Benin: vittoria per il governo del presidente Patrice Talon

Le elezioni dell’8 gennaio nel piccolo Paese africano hanno premiato i due partiti che sostengono il governo del presidente Patrice Talon.

La Repubblica del Benin è un piccolo Stato dell’Africa occidentale, che ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960 dopo esserne stato colonia con la denominazione di Dahomey. Dopo una lunga fase di instabilità e di colpi di Stato, nel 1972 salì al potere il leader rivoluzionario Mathieu Kérékou, fondatore della Repubblica Popolare del Benin, che diede vita ad un governo di ispirazione marxista sotto la guida del Partito della Rivoluzione Popolare del Benin (Parti de la Révolution Populaire du Bénin, PRPB). Dopo l’abbandono del marxismo da parte di Kérékou, il Benin ha vissuto una fase di alternanza tra diversi raggruppamenti politici. Nel 1991, le elezioni pluripartitiche vennero vinte dal liberale Nicéphore Soglo, prima del temporaneo ritorno di Kérékou al potere nel 1996, questa volta sotto l’egida del Fronte d’Azione per il Rinnovamento e lo Sviluppo (Front d’action pour le renouveau et le développement, FARD-Alafia), formazione di ispirazione socialdemocratica.

Dal 2006, i principali protagonisti della politica beninese sono Thomas Yayi Boni, che ha occupato la presidenza per due mandati fino al 2016, e Patrice Talon, eletto per la prima volta nel 2016 e confermato alla guida del Paese nell’aprile del 2021. Inizialmente alleati, Yayi Boni e Talon sono diventati grandi rivali, trovandosi alla guida di due raggruppamenti contrapposti: il presidente Talon è sostenuto dall’Unione Progressista per il Rinnovamento (Union Progressiste pour le Renouveau) e dal Blocco Repubblicano (Bloc Républicain), mentre Yayi Boni gode dell’appoggio della formazione denominata I Democratici (Les Démocrates).

Secondo i risultati delle elezioni legislative dell’8 gennaio, la coalizione che sostiene il governo in carica ha ottenuto una netta maggioranza. Nello specifico, l’Unione Progressista ha confermato il suo primato con 53 seggi (37,56%), mentre il Blocco Repubblicano ha eletto 28 deputati (29,17%), permettendo alle forze che sostengono Talon di raggiungere una maggioranza di 81 scranni sui 109 che compongono l’emiciclo di Porto-Novo. I Democratici, invece, si sono fermati a quota 28 seggi (24,02%), dopo non aver partecipato alle elezioni del 2019. Gli altri partiti non hanno superato la soglia di sbarramento fissata al 10%. Le elezioni sono inoltre state caratterizzate da un’affluenza alle urne piuttosto bassa, pari al 38,66% degli aventi diritto.

Il voto di domenica, che si è svolto pacificamente, è stato un test per lo stato dell’Africa occidentale in cui Talon si è concentrato sullo sviluppo, ma i critici affermano che la democrazia si è costantemente erosa sotto il suo controllo”, si legge in un articolo pubblicato da Al Jazeera. In effetti, il governo di Talon ha subito diverse critiche provenienti soprattutto dalla stampa occidentale, ma questo si deve anche all’allontamento che il Benin ha operato nei confronti dell’ex potenza coloniale, la Francia. Mentre Yayi Boni viene percepito come marcatamente filo-occidentale, infatti, Talon ha tentato di imporre una linea meno dipendente dalle potenze occidentali e soprattutto dall’ex potenza coloniale francese: nel dicembre 2019, ha addirittura espulso dal Paese l’ambasciatore UE, il tedesco Oliver Nette, accusato di ingerenze in questioni di politica interna.

Tuttavia, la presidenza di Talon è stata caratterizzata anche da un’intensificazione delle riforme economiche di stampo liberista che avevano avuto inizio sotto il suo predecessore. Altre critiche hanno riguardato i trattamenti riservati ai partiti di opposizione. Come detto, nel 2019 le elezioni sono state precluse a tutte le forze politiche che non sostenevano il presidente, mentre nel corso degli anni non sono mancate le incarcerazioni di personaggi politici critici nei confronti di Talon. Nel dicembre 2021, il leader dell’opposizione Reckya Madougou è stato condannato a 20 anni di carcere con l’accusa di terrorismo. Frédéric Joël Aïvo – un altro leader dell’opposizione e accademico – è stato invece incarcerato per 10 anni per presunta cospirazione contro l’autorità dello Stato. Entrambi sono stati processati dalla Corte per i crimini economici e la repressione del terrorismo (CRIET), un tribunale creato appositamente da Talon nel 2016.

Dopo la pubblicazione del verdetto elettorale, Éric Houndété, leader dei Democratici, ha dichiarato che il suo partito “rifiuta questo risultato, che non riflette la volontà del popolo di fare del nostro partito la prima forza politica del nostro Paese“. Houndété ha anche affermato che cercherà di promuovere una legge di amnistia in parlamento per liberare i colleghi incarcerati e consentire il ritorno degli esiliati.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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