Il Vietnam considerato come esempio internazionale nella lotta al coronavirus

Nonostante la sua vicinanza con la Cina, il Vietnam ha registrato ad oggi solamente sedici casi del nuovo coronavirus. Numerosi riconoscimenti internazionali sono arrivati nei confronti del governo di Hanoi.

HỒ CHÍ MINH CITY – Situato sull’estremità orientale di quella regione del mondo che in epoca coloniale veniva chiamata Indocina, il Vietnam confina a nord con la Cina, Paese con il quale intrattiene importanti legami economici e commerciali, nonostante la disputa che coinvolge i due governi riguardante la sovranità sugli arcipelaghi delle isole Paracelso e Spratly. Proprio per queste ragioni, il Vietnam è stato tra i primi Paesi a registrare casi del nuovo coronavirus (Covid-19) al di fuori della Cina, ma anche tra i primi a momentaneamente risolvere il problema.

Ad oggi, infatti, il Vietnam ha registrato solamente sedici casi ufficiali del nuovo coronavirus, e tutti i pazienti coinvolti sono stati dichiarati guariti, compresi un uomo di settantatré anni ed un bambino di tre mesi. Inoltre, da quasi tre settimane non vengono segnalati nuovi pazienti infetti, nonostante l’alto grado di allerta delle autorità locali circa il possibile riemergere del virus. Questi risultati sono figli della celerità e del decisionismo del governo centrale di Hanoi e dei Comitati del Popolo delle province che hanno registrato casi positivi, e sono valsi al Paese i riconoscimenti da parte delle autorità internazionali in materia sanitaria e non solo.

Il 28 febbraio, ad esempio, il primo quotidiano di Israele, Haaretz, ha pubblicato un’intervista a Rafi Kot, medico israeliano che da oltre trent’anni anni opera proprio in Vietnam, e vanta esperienze lavorative anche in Corea del Nord. Nonostante il virus sia emerso in un momento critico, quello del capodanno lunare, che come in Cina anche in Vietnam vede molti cittadini mettersi in viaggio, gli effetti nel Paese sono stati decisamente minori rispetto a quanto si pensava inizialmente. Kot ha sottolineato che è possibile che vi siano stati pazienti asintomatici che non sono stati registrati nel conto dei sedici infetti, tuttavia ha anche affermato che le misure prese dal governo vietnamita sono state celeri, dure ed adeguate per contenere l’espandersi della malattia.

Il Vietnam è stato insignito del titolo di Paese modello nella lotta al coronavirus anche dalle principali autorità internazionali. Funzionari ed esperti sanitari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno affermato che la rapida risposta del governo all’emergenza è stata cruciale nel contenere la crisi nella fase iniziale. Il dottor Park Ki-Dong, rappresentante dell’OMS in Vietnam, ha attribuito il successo alla “proattività e coerenza del governo durante la risposta“.

Tra i provvedimenti presi dal governo vietnamita, oltre alla chiusura di tutte le scuole e di tutte le attività sportive per oltre un mese, c’è stato quello dell’isolamento della città di Sơn Lôi, nella provincia di Vĩnh Phúc, situata nel nord del Paese, area nella quale sono stati registrati ben undici dei sedici casi di coronavirus. “Il paese ha attivato il suo sistema di risposta nella fase iniziale dell’epidemia, intensificando la sorveglianza, migliorando i test di laboratorio, garantendo la prevenzione e il controllo delle infezioni e la gestione dei casi nelle strutture sanitarie, un chiaro messaggio di comunicazione del rischio e una collaborazione multisettoriale“, ha affermato il dottor Park, intervistato da Al Jazeera.

Nonostante gli ottimi risultati raggiunti, il Vietnam non può ancora dirsi al sicuro, visto che il virus continua ad espandersi in diversi Paesi asiatici, e dunque potrebbe arrivare con una nuova ondata: “Se combattere il Covid-19 è stata una guerra, allora abbiamo vinto il primo round, ma non l’intera guerra, perché la situazione può essere molto imprevedibile”, ha prudentemente ricordato il vicepremier del governo vietnamita, Vũ Đức Đam. Gli ha fatto eco il viceministro della sanità, Nguyễn Thanh Long, che ha messo in evidenza come al momento non esista ancora una cura apposita per il nuovo coronavirus, che dunque non può dirsi sconfitto.

Il protocollo attuato dai medici vietnamiti prevede in primo luogo la cura dei sintomi, in particolare in caso di febbre alta. In secondo luogo, i pazienti sono sottoposti a una dieta rigorosa e nutriente. Infine, è necessario monitorare attentamente il livello di saturazione di ossigeno nel sangue dei pazienti.

Il governo guidato dal Partito Comunista ha poi preso importanti provvedimenti circa il traffico ed il commercio di animali selvatici, additato da molti come la causa della propagazione del nuovo coronavirus tra gli esseri umani. Il primo ministro Nguyễn Xuân Phúc (in foto) ha ordinato, sin dal 28 gennaio, il divieto di importare animali selvatici in Vietnam. Il Dipartimento per la protezione delle foreste ha inoltre vietato temporaneamente il trasporto di animali selvatici fuori dal Vietnam fino a nuovo avviso, secondo un documento ufficiale rilasciato due settimane fa.

Infine, il Vietnam ha momentaneamente sospeso l’emissione di visti per i viaggiatori provenienti dalla Corea del Sud, e prevede una quarantena di quattordici giorni per i viaggiatori provenienti da Italia ed Iran che desiderino entrare nel Paese.

Come il Vietnam, anche un altro Paese comunista si sta poi dimostrando all’avanguardia nella lotta al Covid-19: si tratta di Cuba, che, pur non essendo stata colpita dal nuovo coronavirus, è il Paese che ha messo a punto l’interferone alfa 2B, un farmaco inserito dalla Commissione Nazionale Sanitaria Cinese nella lista di quelli più efficienti per affrontare l’epidemia. Grazie alla collaborazione con L’Avana, la Cina si è dotata di uno stabilimento nella città di Changchun, in grado di produrre un farmaco identico a quello messo a punto dai cubani sin dal 25 gennaio. Nella ricerca per un farmaco specifico per il Covid-19, invece, si sta cimentando anche la Corea del Nord: le autorità di Pyongyang, che ufficialmente non hanno ancora dichiarato contagi all’interno del proprio Paese, hanno fatto sapere che i ricercatori locali stanno studiando il virus per trovare una cura.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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