco, sorella di Marielle Franco, attivista per i diritti umani assassinata nel 2018.

ELENCO DEI MINISTRI

Ministro degli Affari Esteri – Mauro Vieira
Ministro della Difesa – José Múcio Monteiro
Ministro delle Finanze – Fernando Haddad
Ministro della Giustizia e della Pubblica Sicurezza – Flávio Dino
Ministro della Salute – Nísia Trindade Lima
Ministro dell’Istruzione – Camilo Santana
Ministri dello Sviluppo, dell’Industria e del Commercio Estero – Geraldo Alckmin
Ministro della Gestione – Esther Dweck
Ministro dei Porti e degli Aeroporti – Márcio França
Ministro della Scienza e della Tecnologia – Luciana Santos
Ministro delle Donne – Cida Gonçalves
Ministro dello Sviluppo Sociale – Wellington Dias
Ministro del Lavoro – Luiz Marinho
Ministro dell’Uguaglianza Razziale – Anielle Franco
Ministro della Segreteria della Comunicazione Sociale – Paulo Pimenta
Ministro dell’Agricoltura e dell’Allevamento – Carlos Fávaro
Ministro dell’Integrazione e dello Sviluppo Regionale – Waldez Góes
Ministro della Pesca e dell’Acquacoltura – André de Paula
Ministro della Previdenza Sociale – Carlos Lupi
Ministro delle Città – Jader Filho
Ministro delle Comunicazioni – Juscelino Filho
Ministro delle Miniere ed Energia – Alexandre Silveira
Ministro dello Sport – Hanna Moser
Ministro dell’Ambiente – Marina Silva
Ministro della Pianificazione e del Bilancio – Simone Tebet
Ministro dei Popoli indigeni – Sônia Guajajara
Ministro dei Trasporti – Renan Filho
Ministro del Turismo – Daniela do Waguinho
Ministro dello Sviluppo Agricolo e dell’Agricoltura Familiare – Paulo Teixeira

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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