Crescono le tensioni nelle acque libiche

Il numero crescente di potenze straniere che stanno intervenendo in maniera diretta nel conflitto libico non lascia presagire nulla di buono, aumentando le tensioni nella comunità internazionale ed il rischio di un conflitto armato su vasta scala. La soluzione dipenderà quasi sicuramente da Russia e Turchia.

La Germania ha recentemente confermato che nelle prossime settimane la marina tedesca invierà nel Mediterraneo la fregata Amburgo, al fine di presidiare le acque libiche nell’ambito della missione Irini, l’operazione aeronavale dell’Unione Europea per il monitoraggio dell’embargo dell’ONU sulle forniture di armi alle parti in conflitto in Libia. Finora, la partecipazione della Germania a Irini era limitata a un aereo da ricognizione P-3C Orion ed al personale distaccato presso il comando operativo della missione, che ha sede a Roma: l’invio della fregata Amburgo dimostra il crescente interesse di Berlino nei confronti dello scenario del Paese nordafricano, ed anche un cambiamento di prospettiva nei rapporti con la Turchia.

La missione Irini, guidata dal contrammiraglio italiano Fabio Agostini con il coinvolgimento di 23 Paesi, ha anche altri obiettivi oltre al controllo del traffico di armi: limitare le esportazioni illegali di petrolio libico, formare la famigerata guardia costiera libica ed arrestare le ondate migratorie attraverso il Mediterraneo. Inizialmente poco coinvolta nel programma e decisa a trovare una soluzione della questione libica con iniziative la Conferenza di Berlino organizzata lo scorso gennaio, la Germania ha dimostrato un interesse crescente nei confronti di Irini. Nel mese di giugno, il ministro degli esteri Heiko Maas ha affermato che la missione rappresenta “un esempio del potere politico dell’Unione”, creando i prodromi per il maggiore coinvolgimento del Paese.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare in un recente articolo, la Libia fa parte della vasta area del Mar Maditerraneo soggetta alle mire espansionistiche di Ankara. L’intervento militare turco ha infatti avuto un ruolo decisivo nel decidere momentaneamente l’esito del conflitto libico in favore del governo provvisorio guidato da Fayez al-Sarraj, e per fare questo la Turchia ha naturalmente dovuto violare l’embargo sulle armi deciso dalle Nazioni Unite contro la Libia. Il governo di Recep Tayyip Erdoğan ha inoltre tipulato un accordo con il governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale circa l’unificazione delle zone economiche esclusive (ZEE) dei due Paesi, suscitando le proteste di Grecia e Cipro, in quanto l’accordo bilaterale ignora provocatoriamente l’esistenza delle isole greche del Mar Egeo, violando i confini delle acque territoriali e delle ZEE di Atene e Nicosia.

Fino a questo momento, la Germania aveva deciso di mantenere un profilo basso nella disputa tra la Turchia ed alcuni Paesi dell’UE, visto che Grecia e Cipro hanno immediatamente ottenuto l’appoggio di altri stati, in particolare della Francia, che recentemente ha avuto non poche tensioni diplomatiche con il governo di Erdoğan, sfiorando anche lo scontro armato tra le marine dei due Paesi, dopo che la fregata francese Le Courbet, che operava nel Mediterraneo come parte dell’operazione NATO “Sea Guardian” tentò di ispezionare il carico della nave turca Cirkin. Al contrario, Berlino ha sempre tentato di mantenere relazioni amichevoli con Ankara, ospitando la più grande comunità turca in Europa: per questo motivo, un maggiore impegno tedesco nella missione Irini può essere considerato come un punto di svolta.

Un altro attore di grande importanza nello scenario libico è l’Egitto, i cui interessi sono diametralmente opposti a quelli della Turchia. Se l’intervento armato di Ankara ha permesso a Fayez al-Sarraj di estendere il proprio potere ad est, conquistando la città portuale di Sirte, la base navale di Al Jufra e l’accesso ai pozzi petroliferi della regione, Il Cairo vuole evitare un’ulteriore avanzata del governo di Tripoli. L’Egitto sostiene infatti il parlamento di Tobruk, nella Libia orientale, che fa capo a Khalifa Haftar, ed il 20 luglio il governo egiziano ha autorizzato l’invio di truppe armate sul territorio libico, al fine di combattere contro l’esercito di al-Sarraj (e quindi contro la Turchia), una prospettiva che potrebbe portare ad un conflitto su larga scala tra due degli eserciti più importanti della regione.

Al momento, la situazione libica resta alquanto instabile, ed i Paesi occidentali non si sono dimostrati in grado di porre fine al conflitto, nonostante le numerose iniziative intraprese da Francia, Germania ed Italia, spesso non coordinate fra loro. L’Egitto, unitamente agli Emirati Arabi Uniti, potrebbe decidere di passare presto all’offensiva militare al fine di sconfiggere al-Sarraj, visto come un uomo dei Fratelli Musulmani, i nemici giurati del governo di Abdel Fattah al-Sisi.

In questo clima che non lascia prospettare nulla di buono, l’iniziativa diplomatica della Russia datata 22 luglio rappresenta uno dei rari tentativi di raffreddare i bollenti spiriti: la dichiarazione congiunta russo-turca formulata in quella data, infatti, impegna le parti a “creare le condizioni per un cessate il fuoco duraturo e sostenibile” ed a promuovere il dialogo tra le parti coinvolte nel conflitto libico. Sebbene si tratti solo di una dichiarazione congiunta, questa assume un grande valore se si considera che Ankara e Mosca sostengono le due fazioni contrapposte, anche se già in passato la Turchia e la Russia avevano tentato di dare vita ad iniziative del genere, senza grandi risultati.

In conclusione, il conflitto libico, oltre a rappresentare una polveriera che potrebbe presto esplodere in un confronto armato su vasta scala, dimostra, congiuntamente al conflitto siriano, come l’influenza delle principali potenze europee in politica estera stia lentamente cedendo il passo a nuove potenze regionali e mondiali. L’esito della questione libica e soprattutto l’eventuale cessate il fuoco dipenderà più probabilmente da Ankara e da Mosca piuttosto che da Berlino, Parigi o Roma.

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.