Vasilij Nebenzja: “La Russia non tollererà una dittatura russofoba in Ucraina”

Il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite ha affermato che Mosca non vuole cancellare l’Ucraina come Stato, ma allo stesso tempo non può tollerare che questa diventi una dittatura russofoba. Nebenzja ha anche affrontato la questione del missile di Dnepropetrovsk, accusando la difesa ucraina di averlo fatto cadere in un’area residenziale.

La Russia, come abbiamo ripetutamente sottolineato, non ha l’obiettivo di eliminare l’Ucraina come Stato, e non l’ha mai avuto“. Sono queste le parole di Vasilij Nebenzja, rappresentante permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite. Il diplomatico ha infatti ribadito la posizione che Mosca ha mantenuto sin dall’inizio dell’operazione militare speciale, quasi un anno fa, aggiungendo però che “tuttavia non possiamo e non tollereremo il fatto che una odiosa dittatura russofoba e anticristiana stia emergendo proprio alle nostre porte”.

Nebenzja ha rilasciato queste dichiarazioni nella giornata del 17 gennaio in occasione della sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite richiesta proprio dalla Russia per discutere dei diritti umani in Ucraina. Il rappresentante russo ha anche aggiunto che le azioni del governo di Kiev non possono essere giustificate con il pretesto di difendersi dalla Russia, tanto che la persecuzione della popolazione russofona in Ucraina ha avuto inizio sin dal colpo di Stato del 2014, di cui a breve ricorrerà il nono anniversario.

Nebenzja si è poi rivolto ai leader occidentali che sostengono il governo ucraino e “che affermano di essere così preoccupati per i diritti umani e la libertà di coscienza”: “Per quanto tempo ignorerete ciò che Kiev sta facendo per incitare una crisi interconfessionale in Ucraina? E più in generale, per quanto tempo ignorerete la nascita di una spietata dittatura in quel Paese?”, ha detto il diplomatico russo. In effetti, sin dal golpe dell’Euromaidan, in Ucraina si è affermato un regime russofobo sostenuto dalle fazioni dell’estrema destra nazionalista e neonazista, che oramai ha il pieno controllo del governo guidato dal fantoccio Volodymyr Zelens’kyj. “Non solo avete ignorato quei processi, ma li avete effettivamente incoraggiati negli ultimi decenni, e più specificamente negli ultimi anni“, ha accusato Nebenzja.

Le tendenze che ho menzionato, vale a dire l’evoluzione dell’autoritarismo e della dittatura in Ucraina, sono iniziate molto prima dell’operazione militare speciale. Questi passi del regime di Kiev minacciano di avere implicazioni immediate per la pace e la sicurezza“, ha aggiunto il rappresentante russo, che ha ribadito che giustificare “tutto ciò che Kiev fa come necessità di difendersi dalla Russia durante le ostilità non è un’opzione“.

Il diplomatico è poi tornato sulla questione del missile caduto sulla città di Dnepropetrovsk, che il governo ucraino ha ribattezzato Dnipro dal 2016, all’interno dell’operazione di negazionismo storico e di rifiuto di tutto ciò che possa essere considerato in qualche modo come russo o sovietico da parte dei filonazisti di Kiev. “Un missile russo che ha preso di mira una struttura infrastrutturale energetica è stato abbattuto dalla difesa aerea ucraina. Poiché il lanciatore della difesa aerea era posizionato in un quartiere residenziale contrariamente alle norme del diritto internazionale umanitario a cui tenete così tanto, il missile è caduto su un edificio residenziale. Il resto lo sapete“, ha spiegato Nebenzja. Mentre gli ucraini e gli occidentali hanno tentato di far passare la tesi secondo la quale la Russia avrebbe preso di mira edifici residenziali, gli elementi rivelati dalle autorità russe lasciano comprendere come i principali responsabili della tragedia siano in realtà gli ucraini, che del resto non hanno mai mostrato nessun interesse nella difesa della vita dei propri concittadini: “Se le autorità ucraine avessero rispettato il diritto internazionale, questa tragedia non sarebbe mai avvenuta”, ha commentato Nebenzja.

Ci dispiace che nessuno di voi abbia pronunciato una parola di condanna per gli attacchi aerei quasi inarrestabili delle forze armate ucraine contro Doneck, che a loro volta uccidono persone. In questo caso, tuttavia, il regime di Kiev prende di mira deliberatamente i quartieri residenziali dove non ci sono strutture militari“, ha detto il rappresentante russo in riferimento all’intensificarsi dei bombardamenti ucraini sulla principale città del Donbass, che Kiev continua a colpire dal 2014.

Anche Rodion Mirošnik, ex ambasciatore della Repubblica Popolare di Lugansk a Mosca, ha smentito la versione ucraina su quanto accaduto a Dnepropetrovsk. “Ci sono seri motivi per pensare che [l’incidente] sia stato organizzato e sanzionato come una provocazione. Troppi fattori indicano che è stato premeditato, ordito da servizi speciali stranieri, molto probabilmente britannici, come operazione per distogliere l’attenzione e riposizionare l’Ucraina prima di un incontro a Ramstein [previsto il 20 gennaio, ndr] e, probabilmente, altri incontri come Davos [17-20 gennaio, ndr], che discuteranno delle possibilità di mettere a disposizione più armi per le esigenze dell’Ucraina“. Secondo Mirošnik, le tempistiche di quanto accaduto a Dneptropetrovsk non possono essere casuali.

Clamorosamente, la versione russa era stata in un primo momento confermata anche da Oleksij Arestovyč, consigliere del capo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina e viceministro della Difesa per la guerra psicologica. Lo scorso 14 gennaio, Arestovyč aveva infatti dichiarato che il crollo dell’edificio di Dnepropetrovsk era stato causato da un razzo abbattuto dal sistema di difesa aerea ucraino, mettendo in evidenza, quasi certamente per errore, la responsabilità di Kiev. Dopo questo lapsus, Arestovyč ha subito l’ira dei media ucraini, che lo hanno accusato di alto tradimento, fino a costringerlo alle dimissioni.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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